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Politica
7 Giugno Giu 2018 2252 07 giugno 2018

Salvini incontra l'ambasciatore russo a Roma

Il vice premier e ministro degli Interni ha fatto visita a Villa Abamelek durante il ricevimento in omaggio alla festa dell'Indipendenza russa. «In Ue ragioneremo sulle sanzioni a Mosca. Io ho le idee chiare».

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Matteo Salvini superstar a Villa Abamelek, durante il tradizionale ricevimento in omaggio alla festa dell'Indipendenza russa. Un successo che oggettivamente rinsalda la luna di miele tra questo governo e Mosca. Tanti selfie, applausi e strette di mano per il vicepremier, giunto nella residenza privata dell'ambasciatore Sergey Razov. Dopo aver presieduto il Consiglio dei ministri per l'assenza causa G7 di Conte, il leader della Lega è accolto con affetto alla festa.

SALVINI: «SULLE SANZIONI HO LE IDEE CHIARE». Dopo i saluti di rito è stato invitato a un faccia a faccia lungo mezz'ora con il padrone di casa. Così un appuntamento sostanzialmente mondano, ha assunto un rilevante significato politico. Il primo contatto di questo governo con il rappresentante di Mosca a Roma è stato oltremodo positivo. Salvini è parso raggiante quando ha risposto se l'Italia porrà il veto al prossimo Consiglio Ue sulle sanzioni alla Russia: «Dobbiamo ragionarci. L'Europa, almeno a parole, in qualcosa sta cambiando. Siamo una squadra. Lasciateci partire, ma sulle sanzioni abbiamo le idee chiare, basta leggere il contratto».

PRESTO PER ANDARE A MOSCA. A chi gli chiede se si recherà presto in visita a Mosca, Salvini osserva che per ora la sua attenzione è rivolta al dossier migranti: «In Russia andremo presto, ma ora le urgenze sono nel Mediterraneo. Non abbiamo le invasioni dai russi. L'Italia rischia per ora un altro tipo di aggressioni. La Russia in passato sul fronte del Mediterraneo ha collaborato e spero collaborerà ancora». Infine ha confermato la grande attenzione, se non sintonia, del governo italiano sul tema dei dazi trumpiani, al G7 canadese.

«SUI DAZI TRUMP APRE UNA QUESTIONE». «Trump sui dazi all'Ue apre un dibattito, ovviamente ce l'ha con il surplus commerciale tedesco e con la sovrapproduzione cinese. E noi ci andiamo di mezzo. Magari, ha auspicato il vicepremier, «è la volta buona che venga riconosciuta la tutela obbligatoria dopo anni di chiacchiere del Made in a livello comunitario. Ovviamene non si può andare a dazi e contro dazi, sanzioni e contro sanzioni. Trump difende un interesse nazionale e dobbiamo attrezzarci a lavorare con lui e a difendere il nostro interesse».

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