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BASSA MAREA
8 Giugno Giu 2018 1720 08 giugno 2018

Uscita dall'euro, gli errori di Salvini & Co

Hanno minacciato lo scatafascio. Ma calcolato male i tempi dei mercati, l'isolamento dell'Italia in Ue e i tempi. Ecco perché la strategia dei leghisti e del professor Savona - se mai hanno avuto in mente un Piano B - sarà un boomerang. 

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La trattativa è una discussione breve o lunga nel tempo in cui si guadagna e si cede qualcosa. La brinkmanship, da brink, limite, è portare freddamente il tutto ai limiti della rottura per strappare di più. Il terrorismo invece è minacciare lo scatafascio, partendo magari da richieste impossibili. Se però non si ottiene nulla o si ottiene poco non si può tornare indietro cercando di salvare almeno la faccia come invece nella brinkmanship, pena la perdita totale di credibilità e il ridicolo, che in politica e altrove è la cosa peggiore. Al momento c’è molta compiacenza in Italia e il pensiero - la sensazione a istinto, diciamo in modo più appropriato – è che alla fine ce la caveremo, i nostri facendo la faccia feroce («in Italia non comanda la Merkel!»), gli altri mettendosi almeno un poco paura. Sbagliato.

L'ISOLAMENTO ITALIANO. Gli altri non si metteranno molta paura prima di tutto perché l’Italia sarà, e già lo è, chiaramente isolata. Nessuno minaccerà un’uscita dall’euro "moneta sbagliata" al nostro fianco. Tantomeno la Grecia, e men che meno gli iberici, in teoria (ma molto in teoria) nostri potenziali alleati. Non ci pensano neppure lontanamente. Con noi ci saranno solo Steve Bannon, Marine Le Pen, Boris Johnson, Nigel Farage e pochi altri analoghi. Le grandi minacce, in questi ultimi mesi la specialità di Matteo Salvini, più accademicamente paludate con Alberto Bagnai, grossolane e propagandistiche con Claudio Borghi - come Bagnai portato in parlamento - costringeranno alla fine a mettere le carte in tavola.

L'USCITA DI CAPITALI ITALIANI. Se si va avanti così, con i capitali degli italiani in uscita prudente dall’Italia, si arriverà a giorni, a giorni si badi bene, o in pochissime settimane al massimo, al momento della verità. Entro metà luglio. Saranno i mercati a imporlo. La congiura dei mercati nordeuropei e internazionali, demopluto….? No, i mercati così come vissuti dagli italiani, la cui fiducia nelle politiche finanziarie e di debito di questo governo ormai chiaramente vacilla. Sono capaci tutti di leggere sullo schermo come stanno andando il loro Btp, siano essi mille, 5 mila, 30 mila o più. Grandi mani straniere? Anche, ma non solo. I dati di giugno sull’uscita di capitali rischiano molto di amplificare, purtroppo, quelli dei 38 miliardi usciti a maggio e monitorati da Target2, l’osservatorio dei flussi nel sistema euro. Nulla di rilevante se non ci fossero sentori di disaffezione italiana verso la moneta unica fatti propri e amplificati da uomini-chiave del governo. Ma ci sono, e il dato diventa rilevante. Diciamo che una conferma a giugno chiuderebbe il cerchio.

Ci siamo mai contati, sull’euro? Lo faremo probabilmente a maggio 2019 con il voto europeo. Ma è una data lontanissima che il mercato finanziario italiano non può aspettare. Deve sapere prima

I nostri eroi, tra i quali va annoverato in posizione preminente anche il professor Paolo Savona, hanno commesso e stanno commettendo una serie di errori gravissimi, gravi e piccoli e sulla tattica il più grave di tutti è l’aver sottovalutato la rapidità che i mercati imprimono al tutto una volta chiaro che la fiducia nell’Italia finanziaria e nelle scelte politiche su deficit e debito è compromessa. Ma non a Bruxelles, qui in casa. Saltano così i tempi, che richiedono per il passaggio alla Nuova Lira (chi ricorda la vecchia in genere non ha nostalgie, anche fra molti leghisti) una attenta e segreta preparazione di mesi.

POCA ASTUZIA. Se davvero avevano (e hanno) l’idea di essere pronti a uscire dall’euro al momento per loro opportuno o inevitabile, dovevano essere assai più astuti, usare pochissimo la polemica sulla moneta unica in campagna elettorale e successivamente. Invece è stata usata, da Salvini prima di tutto ma non solo. Beppe Grillo la ha coadiuvato da par suo, per creare consenso “rivoluzionario” e cavalcare il sentimento neo-nazionalista. Se davvero credevano nel loro Piano B dovevano starsene zitti e sorridenti, dire che l’euro è importante e che sì, alcune cose erano da rivedere, arrivare al tavolo con qualche alleato (forse ne avrebbero trovati, forse no) e discutere. Duramente. Ma sempre senza sfidare la logica.

L'APPUNTAMENTO CON LE EUROPEE. Prendiamo per esempio una frase di Borghi: «C’è un contratto di governo da rispettare, dovremo discutere di deficit con l’Ue e non stiamo parlando di un paio di miliardi». Il contratto di governo quindi è legge, le regole della moneta unica sottoscritte dall’Italia no. Il popolo lo vuole. Ma non fu lo stesso popolo a volere l’euro? No, fu l’élite traditrice. Ah, ma perché non l’abbiamo subito sfiduciata? E se fosse adesso solo una nuova élite a voler uscire? Ci siamo mai contati, sull’euro? Lo faremo probabilmente a maggio 2019 con il voto europeo. Ma è una data lontanissima che il mercato finanziario italiano non può aspettare. Deve sapere prima.

ADIOS E BUEN VIAJE. Bene, usciamo da quelle regole. Cioè dall’euro. Non è che possiamo andare a Bruxelles e Francoforte e sbattere i pugni sul tavolo dicendo che vengono prima gli italiani e che vogliamo spendere subito alcune dozzine di miliardi in deficit e altro verrà e pensare che nulla accada. Dobbiamo dire adios amigos. Buen viaje, ci risponderanno quelli.

IL BLUFF SARÀ SCOPERTO. L’abisso è tale, che anche agli insensati che hanno giocato e stanno giocando questa carta tremeranno i polsi. L’economista e giornalista Ferdinando Giugliano ha scritto su Bloomberg che «Bruxelles è pronta ad adottare con i governanti populisti di Roma lo stesso approccio scelto per i negoziatori britannici della Brexit: la richiesta di una specie di status anomalo e vantaggioso sarà presto cestinata». Certo, Frau Merkel, la tanto vituperata Frau Merkel, ha aperto una breccia con il suo «parliamoci». Ma se la situazione precipita occorrerà mettere le carte in tavola senza avere pronto il piano B. E si vedrà il bluff, da piccoli terroristi maldestri.

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