I 400 colpi
Salvini Di Maio

Governo M5s-Lega: perché ora è meglio tornare al voto

Giunti dove siamo, con Conte dimezzato e la fiera resilienza del Quirinale deciso a difendere le sue prerogative, sarebbe meglio anticipare le urne. Non prima, però, di aver ritoccato il Rosatellum con una correzione che attribuisca un premio di maggioranza al partito vincitore.

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Per una giornata intera sembrava che tutte le università del mondo si fossero fermate per andare a frugare negli archivi tracce della presenza del professor Giuseppe Conte nelle loro aule. Lo scoop, quello che poi ha ingenerato l’effetto domino, lo aveva fatto il New York Times, sicuramente perché i suoi giornalisti sono più bravi e svegli dei colleghi italiani, o forse perché da qualcuno è arrivata l’imbeccata giusta.

TUTTI CONCENTRATI SULLE MANOVRE DI PALAZZO. Siamo talmente concentrati sulle manovre italiane, le alzate di sopracciglio del Colle, gli sternuti di Di Maio, le dirette Facebook di Salvini dai tetti della città eterna, che ci dimentichiamo di quel che ci sta intorno. Per esempio: come si muovono gli americani di fronte all’ipotesi che un regime sovranista governi la sesta o al settima potenza industriale del mondo? Sono plaudenti come fa Steve Bannon che, intervistato da La Stampa, vede nelle vicissitudini italiane il grimaldello per disfarsi della vecchia Europa dei burocrati? Oppure si preoccupano del fatto che uno dei contraenti dell’intesa giallo-verde è un fervente ammiratore di Putin? Ah, saperlo.

A guardare i sondaggi, rispetto alle elezioni del 4 marzo i pentastellati stanno tenendo le posizioni, i leghisti sono in prorompente ascesa

Intanto ci si gode lo spettacolo dell’impiccionatura, così l’ha chiamata il leader dei grillini, del candidato premier scelto ad escludendum dopo laboriosa trattativa tra le parti basata sul bislacco ma necessario presupposto che per il gioco dei veti contrapposti nessuno dei due vincitori delle elezioni poteva sedersi a Palazzo Chigi. Sono passati quasi 80 giorni dal voto di marzo, e in questa continua ammuina sembra non sia successo niente. E invece in neanche tre mesi sono successe un sacco di cose. Il Pd è imploso, la sua surreale assemblea nazionale ha confermato la masochistica e irrefrenabile tendenza al facciamoci del male. Più o meno in contemporanea, c’è stato il tardivo e un po’ patetico pentimento di Berlusconi che ha detronizzato Salvini dal ruolo di capo della coalizione nel momento in cui il Carroccio vola nei sondaggi e sul campo (Val d’Aosta docet) e Forza Italia si sfarina dietro le sontuose gaffe del suo mentore.

LA DIFFICILE ALLEANZA TRA LEGA E M5S. Davvero, giunti dove siamo, col Conte dimezzato e la fiera resilienza del Quirinale deciso a difendere le sue prerogative, sarebbe meglio tornare in fretta a votare. Non con una nuova legge elettorale che manderebbe i tempi alle Calende, ma con una correzione del Rosatellum che attribuisca un premio di maggioranza al partito vincitore. Lo so che a questo punto si aprirebbe il ponderoso dilemma se premiare il singolo o la coalizione ma a entrambi, pentastellati e leghisti, converrebbe giocarsi l’azzardo a far propria l’intera posta. A guardare i sondaggi, rispetto alle elezioni del 4 marzo i primi stanno tenendo le posizioni, i secondi sono in prorompente ascesa. Abbiamo visto che governare insieme, a cominciare dalla designazione del premier, è una fatica di Sisifo, e dopo l’inciampo Conte, e quello non meno grosso di Savona all’Economia, ce ne sono altri mille disseminati sul percorso. Il Quirinale, invece che prendere tempo nella speranza che i due soggetti rinsaviscano e trovino l’accordo su un premier politico, potrebbe riaccarezzare l’idea di elezioni in autunno.

23 Maggio Mag 2018 0911 23 maggio 2018
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