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Il futuro del Pd
Viola Carofalo Portavoce Di Potere Al Popolo Durante La Presentazione Della Lista Al Cinema Modernissimo Di Napoli Il 14 Gennaio 2018
Politica
25 Maggio Mag 2018 0800 25 maggio 2018

Viola Carofalo, la crisi del centrosinistra e la sfida di Potere al Popolo

L'avanzata di Lega e M5s. Le responsabilità del Pd. La crisi della sinistra. Ma anche l'alternativa che parte dal basso e dai territori. La portavoce di Pap a Lettera43.it. 

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«Perché la sinistra sta scomparendo?». Un attimo di silenzio, poi sorride. Domanda mal posta: «Se stiamo parlando del Pd, la parola sinistra non ha più senso. Meglio chiedersi che fine ha fatto chi sta facendo opposizione». Non ha dubbi Viola Carofalo, capo politico di Potere al Popolo, movimento che dopo l'1% incassato alle ultime Politiche si prepara alla sua seconda Assemblea nazionale, il 26 e il 27 maggio a Napoli.

IN CERCA DI UN'ALTERNATIVA. Se è vero che i dem stanno vivendo una crisi profonda, per usare un eufemismo, e LeU - che il 26 maggio si riunirà a Roma in un'assemblea nazionale - non ha dato finora grandi segnali di vitalità, Potere al Popolo dal 4 marzo di lavoro ne ha fatto. Proprio in quei «territori» che i dem promettono di voler riconquistare per ripartire. «Ambulatori, case del popolo, centri anti-sfratto», spiega a L43 Carofalo, «piccole cose, si dirà. Però concrete, ci fanno riconoscere e avvicinare dalle persone. Questi mesi sono andati molto bene. Pur non avendo una rappresentanza in parlamento, il lavoro politico è andato avanti come un treno. Non vedo altri punti da cui ripartire, quale è l'alternativa?».

Viola Carofalo, portavoce di Potere al Popolo.

DOMANDA. Soprattutto davanti a un futuro governo Lega-M5s che si annuncia come l'esecutivo più di destra della storia della Repubblica.
RISPOSTA. Non mi riconosco nel Pd così come non mi riconosco nei 5 stelle e in Salvini. Sono due proposte, due orizzonti antipopolari.

D. Partiamo dal centrosinistra...
R. Il centrosinistra che abbiamo conosciuto in questi anni non ha saputo parlare alle persone. Né come linguaggio, né come contenuti. Ha abbandonato completamente la questione sociale, il welfare, portando avanti proposte ultraliberiste. In quello che vedo non c'è nulla della sinistra.

D. Ora tra i dem il mantra è diventato: ripartiamo dai circoli e dai territori. Che ne pensa?
R. E che ci fai nei circoli? Quando hai abdicato a ogni intervento sociale e di conflitto e sei diventato solo istituzione, che li apri a fare? Per leggerci il giornale?

D. Non è possibile recuperare nulla da quell'esperienza?
R. No, nulla. L'unico problema che hanno è scegliere tra Renzi o Martina. Spero che si consumi completamente. Per ripartire bisogna spargere sale...

D. Molti elettori di sinistra delusi hanno votato M5s.
R. Chi ha votato M5s, ma anche Lega, è stato spinto da uno spirito antisistema, e ha creduto a chi prometteva di attaccare i potenti, la Casta. È sufficiente vedere la figura di Giuseppe Conte o la lista di possibili ministri per rendersi conto che la promessa di cambiamento resterà tale. Il Movimento 5 stelle ha rubato solo la forma della sinistra storica.

D. In che senso?
R. Basta vedere il contratto che hanno firmato con la Lega. Si prenda la flat tax, una misura assolutamente iniqua. Così come la riforma della giustizia. Hanno fatto credere che il problema del Paese fossero la sicurezza e i migranti.

D. Il M5s però è un partito fluido...
R. Sarà anche fluido, ma aver assecondato Salvini non solo è grave ma dice qualcosa sul M5s.

D. Cosa?
R. Faccio un esempio. C'è chi crede che la flat tax sia equilibrata dal reddito di cittadinanza. Quello che vorrei sapere io è dove pensano di prendere i soldi per realizzarlo: non certo dai ricchi che saranno detassati. E allora da chi? Semplice: dalle classi popolari. Il tema della sicurezza e la flat tax indicano una scelta di campo chiarissima da parte dei Cinque stelle.

