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28 Maggio Mag 2018 1445 28 maggio 2018

Mattarella e la crisi politica sui social, dove tutti sono costituzionalisti

Minacce e solidarietà al presidente della Repubblica. Ma soprattutto la frattura in due fazioni introdotte da rispettivi hastag sull'infantile-delirante: #iostoconmattarella e #mattarelladimettiti. Ed ecco gli italiani riscoprirsi prontamente conoscitori della Carta.

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Questo non è un Paese normale, non è neanche un Paese anormale e non è neanche un Paese. È un manicomio senza pareti, un circo permanente il cui tendone copre l'intero Paese (che non c'è). Dopo il gran rifiuto di Mattarella sul maturo economista Paolo Savona, mossa per alcuni azzardata, per altri tempestiva, parte a suon di barriti la carica degli elefanti, il circo Italia si spacca in due fazioni introdotte da rispettivi hastag sull'infantile-delirante: #iostoconmattarella e #mattarelladimettiti.

SUI SOCIAL TUTTI COSTITUZIONALISTI. Fedeli alla regola che li vuole tutti commissari tecnici, teologi, astronauti, cuochi, cineasti, però da salotto e da tastiera, ecco gli italiani riscoprirsi prontamente costituzionalisti degni d'un dottor Sottile: gente che la Costituzione non l'ha mai tenuta in mano, men che meno durante un esame di Diritto costituzionale, si sbudella nell'esegesi dell'ormai famigerata Parte II Titolo III, Sezione I, art. 92, ma quel «nomina», riferito al presidente del Consiglio, «e, su proposta di questo, i ministri», significa che deve limitarsi a ratificare questi ultimi oppure che è sua facoltà segarli? E la discussione accademica di alto profilo scade subito a livello insulti da cesso dell'autostrada.

La Costituzione commentata con toni da ultrà

Nessuno resta immune dalla febbre costituzionale, nessuno rinuncia ai distaccati, pacati, toni ultrà. Apre le danze l'attore Claudio Amendola con un cinguettio da curva sud: «C'è solo un Presidente»; le risposte che riceve a corredo sembrano uscite da un pub gonfio di hooligans. Ovunque svolazzano insulti da taverna (ogni riferimento è puramente casuale), i «taci coglione», «ti aspetto sotto casa», e il sempreverde «sei una merda» si mescolano a struggenti ingiunzioni d'altri tempi, forse vergate da gente coi capelli all'umberta e i baffi a manubrio: «Si vergogni!», «Lei non sa di cosa parla, amico mio!», e t'aspetti il tweettino di una sfida all'alba dietro il convento delle carmelitane scalze, poffarbacco.

LA SEQUELA DI INSULTI A MATTARELLA. Tra i più scatenati, per forza di cose, gli economisti, molti “di servizio”, come li chiamava Giovanni Sartori, qualcuno anche della domenica; ma si difendono benone i giornalisti e, questo va pur detto, le giornaliste, con largo ricorso al fallo di reazione: «E questo chi §@°#* sarebbe? Da dove c**** è uscito?». Il c**** come significato e significante, ma soprattutto lubrificato e lubrificante polemico. Vengono fuori cose incredibili, a livello del Popeye di Segar: «Tacete, massa di derfricienti (sic!), puah a tutti voi, «desso vengo lì e vi uccido a morte!». E quindi gli spiritosi, i sarcastici, gli indignati in servizio permanente effettivo, in Rete si frantumano mucose, si spappolano setti nasali, modello sor Brega, ma soprattutto si sbriciolano amicizie e finanche amori storici, più delle corna potè, suo malgrado, il capo dello Stato. A pensare alla solita promessa da presidente, che si tramanda di presidente in presidente - «Sarò il presidente di tutti gli italiani» - c'è da mettersi a piangere, ma con molta dignità.

Alle corte, le posizioni sono due: se sei degli #iosonomattarella sei un traditore della sovranità popolare, se viaggi col #mattarelladimettiti, sei un sovranista

Alle corte, le posizioni sono due: se sei degli #iosonomattarella sei un traditore della sovranità popolare, uno sgherro dei poteri forti, un brontosauro burocrate e, naturalmente, un traditore della Costituzione; se stai con Savona e, per traslazione, col «governo del cambiamento» (tramontato il quale, i due propulsori han subito ripreso a randellarsi di parole, pensa un po' che convinzione, e che prospettive), insomma se viaggi col #mattarelladimettiti, sei un sovranista, un irresponsabile, un terrorista, un euroscettico (e questa è proprio la vergogna definitiva) e, naturalmente, un traditore della Costituzione. Non se ne esce. Nessuno vuole uscirne.

L'eterna maledizione italiana: dividersi in guelfi e ghibellini, a loro volta serparati in casa

E siamo sempre lì, tra guelfi e ghibellini (a loro volta frantumanti tra bianchi e neri, bianchi più bianchi e neri ma quelli veri, correnti, ali di correnti, frange di ali di correnti...). Galeotta fu la Carta e chi la scrisse, e, soprattutto chi l'applicò. Certo, però, che uno tutto si sarebbe aspettato nella vita, mai di vedersi scannare e annazzare per un titolo costituzionale, questa ancora mancava: neanche Kossiga riuscì a dividere a tal punto. Proprio vero, che la politica è stata fatta per far litigare gli uomini e che, a questo mondo, il 99% delle cose è politica; a peggiorare tutto ci si mette la Rete, perché la passione avvelenerà pure la gente, ma il propellente sono gli stramaledetti social, dove tutto si sa, vale a dire avviene, in diretta e allo stesso tempo viene commentato.

LA CAMPAGNA ELETTORALE È GIÀ COMINCIATA. E siccome «in Rete vince chi urla più forte», e una discussione civile non la puoi fare a colpi di telegramma su Twitter, men che meno su sottigliezze giuridiche, va a finire che tutti vogliono urlare più forte e nessuno si prende più la briga di ragionare, o, al limite, di tacere, che non è peccato. Al contrario, si fa il tour della furia che non risparmia neppure qualche innocente vignetta, subito travisata, stravolta, strumentalizzata. «Io son quel che ho insultato». Ed è solo l'inizio. L'inizio di cosa? Oh bella, della campagna elettorale. Mamma mia, here we go again. A pensare a cosa ci aspetta nelle prossime settimane, vien da barricarsi in casa, staccare tutto e non farsi più trovare, neanche da Domineiddio, fino a che tutto non sarà compiuto, in un modo o nell'altro. #iostopercontomio.

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