Per il super ministro Luigi Di Maio diversi temi caldi sul tavolo
Politica
8 Giugno Giu 2018 0800 08 giugno 2018

Quali sono i dossier sul tavolo del super ministero di Di Maio

Aiuto ai rider e agli imprenditori in crisi. Accordo Ilva entro giugno. Alitalia tra acquirenti e 6 mila esuberi. Reddito di cittadinanza. E pensioni a "quota 100". I temi caldi per il dicastero Lavoro-Sviluppo economico.

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Sui social network è circolato un meme scherzoso in cui, sotto un Luigi Di Maio raggiante, campeggia la scritta: "Primo lavoro? Ministro del Lavoro!". In realtà c'è ben poco da ridere, perché il super dicastero che il capo politico di Movimento 5 stelle si appresta a guidare è circondato dai fronti caldi: in ballo non solo migliaia di posti di lavoro, ma anche la necessità di reperire con urgenza diverse decine di miliardi di euro.

DOSSIER CHE SI ACCUMULANO. Se essere ministri del Lavoro in un Paese come l'Italia - in cui la disoccupazione giovanile è al 31,7%, il doppio della media europea (al 15,6) - è già di per sé una sfida, la scelta di riunire sotto lo stesso dicastero anche lo Sviluppo economico ha portato sulla scrivania di Di Maio nuovi dossier, tutti urgenti e tutti in attesa di una pronta soluzione. I problemi, insomma, non mancano e in più il contratto per il governo del cambiamento esige la realizzazione del reddito di cittadinanza e il superamento della legge Fornero che certo causeranno al super ministro altri grattacapi. Ma andiamo con ordine.

1. Sostegno ai lavoratori della Gig economy: salario minimo garantito

Che la Gig economy andasse normata con una certa urgenza, Lettera43.it lo aveva documentato in più occasioni, anche recentemente. Il neo ministro Di Maio sembra volere iniziare la sua opera proprio da lì. Il fascicolo dei rider è stato infatti messo in cima a tutti i faldoni che occupano la sua scrivania.

INCONTRO COI FATTORINI IN BICI. Nel suo primo giorno di lavoro in via Veneto, il capo politico del M5s ha voluto incontrare i fattorini in bici che consegnano i pasti a domicilio, noti per le condizioni precarie nelle quali sono costretti a operare. A margine dell'incontro Di Maio ha detto che bisogna «trovare una soluzione: chi lavora deve avere un salario minimo garantito, una cifra in euro precisa oraria al di sotto della quale non si può andare». Il primo di una lunga serie, pare.

Gig economy, i disperati dei lavoretti sono sempre più "vecchi"

Non è una gig economy per giovani. A dispetto della narrazione comune, il gig worker è un lavoratore sempre più avanti con gli anni. Aumenta, infatti, la platea degli "anta" che prova a sbarcare il lunario con i lavoretti online saltuari e senza contratto.

2. Aiutare gli imprenditori in ginocchio: rigide norme contro gli evasori

Subito dopo Di Maio si è spostato al dicastero dello Sviluppo economico dove ha ricevuto una delegazione del Drappo bianco, l'associazione dei piccoli imprenditori colpiti dalla crisi e dalla burocrazia fiscale.

TRE DIRETTE SU FACEBOOK. Una giornata densa di impegni, insomma, nella quale il super ministro ha comunque trovato il tempo di andare per tre volte in diretta su Facebook e fare il punto della situazione: «Oggi la vita degli imprenditori è un inferno», ha dichiarato a favore di telecamera, «deve finire l’era delle leggi anti-evasione che combattono quelli che le tasse le hanno sempre pagate. Le norme devono colpire solo gli evasori».

Tra gli associati di Confindustria, un po' gentiloniani un po' grillini

Boccia dal palco dell'assise di Verona difende le riforme renziane. Ma in mezzo ai 7 mila presenti qualcuno apre al M5s. Anche se in molti invocano la grande coalizione. L43 sonda gli umori degli imprenditori.

3. Ilva: entro il 30 giugno serve un accordo

Al Mise, oltre agli imprenditori, Di Maio ha trovato però i fascicoli che il suo predecessore, Carlo Calenda, non ha fatto in tempo a chiudere. I tavoli di crisi aziendali ancora aperti sono circa 160 e coinvolgono 200 mila lavoratori dei quali 20 mila rischiano il posto.

BRUCIATI 30 MILIONI AL MESE. La scadenza più urgente riguarda l'Ilva. La soluzione richiede tempi rapidi non solo perché l'impianto di Taranto è altamente inquinante e brucia oltre 30 milioni di euro al mese di fondi pubblici, ma anche perché è già stato firmato un documento che non ammette deroghe. Il contratto con cui il gruppo indiano ArcelorMittal si è aggiudicato prima l’affitto e poi l’acquisto dell’acciaieria dà tempo ai sindacati fino al 30 giugno per trovare un'intesa con la nuova proprietà.

