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1 Giugno Giu 2018 1601 01 giugno 2018

Quanto potere avrà Paolo Savona sull'Europa?

Potrà controllare i negoziati e l'agenda. E dire la sua sulla scelta dei funzionari nelle istituzioni Ue. Ma in passato solo un suo predecessore ha fatto la differenza. Ed è l'attuale ministro degli Esteri.

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da Bruxelles

Quanto potere può avere Paolo Savona come ministro degli Affari europei? L'economista su cui il presidente Sergio Mattarella ha posto il veto per un incarico al Tesoro perché teorico di un piano per l'uscita dalla moneta unica è diventato il responsabile del ministero che si occupa del coordinamento di tutti i dossier che hanno a che fare con l'Unione europea. Ma quale sarà il suo effettivo potere è ancora tutto da capire ed è uno dei nodi chiave per comprendere che tipo di rapporto il governo Conte avrà con Bruxelles.

IL RUOLO CENTRALE DEL CONSIGLIO AFFARI GENERALI. Sulla carta l'influenza che Savona potrebbe avere sui dossier che si negoziano nella capitale europea è davvero molto ampia. Il ministro degli Affari europei partecipa infatti al Consiglio affari generali cioè la formazione chiave del Consiglio Ue che si tiene una volta al mese, quella che ha il compito «di garantire la coerenza dei lavori di tutte le formazioni» e che «prepara e assicura il seguito delle riunioni del Consiglio europeo (la riunione dei capi di Stato o di governo degli Stati membri dell'Ue)». In un posto come Bruxelles, dove la definizione delle agende è politicamente cruciale e dove ogni parola di un accordo ha un peso specifico, significa detenere un potere significativo. In più, il Consiglio affari generali è direttamente responsabile di «questioni trasversali» come l'assetto istituzionale dell'Ue, la politica di coesione - cioè tutti i fondi regionali europei - e soprattutto l'adozione del bilancio europeo, che in questo caso significa anche le trattative sui tagli alla politica agricola comune e ai fondi strutturali e i negoziati sui nuovi finanziamenti per le politiche migratorie, i controlli alle frontiere e i progetti di difesa comune.

LO SPOIL SYSTEM PER LA PROSSIMA COMMISSIONE. In generale, passano per il Consiglio affari generali tutti i dossier non specifici: è il caso della Brexit e anche per esempio della ricollocazione delle agenzie come l'Ema e l'Eba. E, mancando pochi mesi alle elezioni europee con il sistema dello spoil system degli incarichi che viaggia a pieno ritmo, a Savona potrebbero essere anche affidati i negoziati per la scelta del nostro Commissario e dei funzionari italiani all'interno della futura Commissione europea.

Un estratto de "I cinque no che potremmo dire in Europa", l'intervento scritto da Enzo Moavero Milanesi il 7 maggio sul Corriere.

Per svolgere appieno questo ruolo, il ministro per le Politiche europee dovrebbe anche essere il primo referente della Rappresentanza permanente a Bruxelles che coordina i nostri diplomatici e i funzionari specializzati sui diversi dossier, dal commercio agli affari sociali, dagli affari economici alla Brexit. La rappresentanza è guidata dal rappresentante permanente, nel nostro caso l'ambasciatore Maurizio Massari, che partecipa alle riunioni settimanali con i rappresentanti degli altri Stati sui dossier di economia e finanza, affari esteri, affari generali e giustizia e affari interni e che infatti, in caso di assenza del ministro per gli Affari europei, ne prende il posto al Consiglio affari generali. Il suo vice invece partecipa agli incontri settimanali su tutti gli altri argomenti trattati dal Consiglio, dall'istruzione ai trasporti e telecomunicazioni, con l'eccezione di difesa e sicurezza di cui si occupa un comitato ad hoc. E questi sono solo i principali comitati che lavorano all'interno del Consiglio. Nell'ultimo governo, il ruolo di coordinamento delle politiche europee era stato affidato al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Sandro Gozi; Matteo Renzi, cioè, aveva voluto tenere la competenza sotto il cappello di Palazzo Chigi senza creare un ministero ad hoc. A Bruxelles del resto non si ricorda un ministro agli Affari europei che contasse davvero politicamente nei governi italiani. Tranne in un caso. Quando a ricoprire l'incarico fu Enzo Moavero Milanesi, cioè l'attuale ministro degli Esteri.

IL MINISTRO CHE HA CONTATO DAVVERO. Con studi al Collegio di Bruges, un passato da capo di gabinetto del commissario Monti e giudice del tribunale di primo grado della Corte Ue, Moavero è conosciuto e apprezzato nella Capitale europea. Ha conoscenze a tutti i livelli dell'amministrazione e della politica. Chi lo ha visto all'opera ne ricorda la competenza e l'abilità nel fare l'interesse di Roma. Si ricorda per esempio come riuscisse a scrivere i decreti in modo tale da evitare a Roma il maggior numero di procedure di infrazione di Bruxelles. Milanesi poteva permettersi di esercitare con forza i suoi poteri di controllo e la sua presenza in Europa era costante. Forse anche perchè il suo collega alla Farnesina era in quel momento il debole Giulio Terzi. Savona viene invece da tutt'altro background, ben più inserito negli ingranaggi dell'industria statale o parastatale romana che nei meccanismi diplomatici, politici e negoziali europei. E ha al suo fianco il più ingombrante dei ministri degli Esteri, da questo punto di vista. Quanto spazio gli verrà lasciato o quanto se ne prenderà. visto il carattere determinato dell'uomo, è ancora da capire. E dipende da molti fattori, non da ultimo dal ruolo che Luigi Di Maio e Matteo Salvini daranno all'uno e all'altro nella loro partita al governo.

QUEI CINQUE "NO" DI MOAVERO MILANESI. Per un possibile coordinamento tra i due ministri si potrebbe partire dall'intervento di Moavero Milanesi sul Corriere della Sera del 7 maggio, un editoriale in cui elencava cinque no da dire all'Europa e che dall'Unione bancaria al nuovo bilancio potrebbero trovare Savona perfettamente allineato. Ma su altri nodi, dal rapporto con la Russia alle politiche commerciali, le scelte concrete potrebbero variare di molto. C'è poi anche l'evenienza che a subire un eventuale protagonismo di Savona sia il ministro dell'Economia e delle Finanze Giovanni Tria. Il ruolo del primo all'interno della macchina del Consiglio Ue potrebbe influenzare l'attività del secondo che, da membro dell'Eurogruppo, siede su una poltrona che conta moltissimo negli equilibri europei. Un coordinamento sarebbe necessario e, se non ci sarà, sarà da vedere chi sarà il vaso di coccio e chi quello di ferro.

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