Mosca, ridotti diplomatici Usa in Russia
8 Giugno Giu 2018 1255 08 giugno 2018

Russia, i danni delle sanzioni e come revocarle

Le stime su quanto le contro-misure del Cremlino abbiano pesato sul nostro export sono divergenti. E forse gonfiate. Anche perché l'Italia resta il secondo partner commerciale Ue di Mosca. I dati. 

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«Sulle sanzioni abbiamo le idee chiare, lasciateci partire». Matteo Salvini da Villa Abamelek, residenza privata dell'ambasciatore russo, è tornato a ribadire la sua linea in occasione del ricevimento per la festa nazionale. All'ipotesi di porre un veto italiano a Bruxelles, il vicepremier ha risposto: «Dobbiamo ragionarci. In Europa almeno a parole qualcosa sta cambiando».

L'OTTIMISMO DI PUTIN. Le stesse parole usate da Vladimir Putin durante la sua Linea Diretta in tivù: «Le sanzioni, le accuse continue verso di noi, sono tutti metodi per contenere la Russia perché l'Occidente vede la Russia come una minaccia, un avversario». «Ma questi metodi non sono nell'interesse di nessuno», ha dichiarato il presidente russo, «solo col dialogo e la cooperazione si può avanzare l'economia mondiale. Ora però qualcosa si muove poiché alcuni nostri partner in Europa iniziano a dire che serve cooperare con la Russia». E ha aggiunto: «Vedete cosa sta succedendo in molti Paesi, dove la necessità di costruire normali relazioni con la Russia è espressa a livello politico: spero che questo processo acquisterà slancio in futuro».

DI MAIO: «DECIDE CONTE». In linea anche Luigi Di Maio. «Ho sempre detto che il nostro Paese deve rimanere nella Nato. Ma le sanzioni alla Russia ci danneggiano», ha spiegato a Radio Anch'io, concetto ribadito dal premier al G7 in Canada. «Noi siamo filo italiani e non filo russi, ma tutte queste decisioni le prenderà Conte nei sistemi internazionali». Non stupisce, visto che la necessità di eliminare le sanzioni russe per ridare fiato alla nostra economia è stato un tema cavalcato durante tutta la campagna elettorale della Lega (che con Russia Unita di Putin ha stipulato un contratto di collaborazione) ed è finito pure nel contratto di governo. Il dubbio però è che si tratti più di una battaglia geo-politica che economica.

I danni delle sanzioni a Mosca

A stimare i danni delle sanzioni (meglio definirle contro-sanzioni in quanto decise in questo caso non dalla Ue ma dalla Federazione Russa) già nel 2017 era stata la Coldiretti: l'embargo imposto da Mosca all'agroalimentare nel 2014 finora è costato 10 miliardi di euro. Il 5 giugno l'associazione ha rivisto la cifra: «Lo stop delle sanzioni alla Russia vale 3 miliardi di euro di esportazioni Made in Italy all’anno che sono andate perse dopo l’embargo deciso da Putin come ritorsione alle misure attivate dall’Occidente».

I NUMERI DI FONTANA E DI STEFANO. Per Lorenzo Fontana, ora ministro leghista alla Famiglia, il danno è di circa 1 miliardo l'anno (come spiegò in una intervista a La Stampa del 17 aprile scorso). Per il pentastellato Manlio Di Stefano, intervistato da Sputnik lo scorso febbbraio, «le sanzioni alla Russia sono costate all'Italia 7 miliardi di euro».

L'EXPORT MADE IN ITALY. Ma quanto valgono veramente le nostre esportazioni verso la Russia? Come ha scritto l'Agi in un suo fact checking, nel 2013 - prima che a causa del conflitto ucraino fossero stabilite le sanzioni Ue alla Russia e le controsanzioni del Cremlino - il totale dell'export italiano nel Paese ammontava a 10.771 miliardi. Nel 2014, si è passati a 9.502 milardi diventati 7.093 nel 2015 e a 6.690 miliardi nel 2016. Nel 2017 invece è stata registrata una inversione di tendenza: l'export è tornato a salire arrivando a 7.985 miliardi.

