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Politica
30 Maggio Mag 2018 0800 30 maggio 2018

Perché lo scontro fra Mattarella e Lega-M5s passa dal linguaggio

Il capo dello Stato didascalico, formale, sillogistico. Giallo-verdi impulsivi, dirompenti, quasi rivoluzionari. Due codici linguistici opposti che hanno influito sulla rottura. L'analisi degli esperti Velardi e Amadori a L43.

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Lo sa bene chi gioca a risiko. La difesa non paga quanto l'attacco. Soprattutto a lungo andare. Ed è questo il punto in cui siamo. Muro contro muro tra un presidente della Repubblica chiamato a difendere lo status quo e le cosiddette "forze del cambiamento" pronte a travolgere chiunque si ponga sul loro cammino. Un dialogo tra sordi. Anzi, a dirla tutta, il confronto impossibile tra chi parla lingue diverse (leggi anche: Salvini oscura tutti, anche Mattarella). Claudio Velardi, professore di lobbying e comunicazione politica alla Luiss e a lungo spin doctor di Massimo D'Alema, spiega a Lettera43.it: «È talmente marcata la differenza nei codici linguistici tra le due parti che gli incontri hanno avuto un esito inedito».

MATTARELLA HA SBUGIARDATO DI MAIO. E spiega: «A mia memoria non è mai avvenuto che la presidenza della Repubblica si sia trovata costretta a sbugiardare con una nota ufficiale il capo politico del primo partito d'Italia». Velardi si riferisce al momento in cui il Quirinale ha smentito Luigi Di Maio che riferiva in tivù di aver proposto di Bagnai e Siri come alternativa al nome di Savona al ministero dell'Economia. «Da una parte abbiamo la pesantezza e il rigore linguistico dell'establishment abituato a pesare ogni parola e dall'altra chi è abituato a parlare con leggerezza con il solo fine di scaldare il proprio elettorato contro chi detiene il potere», dice il professore.

Ma in che lingua è scritto il contratto di Lega e M5s?

Adesso, però, secondo Antonelli ci sarebbe un passaggio ulteriore verso l'antilingua di cui parlava lo scrittore Italo Calvino. Cosa è l'antilingua? In un articolo pubblicato da Il Giorno nel 1965, Italo Calvino la racconta così: L'ARTICOLO DI CALVINO.Il brigadiere è davanti alla macchina da scrivere.

Mattarella vuole presidiare quell'equilibrio che M5s e Lega puntano a scardinare

Il linguaggio non va mai sottovalutato, specie in politica: è specchio e motore di pulsioni primarie. Secondo Alessandro Amadori, sondaggista, docente di psicologia, comunicazione e leadership politica alla Cattolica di Milano, siamo di fronte a una cesura storica e al ritorno della dialettica hegeliana e marxiana che ha caratterizzato le grandi rivoluzioni del Novecento. Ci sono forze che vogliono rompere un equilibrio che dura da almeno mezzo secolo e che coinvolge un intero continente; e poi ci sono le forze che lo vogliono preservare.

«DUELLO EROICO TRA FREDDEZZA E CALORE». «L'Italia oggi è l'epicentro di questo scontro e la differenza di prospettiva storica corrisponde una differenza di linguaggio. Da una parte c'è l'eloquio di Sergio Mattarella, didascalico e formale con ampio ricorso al sillogismo, dall'altra quello impulsivo e dirompente al limite del rivoluzionario di Lega e Movimento 5 stelle. Ognuno fa consapevolmente la propria parte: il presidente della Repubblica è stato scelto proprio per presidiare quell'equilibrio che la nuova maggioranza vuole scardinare. È un duello eroico: la freddezza delle istituzioni consolidate contro il calore di chi cerca la rottura».

Di Maio e Salvini stanno cercando di scrivere la Storia. E lo stesso sta facendo Mattarella. Un grande conflitto, ma la posta in gioco l'hanno capita bene solo i protagonisti

Alessandro Amadori, docente di psicologia, comunicazione e leadership politica

Il professore sottolinea come non bisogna parlare di forze anti-sistema, ma di movimenti che aspirano a entrare nel sistema, «proprio come ha fatto Donald Trump negli stati Uniti: andare al governo per usarlo come leva di meccanismi internazionali ormai, da un certo punto di vista, incancreniti». Per Amadori «Di Maio e Salvini stanno cercando di scrivere la Storia. E lo stesso sta facendo Mattarella. È in scena un grande conflitto, ma la posta in gioco l'hanno capita bene solo i protagonisti, soprattutto Mattarella. Non si tratta di garbo istituzionale, qui. È in gioco la Storia, non sappiamo come finirà».

«VINCERÀ IL LINGUAGGIO DELLA RETE». Velardi non è meno netto. Ma non può esimersi dal notare che «la Lega ha un linguaggio più solido perché più legato a una storia e un territorio che Salvini conosce bene. Di Maio, che sa solo sommariamente chi è il suo popolo di riferimento, è più vago e ondivago, ma il risultato non cambia. Nell'epoca dei social l'analisi, il confronto e il contradditorio sono retaggi del passato. Ma si dovrà trovare una specie di sintesi, un punto di convergenza tra il linguaggio istituzionale e quello della Rete». Lo spin doctor ci scommette: sarà il linguaggio pesato dell'establishment a dover fare un passo indietro. Perché «la rivoluzione è già in atto. E non si può fermare».

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