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7 Giugno Giu 2018 2200 07 giugno 2018

Il reddito di cittadinanza del M5s coi soldi Ue? Cosa non torna

ll Movimento vuole il 20% dei fondi europei per pagare la misura. Ma la relazione della capogruppo grillina Agea chiedeva agli Stati di agire. E in Italia già 7 miliardi vanno a formazione e disoccupazione.

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da Bruxelles

Se c’è una misura di cui il Movimento 5 stelle ha fatto bandiera è il reddito di cittadinanza. Anche se la proposta si è modificata nel tempo. Della versione iniziale - un reddito di cittadinanza o universale, cioè da definizione classica un assegno «pagato dal settore pubblico a ogni adulto residente, a prescindere dal fatto che sia un individuo povero o ricco, che viva da solo o con altri, che voglia lavorare o meno» - si è passati a una forma lodevole di sostegno al reddito minimo. Misura assai meno rivoluzionaria, legata al reddito famigliare e che obbliga alla partecipazione ad attività di formazione e decade dal momento in cui non si accetta la terza offerta d lavoro che si riceve.

PROPOSTA PIÙ VICINA ALL'EUROPA. In definitiva un intervento molto più simile al reddito di inclusione dell'ultimo governo e soprattutto ben più diffuso in Europa. In un post del blog di Grillo, non a caso, venivano chiamati reddito di cittadinanza anche contributi di lotta alla povertà previsti da alcuni Paesi Ue con importi limitati e durata massima di tre mesi e in alcuni commenti i lettori avevano fatto notare la differenza con l'originale formulazione.

Fabio Massimo Castaldo, grillino e vicepresidente del parlamento Ue.

Ora però il reddito di cittadinanza è nel contratto di governo e il capo politico del M5s Luigi Di Maio ha aggiunto anche che verrà pagato con il fondo sociale europeo. E il 7 giugno 2018 il vicepresidente del parlamento Ue, il grillino Fabio Massimo Castaldo, ha in qualche modo spiegato che la misura dipende dalle istituzioni Ue e in particolare dalla Commissione europea.

«ABBIAMO CHIESTO IL 20% DEI FONDI UE». «I cittadini chiedono che l’Europa si interessi maggiormente di economia reale e diritti sociali e meno di banche e spread. Il 6 ottobre il parlamento europeo ha approvato il rapporto della mia collega Laura Agea in cui si chiede la possibilità di utilizzare il 20% dello stanziamento del Fondo sociale europeo per finanziare il reddito di cittadinanza», ha detto Castaldo. È davvero così? Cosa ha approvato precisamente il parlamento Ue rispetto alla proposta del Movimento 5 stelle?

La proposta del M5s sul reddito di cittadinanza. Fonte: www.movimento5stelle.it

Il 24 ottobre 2017 (e non il 6) il parlamento europeo ha approvato una risoluzione «volta a garantire il reddito minimo come strumento per combattere la povertà». Si tratta di una delle decine di prese di posizione del parlamento europeo che non hanno però valore di legge perché l'iniziativa legislativa è quasi di esclusività della Commissione europea. In questo caso però la risoluzione di cui Agea era relatrice si basava proprio sui criteri decisi dalla Commissione per l'utilizzo del Fondo sociale europeo e chiedeva di monitorare gli Stati perché aumentassero le forme di reddito minimo.

«INTRODURRE MISURE DI SOSTEGNO». Il parlamento europeo, si legge infatti nel documento, «invita tutti gli Stati membri a introdurre regimi di reddito minimo adeguati, accompagnati da misure di sostegno al reinserimento nel mondo del lavoro per chi può lavorare e programmi d'istruzione e formazione adeguati alla situazione personale e familiare del beneficiario, al fine di sostenere le famiglie con redditi insufficienti».

«LA COMMISSIONE MONITORI GLI STATI». E ancora si «invita la Commissione a monitorare specificamente l'utilizzo del 20% della dotazione totale del Fse destinato alla lotta contro la povertà e l'esclusione sociale, nonché a esaminare (...) le possibilità di finanziamento per aiutare ogni Stato membro a istituire un regime di reddito minimo laddove non esiste o migliorare il funzionamento e l'efficacia dei sistemi esistenti».

L'UFFICIO STAMPA DEL M5S NON RISPONDE. L'ufficio stampa del M5s, contattato da Lettera43.it per sapere se fosse questo il documento a cui si riferiva il vice presidente del parlamento europeo, non ha risposto. Ma a leggere queste righe la domanda sorge spontanea: il 20% del Fondo sociale europeo è già destinato a misure di lotta all'esclusione sociale?

Per cosa spendiamo i fondi del fondo sociale europeo. Fonte: Agenzia di coesione.

Fonti dell'esecutivo europeo hanno confermato a L43 che nel periodo 2014-2020 «circa un quarto (25,6%) dei finanziamenti del Fondo sociale europeo negli Stati membri (21,2 miliardi di euro) è stato destinato all'inclusione sociale e a misure per combattere la povertà». Al primo posto della programmazione Ue c'è quella che in burocratese si chiama "inclusione attiva", capitolo che prevede il co-finanziamento assieme alle Regioni di progetti di reinserimento lavorativo e corsi di formazione. Del resto anche secondo i dati della nostra agenzia di coesione il focus della maggioranza dei programmi italiani è l'occupazione.