IL M5S È PER LA CHIUSURA. Al momento il nuovo acquirente prevede 10 mila assunzioni per tutta la durata del risanamento ambientale per poi stabilizzare 8.500 operai a regime. La chiusura delle trattative sembrava l'ultimo traguardo che avrebbe potuto essere tagliato da Calenda, ma a metà maggio il tavolo è saltato e ora a Di Maio restano soltanto tre settimane per far giungere le parti a un compromesso che verterà principalmente sugli esuberi: sono tra i 3.500 e i 4 mila. Per tacer del fatto che i cinque stelle hanno più volte detto di volere chiudere l'impianto, magari per riconvertirlo: dichiarazioni che hanno messo in guardia i compratori indiani.

All'Ilva hanno votato M5s, che vuole chiudere le acciaierie: e ora?

Boom grillino tra gli operai, sindacati in tilt: "Adesso ci chiedono cosa sarà della fabbrica. L'alternativa verde non è praticabile". Mentre il governo uscente stoppa l'incontro con la nuova proprietà. Lo stallo. "Ma non è che adesso l'acciaieria la chiudono davvero?".

4. Alitalia: tre acquirenti e 6 mila esuberi

Poi c'è naturalmente il fascicolo dell'ex compagnia di bandiera, formalmente privatizzata ma di fatto ancora in volo grazie ai soldi dello Stato. In questo caso Di Maio avrà qualche mese in più per riflettere, dato che il decreto approvato in aprile dal Senato (ancora sotto il governo Gentiloni, ma votato da Lega e M5s) ha spostato al 31 ottobre la deadline per la procedura di vendita e al 15 dicembre i termini per il rimborso del prestito pubblico da 900 milioni (cui aggiungere gli interessi al 10% circa).

OBIETTIVO RI-NAZIONALIZZAZIONE. Tre le compagnie interessate: Lufthansa, easyJet e Wizz Air. Carlo Calenda riteneva l'offerta tedesca la più interessante, ma comporterebbe comunque un taglio dei posti di lavoro da 4 a 6 mila unità. Anche per questo leghisti e pentastellati hanno più volte annunciato l'intenzione di procedere a una ri-nazionalizzazione di Alitalia. La domanda però è: quanto ci costerebbe? Inoltre su tutto ciò grava il giudizio dell'Ue che ci ha già accusato di aver violato le norme sugli aiuti di Stato con il prestito ponte.

Lufthansa: il piano B porta a Fiumicino, anche senza Alitalia

Quel che è certo è che esponenti sia pentastellati sia leghisti hanno sempre annunciato che "non sarà permessa una svendita agli stranieri". In quest'ottica Lufthansa e Air France valutano le loro mosse. I tedeschi continuano a ripetere che compreranno Alitalia, soltanto risanata, se il governo si accollerà debiti e dipendenti.

5. Reddito di cittadinanza: bisogna trovare 17 miliardi annui

Da super ministro, Di Maio non dovrà vedersela solo con le vertenze sindacali, ma anche con il welfare e, in questo ambito, avrà le mani legate sia dalle promesse fatte in campagna elettorale sia dal contratto per il governo del cambiamento. Il reddito di cittadinanza (un assegno da 780 euro netti al mese per disoccupati e indigenti) comporta la necessità di rinvenire 17 miliardi di euro l'anno; una seconda finanziaria, insomma. Qui, per lo meno, Di Maio non sarà lasciato solo, perché dall'altra parte del pallottoliere ci sarà Giovanni Tria, neo ministro all'Economia. In più bisogna trovare altri 2 miliardi per il potenziamento dei centri per l'impiego.

L'IPOTESI: AUMENTARE L'IVA. Dato che i soldi sono pochi e Tria dovrà metterne da parte anche per la Flat Tax, ecco che negli ultimi giorni è iniziata a circolare con insistenza la voce secondo la quale il governo non fermerà l'aumento dell'Iva, nella speranza di poter recuperare proprio da quel nuovo gettito parte delle risorse necessarie. Se così fosse, le nuove misure a favore dei cittadini comporterebbero un aumento immediato del costo della vita che è destinato a colpire soprattutto le fasce più deboli.

Reddito di cittadinanza M5s: perché quello di inclusione è meglio

Rischio di lavoro in nero. Niente limiti temporali né incentivi ad accettare altri impieghi. E una platea esagerata. La proposta grillina non funziona. A differenza dell'assegno esistente del Pd. ll confronto.

6. Pensioni: la "quota 100" costa (minimo) 5 miliardi

Sul fronte pensionistico, Salvini è stato chiaro: bisogna superare la legge Fornero. La riforma escogitata dal segretario federale della Lega (la cosiddetta quota 100: poter lasciare il lavoro cinque anni prima del previsto, a 64 anni con 36 di contributi, a fronte di una riduzione dell'assegno) chiede un dazio non indifferente.

PER L'INPS È QUATTRO VOLTE TANTO. Per i ragionieri padani occorre trovare 5 miliardi, per l'Inps a regime ne servono quattro volte tanto: 20. A Di Maio la responsabilità di trovare una soluzione a questo e a tutti gli altri fascicoli che affollano il suo nuovo ufficio.

Pensioni, quanto costa "quota 100": la valutazione dell'Inps

Per andare in pensione con quota 100 tra età e contributi o 41 anni di contributi a qualsiasi età così come previsto dal contratto di governo tra Lega e M5s si avrebbe "un costo immediato di 15 miliardi all'anno" per salire poi a regime a 20 miliardi.

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