La gestione del centrosinistra ha causato un moto di sdegno. Molti piddini o persone di sinistra radicale hanno votato M5s per rifiuto. Per ripartire va immaginata una tabula rasa

D. C'è chi sostiene che il fronte anti-Renzi e quello del No al referendum abbiano in qualche misura reso possibile il successo di M5s e Lega.
R. Se il fronte del No è responsabile di aver disvelato la natura ultraliberista del centrosinistra sono felice. Aver causato questo danno non mi dispiace per nulla. A essere responsabile del boom del populismo non è chi ha detto no, ma chi ha proposto quel referendum. È stata la gestione del centrosinistra ad aver causato un moto di sdegno. Ripeto, molti piddini o persone di sinistra radicale hanno votato M5s come rifiuto. Per ripartire occorre immaginare una tabula rasa.

D. Un'impresa difficile.
R. A me piacerebbe contare su una base di partenza. Ma non esiste. C'è chi dice che l'1% che abbiamo preso è troppo poco, che un ambulatorio, un centro anti-sfratto sono cose troppo piccole. Tutto vero. Ma ricordo anche siamo nati nell'emergenza, senza soldi e ci siamo organizzati in pochi mesi.

D. Con LeU è possibile immaginare un dialogo?
R. Sui militanti non ho nulla da dire, immagino che abbiano visto in LeU un'alternativa. La Base è variegata, non si può generalizzare. La classe dirigente invece non ci somiglia per niente. Prima e dopo il 4 marzo hanno fatto scelte chiare, e scelto un'opzione politicista.

D. All'assemblea nazionale di Pap del 26 e 27 maggio cosa accadrà?
R. È la seconda che organizziamo. La prima si è tenuta il 18 marzo e la partecipazione è stata altissima. Parleremo del modello da darci, di statuto, di piattaforme web. Punti fermi resteranno la centralità dei territori, delle assemblee, il mutualismo nell'organizzazione delle lotte e nella risposta ai bisogni immediati. E l'organizzazione orizzontale del movimento nel rispetto delle differenze territoriali. Lo abbiamo già sperimentato con la scelta dei candidati che sono stati espressi dai collegi.

D. Resterete un movimento?
R. Siamo un'organizzazione plurale, con al suo interno varie anime: dalle associazioni ai partiti. Immagino una realtà leggera, non troppo burocratizzata.

D. Organizzazione orizzontale, piattaforma web, presenza nei territori. Anche il M5s delle origini diceva le stesse cose.
R. Sì, però noi le abbiamo fatte veramente. Per noi sono pratiche virtuose, appartenevano ai collettivi e alle realtà che sono confluiti in PaP. Siamo già così, ora si tratta solo di mettere ordine. Non ci siamo inventati nulla.

Il Sud da sempre è stato tenuto in secondo piano. Una situazione non intercettata dal cambiamento promesso dal contratto di governo dove il Mezzogiorno è praticamente assente. Detto questo, Napoli sta vivendo una svolta

D. L'assemblea di terrà all'ex Opg Je so' Pazzo, a Napoli, dove è nato tutto. In questi anni la città pare stia rinascendo, anche a livello culturale. È così?
R. Napoli e il Sud da sempre sono stati tenuti in secondo piano, oscurati. Una situazione non intercettata dal contratto di "cambiamento" dove il Mezzogiorno è praticamente assente. Detto questo, Napoli sta vivendo una svolta. Ci sono esperienze importanti, rese possibili dai movimenti sociali e dall'amministrazione. Perché il rinnovamento culturale e quello politico vanno di pari passo.

D. Ma?
R. Ma non è un paradiso, anzi. I problemi restano. La verità è che al Sud si continua a campare male. Coi riconoscimenti importanti, come al film di Garrone acclamato a Cannes, non si mangia. Non ci si può dimenticare la realtà dei fatti che è drammatica. Poi è vero, chi torna a Napoli dopo parecchio tempo nota la differenza. Ma attenzione, i problemi della sanità, della scuola e del lavoro non si risolvono solo col turismo. Sono orgogliosa certo, mi piace vedere la ripresa. Ma sono anche cauta: la paura è che sotto tutto questo non si veda il resto.

D. Che non è un film...
R. Che è un brutto film.

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