AGROALIMENTARE PENALIZZATO. Se però si considera il settore agroalimentare colpito dalle contro-sanzioni russe - il 10% del totale - l'export prima del 2014 valeva 1,07 miliardi di euro. Nel 2017 è sceso a poco più di 500 milioni. Le misure del Cremlino dunque hanno causato un dimezzamento del giro d'affari. Come notava poi Il Foglio, l'export di vino e pasta non colpiti dall'embargo è cresciuto del 28,2% nei primi sette mesi del 2017. Non solo. L'Italia si conferma comunque il secondo partner commerciale Ue dopo la Germania. Lo scorso anno l'export totale è tra l'altro cresciuto del 19%.

Come scrive l'Ice in un report del 21 agosto 2017, «la pesante diminuzione delle esportazioni made in Italy in Russia riguarda sia i settori interessati dall'embargo scattato il 6 agosto 2014 ovvero frutta e verdura, formaggi, carne, salumi e pesce, che altri settori dell’agroalimentare, dove hanno pesato la contrazione generalizzata dei consumi e la svalutazione del rublo che rende meno accessibili i prodotti importati. Nell'agroalimentare ai danni diretti, che secondo le Dogane Russe ammontano per l’anno 2015 a 346 milioni di euro, sono da aggiungere i danni indiretti dovuti alla perdita di immagine e di mercato provocata dalla diffusione in Russia di prodotti di imitazione».

LE FLESSIONI DELL'EXPORT IN EUROPA. Secondo le Dogane Russe, scrive sempre l'Ice, «nel 2015 l’export totale italiano nel comparto è stato di 637 milioni di euro in diminuzione dell’35,2% rispetto al 2014. Interessante rilevare che numerosi partner della Ue, a dicembre 2015, hanno subito una perdita percentuale più elevata di quella italiana (Paesi Bassi -39,7%; Francia -37,5%, Spagna -48,4%) contro una flessione dell’import russo di settore dall’Italia del 35,2% rispetto all’anno precedente».

CRISI ECONOMICA E PREZZO DEL PETROLIO. Non va dimenticato che a pesare sul giro d'affari è stato anche l'andamento dell'economia russa che nel 2015 è entrata in recessione con un calo del 2,38% del Pil. Calo su cui ha pesato l'abbassamento del prezzo del petrolio (nel 2015 il Carnegie Moscow Center stimava che il 70% del Pil russo dipendesse direttamente e indirettamente dall'oro nero) e la svalutazione del rublo. Nel 2017 l'economia ha dato invece segnali positivi, e questo può spiegare l'aumento contestuale dell'export italiano.

È possibile per l'Italia cancellare le sanzioni?

L'articolo 215 del Trattato sul funzionamento Ue stabilisce che il Consiglio dell'Unione europea possa imporre sanzioni per spingere un Paese extra Ue a un cambio di politica o condotta. Si tratta della base giuridica su cui è stato adottato il regolamento Ue 833/2014 riguardante le sanzioni alla Russia. Queste decisioni sono prese dal Consiglio a maggioranza qualificata non certo da un Paese in modo unilaterale.

IL FRONTE DELL'EST. Al momento non è solo l'Italia del nuovo esecutivo M5s-Lega a spingere per la cancellazione delle sanzioni. Del blocco fanno parte il presidente ceco Milos Zeman, il premier ungherese Viktor Orban, la Slovenia, la Slovacchia e la Bulgaria. Discorso a parte per l'Austria che assumerà la presidenza Ue a luglio. Il cancelliere Sebastian Kurz è per il mantenimento delle sanzioni, mentre il suo vice e leader di Fpö Christian Strache, il cui partito ha firmato un accordo con Russia Unita (come la Lega e il Front National) ne ha chiesto la cancellazione.

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