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Politica
7 Giugno Giu 2018 1614 07 giugno 2018

Le cose da sapere sullo scontro tra Anac e governo Conte

Il premier mette in dubbio il ruolo dell'Anticorruzione: «Risultati sotto le aspettative». La risposta di Cantone: «Sono tranquillo, il mio ruolo scade nel 2020». E incontra Toninelli. L'opposizione insorge.

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Il nuovo governo cerca di contenere la polemica sul ruolo dell'Anac nata dopo gli attacchi del premier Giuseppe Conte a Montecitorio. E lo fa, prima, per bocca del ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, che il 7 giugno ha incontrato il presidente dell'Anticorruzione Raffaele Cantone. «Il mio ministero intende aprire un tavolo di confronto per le migliorie legislative che servono. Cercheremo la massima collaborazione con Anac, nella convinzione che bisogna voltare pagina rispetto ai troppi scandali del passato», ha dichiarato Toninelli. Successivamente è intervenuto lo stesso Palazzo Chigi. Il premier ha sentito al telefono Cantone per un colloquio «cordiale», si legge in una nota, nel corso del quale i due presidenti hanno convenuto sulla «necessità di rafforzare la lotta alla corruzione, individuando specifici percorsi di legalità nell'ambito Pubblica Amministrazione, operando, tuttavia, una semplificazione del quadro normativo vigente, in modo da consentire il riavvio degli investimenti nel settore dei contratti pubblici».

Del tanto contestato discorso di Conte alla Camera, il punto sull'Autorità sta alimentando lo scontro tra i sostenitori e gli oppositori del nuovo esecutivo. «Valutare bene il ruolo dell'Anac che non va depotenziato. In questo momento, però, non abbiamo i risultati che ci attendevamo, e forse avevamo investito troppo», sono state le parole pronunciate dal premier prima del voto di fiducia. E che toccano un'Autorità diventata anche un simbolo, aprendo uno spiraglio 'critico' prospettando la possibilità di disinvestimenti.

1. La reazione di Cantone e dell'Anac

«Continuerà a fare anticorruzione?». «Certamente, il mio incarico scade nel 2020", ha detto il presidente dell'Anac Raffaele Cantone ai cronisti prima di entrare ad un convegno alla Luiss. «Si sente sotto assedio?», gli è stato chiesto. «No, sono tranquillo», ha risposto. La reazione che filtra dall'Anac è stata di «stupore», perché la sensazione è che si punti a rivedere, in alcuni aspetti, il ruolo dell'Autorità.

2. Il codice degli appalti

Quanto alla necessità di ridare slancio agli appalti pubblici, i dati 2017 mostrano che sono già in ripresa, sostengono all'Anticorruzione, dove si sottolinea che «senza intenzioni polemiche, è probabile che il Presidente del Consiglio non conosca tutto ciò che l'Anac fa per prevenire la corruzione». Quando si parla di investimenti «non abbiamo bisogno di nuove leggi, semmai abbiamo bisogno di togliere qualcosa dal codice degli appalti che è diventato così complicato che terrorizza», ha detto il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, intervenendo all'assemblea annuale di Confcommercio. «Ne prendo atto», è quanto si è limitato a rispondere Cantone. «Del codice degli appalti», ha aggiunto, «ho parlato con il ministro delle Infrastrutture Toninelli e gli ho detto cosa penso».

3. Il nodo della prevenzione

«Possiamo valorizzare Anac», ha detto ancora Conte nel suo discorso alla Camera, «anche in prospettiva di prevenzione, e rafforzare la fase di prevenzione in modo di avere una sorta di certificazione anticipata degli amministratori pubblici». Ma l'Anac, osservano all'Authority, non dà bollini, e il presidente Cantone lo ha ripetuto più volte: sono le amministrazioni pubbliche che devono assumersi la responsabilità delle loro scelte, «senza cercare 'coperture' dell'Anac». Anche l'Anci, l' associazione dei Comuni, storce il naso su questo punto. Mario Occhiuto, sindaco di Cosenza e delegato Anci all'Urbanistica e ai Lavori pubblici, si dice «perplesso», perché «non si capisce quale tipo di certificazione possa essere adottata nei confronti di un amministratore, quale è un sindaco. Mi aspetto un chiarimento da parte del premier. Invece vorrei che ci fosse un impegno del governo ad accelerare e semplificare le procedure».

4. Le reazioni dell'opposizione

«Secondo questo governo il problema non è la corruzione. Per loro il problema è chi la contrasta, il problema è l'Anac di Cantone. Per la serie 'il mondo gira alla rovescia'», ha scritto su Twitter Matteo Orfini, presidente del Pd, che condivide la canzone Alla rovescia del gruppo Radici nel cemento.

«Esprimo piena solidarietà a Raffaele Cantone e a tutti i professionisti che operano all'Autorità anti-corruzione, ingiustamente attaccata dal presidente del Consiglio nel corso dell'intervento di ieri alla Camera. Conte ha dimostrato di conoscere solo superficialmente la materia e di non sapere quanto l'attività di prevenzione sia già nel dna di Anac. Il governo abbia maggiore rispetto dell'Autorità, i cui lavoratori hanno tra l'altro subito sino a ora un trattamento anomalo sotto il profilo contrattuale e pensionistico. In questi anni Anac ha lavorato senza sosta con risultati importanti. È infine doveroso che Palazzo Chigi chiarisca se abbia intenzione o meno di proseguire nell'attuazione del codice appalti, avvenuta solo in modo parziale, o seguire altre strade», ha detto in una nota Vincenza Labriola di Forza Italia.

ANZALDI: «IL QUIRINALE VIGILI». «L'attacco del premier Conte all'Anac presieduta dal giudice Cantone preoccupa e sconcerta. È opportuno che il Quirinale valuti di accendere un faro sulla vicenda e vigili affinchè l'autonomia e i poteri dell'Autorità Anticorruzione non vengano toccati. Sarebbe un ingiustificabile favore a corrotti e furbetti della pubblica amministrazione», scrive su Facebook il deputato del Pd Michele Anzaldi.

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