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Politica
5 Giugno Giu 2018 0800 05 giugno 2018

Apertura a M5s-Lega, per Merkel è una questione di sopravvivenza

La Germania tende la mano all'Italia perché ha necessità estrema di alleati. Contro i dazi di Trump, la Brexit e nuove ondate di migranti. Le ragioni dietro l'approccio della cancelliera.

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Il benvenuto (dopo un prolungato e prudente silenzio) della cancelliera tedesca Angela Merkel al nuovo governo italiano targato Movimento 5 Stelle e Lega non poteva essere più cordiale. La donna più potente del mondo ha chiamato il premier neofita della politica, Giuseppe Conte, invitandolo «quanto prima a Berlino», dopo la sua nota scritta di «auguri di ogni bene», «lieta di portare avanti e approfondire ulteriormente la partnership». Con un «Paese amico, da sempre importante per la Germania» e che «come ogni Stato persegue i propri interessi». Toni da usignolo, per gli standard della sintetica e scientifica cancelliera Merkel. Come se l'Italia non fosse reduce dalla più grave crisi istituzionale della storia della Repubblica, o forse giusto appunto per esorcizzare il pericolo.

DISINNESCARE LA MINA ITALIA. In realtà, dietro tanta apertura alla collaborazione, da parte del governo tedesco, con il governo di Roma bollato come «populista» e «dilettantesco» dalla migliore stampa nazionale e dagli osservatori economici e politici più autorevoli della Germania, ci sono grossi interessi strategici e politici. Non a caso, per settimane Merkel si è astenuta dal commentare, o ancor peggio criticare, il concretizzarsi di un esecutivo in Italia tra M5s e Lega: proprio il governo nazional-populista – dichiaratamente anti-Merkel – alla cui eventualità, a caldo, i leader europei e dell'Ue all'indomani delle Legislative italiano del 4 marzo 2018 avevano guardato con orrore. Ma Berlino ha più che mai bisogno di alleati nell'Ue e la cancelliera è costretta a concessioni.

I vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio.
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Intanto la terza Grande coalizione guidata da Merkel si è formata in Germania, dopo sei mesi di negoziati per una maggioranza di governo che non si trovava: un inedito nella storia della Repubblica tedesca, che ne ha rivelato le fragilità, ossia il rischio emerso di ingovernabilità anche di un Paese economicante solido, qual è la locomotiva d'Europa. Il risultato, dopo lo choc dei negoziati falliti con i Liberali e con i Verdi, sono state le ennesime e stantie larghe intese tra i cristiano-democratici e sociali (Cdu-Csu) di Merkel e i socialdemocratici (Spd): tenute in piedi nientemeno che dai bavaresi della Csu, l'ala più di destra e contraria all'immigrazione del partito conservatore della cancelliera.

SEEHOFER COME SALVINI. Ago della bilancia del nuovo governo tedesco è il leader della Csu, Horst Seehofer, piazzato sulla poltrona decisiva del ministero dell'Interno, per acquietare i falchi bavaresi in pressing per la testa di Merkel. Tra i punti del dettagliato contratto di Grande coalizione c'è non a caso l'apertura a breve di centri di detenzione per migranti in Germania («centri di ancoraggio», nella denominazione tedesca, gestiti dalla polizia), il primo dei quali una struttura pilota in Baviera. I socialdemocratici e la stessa Merkel si sono dovuti adeguare alla linea più dura della Csu, che nei nuovi centri punta a identificare il prima possibile gli stranieri come aventi diritto o meno allo status di asilo politico o protezione umanitaria. E in caso contrario a rispedirli indietro prima possibile.

Angela Merkel ed Emmanuel Macron.
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La Sicilia non può essere il campo profughi d'Europa

Matteo Salvini

Una linea identica al programma ribadito da Matteo Salvini nel suo primo tour da ministro nella «Sicilia che non può essere il campo profughi d'Europa». Il leader del Carroccio ha ribadito di anteporre la votazione della fiducia al nuovo governo al Senato al vertice Ue tra ministri dell'Interno sulla sicurezza del 5 maggio in Lussemburgo, ma in prospettiva il feeling con l'omologo tedesco non potrebbe essere migliore: Seehofer è tra i leader della Csu più vicini al premier ungherese Viktor Orban, nei popolari europei, e al governo austriaco dei popolari austriaci di Sebastian Kurz e dei nazionalisti xenofobi della Fpö. Perchè non dovrebbe andare d'accordo con Salvini? Tanto più che la stessa Merkel per anni ha lasciato sola l'Italia sui migranti.

L'UTILITÀ DEL LEGHISTA. Va reso atto alla Germania di aver accolto, nel 2015, più profughi di tutti i Paesi Ue, oltre 1 milione. Ma l'ondata di emergenza, oltre che dall'aggravarsi delle guerre mediorientali, è stata provocata dall'annosa chiusura – non solo tedesca – a ricontrattare le regole del Trattato di Dublino che scaricano i richiedenti asilo ai Paesi più esposti di primo approdo. La mano tesa della cancelliera a rivedere il regolamento europeo, deve essere, per la Lega, seguita dai «fatti»: accordi peggiorativi, chiesti nell'Ue dai ministri nazionalpopulisti e sovranisti e dall'estrema destra con cui Salvini si raduna, sono esclusi. Ma un'Italia diga dei migranti, come e meglio della Turchia attraverso il discusso accordo Ue promosso dalla Germania, fa comodo eccome al governo Merkel.

Matteo Salvini al vertice dell'estrema destra europea del 2014 in Germania.
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In cambio, la cancelliera pare pronta a negoziare una – minima e ormai improrogabile – flessibilità nell'austerity. Più crescita, per le economie fanalino di coda nell'Ue, attraverso la proposta del presidente francese Emmanuel Macron di allargare le maglie del meccanismo europeo del Fondo salva Stati (Esm), è anche l'auspicio della cancelliera: in un'intervista propedeutica a intessere i buoni rapporti con il nuovo governo M5s-Lega, dalle pagine della Frankfurter Allgemeine Zeitung Merkel ha aperto a un'applicazione meno stretta e severa dell'Esm, anche per «far trovare lavoro ai giovani italiani». Nessun pregiudizio, tanto meno «speculazioni», verso l'esecutivo di Roma. Al contrario, massimo rispetto e disponibilità alla «discussione insieme di temi».

VERSO IL G7. Il banco di prova è l'imminente bilaterale, concordato con Conte, al G7 dell'8 e del 9 giugno 2018 in Canada. Nell'occasione Merkel punta ad avviare il processo di normalizzazione dei vicepremier Salvini e Luigi Di Maio, non meno da arginare nel programma economico del M5s perché – ha ammonito la cancelliera - «solidarietà sì, ma l'Ue non può diventare dei debiti». La maggiore abilità di Merkel consiste nel neutralizzare i rivali politici, in verità il margine di trattativa con la Germania non è mai stato così largo: insidiata in casa dalla destra radicale di AfD e dai Liberali, la cancelliera ha bisogno di Francia e Italia come strette alleate, per contrastare i dazi Usa alle importazioni che Donald Trump vuole estendere alle auto e per negoziare con Londra una Brexit conveniente.

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