IL 15,5% DEI FONDI GIÀ PER IL RICOLLOCAMENTO. Queste attività già pesano in media nel bilancio totale del fondo sociale europeo per il 15,5%. Per il prossimo bilancio, spiegano fonti Ue, la quota di fondi per le misure contro l'esclusione sociale sarà del 25%. Quindi: non è vero che il documento della Agea chiede di destinare il 20% a quelle misure. La richiesta è di monitorare se gli Stati membri, Italia compresa, rispettano l'impegno.

COLLABORAZIONE TRA BRUXELLES E STATI MEMBRI. Inoltre nella stessa relazione si ricordava che «nel quadro del semestre europeo, la Commissione sorveglierà la pertinenza dell'aiuto al reddito e ricorrerà a tale scopo ai bilanci di riferimento dal momento in cui saranno stabiliti in collaborazione con gli Stati membri». Se il M5s oggi sembra chiedere alla Commissione Ue nuovi finanziamenti, la risoluzione firmata da Agea spiegava che i cofinanziamenti saranno decisi in collaborazione tra Bruxelles e gli Stati membri.

La Commissione ha ribadito la necessità di rafforzare le politiche attive per il lavoro, completando la riforma dei centri per l'impiego che l'ultimo governo ha realizzato a metà

Dal prossimo bilancio c'è però un cambiamento significativo. Sotto la spinta delle richieste tedesche, dal 2021 i finanziamenti del fondo sociale europeo saranno programmati in base alle raccomandazioni di Bruxelles. Ma anche qui per le proposte dei cinque stelle sul reddito minimo e sulla formazione non ci dovrebbero essere problemi: proprio nel rapporto sul nostro Paese pubblicato a fine maggio, la Commissione sottolineava la necessità di rafforzare le politiche attive per il lavoro, completando la riforma dei centri per l'impiego che l'ultimo governo ha realizzato solo a metà.

APPOGGIO SU REDDITO MINIMO E SALARIO. Non a caso i portavoce della Commissione tengono a sottolineare come l'Ue sostenga sia il principio del reddito minimo sia quello del salario minimo (altro cavallo di battaglia grillino) «in tutti gli Stati membri», ma che la fissazione di tutte queste norme è «essenzialmente di competenza dei singoli Paesi». L'Ue non si prende la responsabilità di legiferare per tutti, né di trovare tutte le risorse: la proposta del prossimo bilancio Ue diminuisce del 9,9% i fondi regionali, anche se non in Italia, dove crescono.

Chi sono i maggiori beneficiari del Fondo sociale europeo. Fonte: agenzia di coesione.

Nel contratto di governo, come è noto, le coperture non sono specificate. In un vecchio documento del M5s si parlava di 16 miliardi di euro di spesa, che si riferivano a una misura di lotta alla povertà simulata nel rapporto Istat del 2014 che calcolava i contributi in base al reddito famigliare e li condizionava all'accettazione delle proposte di lavoro.

I FONDI PRIMA SI CERCAVANO ALTROVE. In quel documento, pubblicato sul sito www.beppegrillo.it, alla voce coperture era scritto: «I soldi non vengono da sanità, scuola o nuove tasse. Abbiamo preferito cercare risorse da gioco d’azzardo, banche, compagnie petrolifere, grandi ricchezze e tagliare dai finanziamenti per i giornali o le spese della politica». Ora l'idea sembra quella di attingere ai fondi europei.

7 MILIARDI DEL FSE GIÀ ALL'OCCUPAZIONE. Ma per il periodo 2014-2020 già 2 miliardi di euro del fondo sociale europeo saranno utilizzati per finanziare la riforma dei centri dell'impiego. I fondi per la formazione ci sono: a oggi si tratta di circa 14 miliardi di euro tra finanziamenti nazionali ed europei, di cui circa la metà destinato a sostenere l'occupazione. La prima beneficiaria è, peraltro, la regione Puglia, un territorio dove i grillini hanno ottenuto quasi il 45% dei voti.

IL PD: «VI ACCORGERETE DELL'AIUTO EUROPEO». In un comunicato congiunto i due eurodeputati del Partito democratico Brando Benifei e Elena Gentile: «Il neoministro dello Sviluppo economico, del Lavoro e delle Politiche sociali, Luigi Di Maio, si accorgerà presto di tutto questo, e dell’importanza delle politiche europee per il nostro Paese, nonostante le comode posizioni antieuropeiste predicate in questi anni». Ma dalle dichiarazioni del primo partito italiano sembrano esserci solo due alternative: o il reddito di cittadinanza ce l'abbiamo già e non ce ne siamo accorti, o la grande tentazione è quella di imputare all'Ue anche l'eventuale mancata realizzazione del provvedimento simbolo dell'ascesa al potere del M5s.

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