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Abile a chi?
9 Giugno Giu 2018 1400 09 giugno 2018

Disabilità, il governo M5s-Lega ai primi passi: urgono stampelle!

Aiuti «una tantum», tagli alla spesa, promesse disattese e retoriche stantie. Ecco i primi, poco rassicuranti passi del nuovo esecutivo gialloverde e del ministro Fontana.

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I nostri governanti stanno lavorando sodo anche per noi persone con disabilità. Deve esser loro giunta voce che, fatta eccezione per qualche associazione storicamente impegnata nella tutela dei diritti (e doveri) dei cittadini disabili, l’Italia non ha una consolidata storia di attivismo in questo campo. Credo proprio che il loro principale obiettivo, non dichiarato all’interno del Contratto di governo ma non per questo meno nobile degli altri, sia quello di dare una spinta propulsiva al movimento di attivisti italiani. E ci stanno riuscendo benissimo. Infatti i primi segnali che arrivano dalle due forze politiche a capo del Paese (soprattutto dalla Lega) in questi giorni stanno risvegliando e facendo scendere in piazza anche i più pantofolai tra noi.

FONTANA E QUELLA STRANA IDEA SUI DIRITTI. Le dichiarazioni che il ministro Fontana ha rilasciato a Radio Radicale e l’intervista concessa a La Repubblica da Alberto Brambilla, l’esperto in materia di previdenza della Lega, lasciano molto più spazio alle perplessità che alle certezze, per non pensare alle speranze che, almeno per quanto mi riguarda, sono sempre state poche. L’onorevole Fontana ha affermato: «[…] ritengo che il grado di civiltà di uno Stato si basi sull’aiuto che riesce a dare in particolare alle persone che hanno più difficoltà e sicuramente, tra queste, ci sono i disabili e le famiglie che magari hanno al loro interno un disabile grave». Già questa sola dichiarazione, pronunciata da un uomo di Stato, pungola un po' la iena dormiente (ma non troppo) che c’è in me. Io credo, egregio ministro, che il grado di civiltà di uno Stato si misuri sulla difesa dei diritti dei suoi cittadini e che tutti i provvedimenti a loro beneficio adottati concretamente da un governo non siano “aiuti” ma strategie e azioni utili al conseguimento dell’obiettivo, che è appunto garantire il rispetto di quei diritti.

UNO STATO LAICO GARANTISCE TUTTI I SUOI CITTADINI. Gli aiuti, onorevole, si elargiscono... oppure no. Offrirli o esimersi dal farlo dipende dalla coscienza individuale che, per sua stessa natura, è soggettiva. I monarchi assoluti di un tempo concedevano aiuti al loro popolo, una tantum. Anche i Vangeli invitano caldamente i cristiani a sostenersi gli uni con gli altri caritatevolmente (chissà se in Vaticano il concetto è stato recepito da tutti). Le singole persone, per senso civico, dovrebbero essere solidali verso gli altri. Ma uno Stato laico come è l’Italia non aiuta nessuno, bensì fornisce tutti gli strumenti necessari perché i suoi cittadini siano messi nelle condizioni di provvedere da soli al loro sostentamento e alla loro salute, intesa nel senso più ampio del termine. Non mi dica che intendeva affermare proprio ciò che ho appena scritto! Se fosse così, onorevole, mi permetto umilmente di consigliarLe di prestare attenzione alla scelta dei vocaboli che usa perché, come sostengo da sempre, il linguaggio non è pura forma ma sostanza, in quanto genera la realtà.

Uno Stato laico come è l’Italia non aiuta nessuno, bensì fornisce tutti gli strumenti necessari perché i suoi cittadini siano messi nelle condizioni di provvedere da soli al loro sostentamento e alla loro salute

L’intervista continua e sorprendiamo il ministro dichiarare che andrà cercato qualche «escamotage» perché le persone disabili vengano aiutate più che in passato. Sinceramente che il ministro della Famiglia e della disabilità parli di escamotage per aiutare e non faccia il minimo riferimento a leggi e linee programmatiche già esistenti, suscita in me la stessa reazione che mi provocherebbe la visione di un film di Dario Argento. Ma provando ad attingere ad altre fonti in cerca di conforto, finisco per cadere dalla padella alla brace. Infatti, a qualche giorno di distanza dall’onorevole Fontana, anche Alberto Brambilla ha deciso di dare il suo contributo alla causa di tutti noi italiani e italiane con disabilità. Lo annuncia in un’intervista rilasciata a La Repubblica in cui dichiara fattibile, a suo parere, abolire la Legge Fornero e ridimensionare le previsioni di spesa, come aveva già proposto mesi fa. Nello specifico secondo lui sarebbe sufficiente recuperare 5 miliardi l’anno, di cui 1,5 si ricaverebbero sopprimendo l’Ape social, ovvero quella formula di anticipazione della pensione d’anzianità di cui possono godere solo pochissime categorie di lavoratori, tra le quali quelle che assistono familiari disabili o gli stessi lavoratori con disabilità.

