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Politica
28 Maggio Mag 2018 0958 28 maggio 2018

Chi sono i ministri bocciati dal Quirinale prima di Paolo Savona

Il primo caso conosciuto è quello di Darida nel 1979: Pertini non lo voleva alla Difesa. Tutte le altre volte il problema è stato il Guardasigilli: Cesare Previti, Bobo Maroni e Nicola Gratteri i nomi sgraditi.

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La scelta del presidente della Repubblica Sergio Mattarella di rifiutare l'indicazione di Paolo Savona come ministro dell'Economia non è un inedito nella storia della Repubblica. Ci sono almeno quattro casi in cui il capo dello Stato ha chiesto (e ottenuto) che un ministro proposto dal Presidente del consiglio incaricato fosse sostituito con un nome a lui più gradito (leggi anche: Cos'è lo spread e cosa succede a debito, mutui, famiglie e imprese).

1. No a Clelio Darida ministro della Difesa

Nel 1979 il premier incaricato, Francesco Cossiga, dovette cambiare il ministro della Difesa, per cui lui aveva pensato al nome di Clelio Darida, sindaco di Roma dal 1969 al 1976 e non gradito all'allora presidente Sandro Pertini. Conosciamo questo precedente perché è stato lo stesso Cossiga a rivelarlo.

2. No a Cesare Previti ministro della Giustizia

Il secondo caso è quello più noto al pubblico italiano, sicuramente a chi ha più di 30 anni. Quando Silvio Berlusconi vinse le elezioni del 1994, la sua idea era quella di portare al ministero della Giustizia il suo avvocato, Cesare Previti. Previti, per altro, noto per il suo carattere aspro, durante la campagna elettorale pronunciò una frase – quando vinceremo le elezioni non faremo prigionieri – che fu oggetto di violenti polemiche. Ad ogni modo Previti al governo ci andò comunque, come ministro della Difesa, mentre il più mite (e senza conflitti d'interesse) Alfredo Biondi fu nominato Guardasigilli.

3. No a Bobo Maroni ministro della Giustizia

Su Via Arenula, comunque, Berlusconi inciampò una seconda volta nel 2001 quando pensava al leghista Bobo Maroni. Maroni non era avvocato in funzione e, notoriamente, non ha mai usato toni forti. C'era un problema però: nel 1996 la Procura di Verona spedì la polizia a perquisire la sede di Via Bellerio, per un'inchiesta sulle Guardie Padane. Maroni fu tra quelli che si opposero all'ingresso dei poliziotti, ci furono degli scontri, sono celebri le immagini del leader leghista portato via in barella, immobilizzato, dopo una collutazione. Nel 2001 Maroni era ancora sotto processo per resistenza a pubblico ufficiale. Una posizione che secondo l'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi sconsigliava la sua nomina a ministro della Giustizia. Al suo posto, allora, andò Roberto Castelli. A raccontare del veto fu, in quel caso, Umberto Bossi.

4. No a Nicola Gratteri ministro della Giustizia

Incidente simile anche per Matteo Renzi nel 2014, quando al Quirinale sedeva Giorgio Napolitano. Il segretario del Pd entrò dal presidente della Repubblica con Nicola Gratteri, pubblico ministero in servizio, alla casella di ministro della Giustizia. Lo sappiamo perché i giornalisti inquadrarono un foglietto all'uscita, contenente proprio il nome di Gratteri con, accanto, la scritta “magistrato in servizio” che fu, a quanto pare, il rilievo che ne impediva la nomina. Questo spiega anche il famoso tweet che Renzi spedì quando ancora non era uscito dalla stanza - “arrivo, arrivo” - e che annunciava il suo ritardo: bisognava cambiare un ministro sgradito al presidente della Repubblica. La stessa cosa che, questa volta, il leader della Lega Matteo Salvini non ha voluto fare.

Il caso Pella nel discorso di Dogliani

C'è poi un quinto caso, che non riguarda i ministri, ma il presidente del Consiglio. Lo ha ricordato lo stesso Mattarella nel discorso di Dogliani dell'11 maggio. Luigi Einaudi, dopo le elezioni del 1953, e dopo che Luigi De Gasperi non riuscì a ottenere la fiducia delle Camere, scelse in autonomia di nominare un presidente del consiglio non indicato dal partito di maggioranza, la Democrazia Cristiana. Nacque così il governo Pella. Chissà se, lo scorso 11 maggio, Mattarella aveva già in mente il nome di Cottarelli come novello Pella.

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