BRAMBILLA E L'INNOVAZIONE CHE NON C'È. Bella mossa, signor Brambilla! Ma le sorprese non finiscono qui: «Andrebbe unificato il corpo medico di Inps e Inail», aggiunge, «perché vigili su invalidità e inabilità, togliendo il monitoraggio alle Regioni. Risparmiare il 4%, stanando i furbi, su una spesa da 112 miliardi annui non è fantascienza». Ma, come fa notare la Fish (Federazione italiana per il superamento dell’handicap) in un commento all’intervista, i 112 miliardi annui sono la spesa pensionistica complessiva mentre il risparmio del 4% si ricaverebbe solo dalle pensioni d’invalidità civile, e da quelle di cecità e sordità, nonché da quelle di invalidità per lavoro. Quindi la cifra su cui interverrebbero sarebbe ridimensionata rispetto a quella totale. Inoltre si ipotizza di unificare il corpo medico di Inps e Inail perché vigili su invalidità e inabilità, togliendo il monitoraggio alle Regioni. Ma, spiega ancora la Fish, il monitoraggio di quelle provvidenze non è più compito delle Regioni da molto tempo e la stessa funzione concessoria delle provvidenze assistenziali è in capo all’Inps da alcuni anni. Ancora una volta, dunque, viene fatto riferimento a ciò che è già un dato di fatto, spacciandolo come innovazione. Ritorna anche la retorica della caccia ai “furbi”, tuttavia altrove ho già specificato che, ad esempio, i controlli effettuati dal 2009 al 2015 hanno portato a risparmi molto esigui (dai proventi della «caccia ai falsi invalidi» sono rientrati poco più di un centinaio di milioni e non certo i miliardi millantati da Brambilla.

Per farla breve, se ho ben capito lo scenario che ci si prospetta, stando sempre a quanto dichiarato dai diretti interessati, assomiglia un po' a una festa di carnevale: immagino il ministro Fontana travestito da Babbo Natale che elargisce doni, ma solo ogni tanto e a chi capita e Alberto Brambilla che, nelle vesti di sceriffo di Nottingham, requisisce le donazioni ai “poveri” disabili veri (chi non lavora e vive esclusivamente grazie agli aiuti statali, ovvero la maggioranza tra noi, ricco non lo è di certo a meno che non abbia una famiglia abbiente che lo sostiene) per sacrificarli in nome di un supposto ridimensionamento della spesa pubblica.

LE PROMESSE SULLE PENSIONI DI INVALIDITÀ. E per quanto riguarda il millantato raddoppio delle pensioni d’invalidità, citato nel programma della coalizione di Centrodestra e ripreso nel Contratto di governo, Brambilla sembra ne faccia una questione morale. Dichiara infatti che: «Sarebbe altrettanto giusto raddoppiare le pensioni di invalidità. Ma quelle vere». Sarebbe altrettanto giusto… Sarebbe altrettanto giusto eliminare la fame nel mondo, sconfiggere le mafie e la corruzione, respirare aria e bere acqua non inquinate. Questi sono esempi di dichiarazioni di principio che la gente comunemente afferma. Ma il raddoppio delle pensioni d’invalidità, signor Brambilla, era uno dei punti del vostro programma elettorale, una promessa che avete fatto agli elettori. Quando l’avete dichiarato non avete messo il condizionale ma il futuro dell’indicativo che, come ci hanno insegnato a scuola, indica la certezza che una cosa accadrà. Nel futuro, certo, ma avverrà sicuramente. Come mai ora ha trasformato il futuro in condizionale, tempo non del “certo” ma del “possibile”?

PROPOSTE BARCOLLANTI. Sento un po' puzza di bruciato, che diventa carbonizzato quando leggo che le pensioni che intende aumentare non sono tutte MA quelle vere. Ci risiamo. Non s’offenda signor Brambilla ma la sua creatività scarseggia: ancora la retorica dei “falsi invalidi”. Guardi che mi sta provocando una crisi d’identità. Sono ormai diverse mattine che, guardandomi allo specchio, mi sorprendo a chiedermi: «Ma io sono una disabile vera...o falsa?». La prego, non ci tormenti più con questa storiella, altrimenti Le invierò la parcella dello psicanalista a cui mi rivolgerò per gestire la confusione dell’ “Io” che le Sue illazioni mi stanno provocando. Questi dunque sembrano essere i primi passi che Lega e Movimento 5 Stelle stanno compiendo sul fronte disabilità. A prima vista mi sembrano un po' barcollanti. Cari cittadini e cittadine con disabilità, potremmo offrire loro qualcuno degli ausili che alcuni di noi usano per deambulare. Che dite, vi sembra una buona idea?

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