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11 Giugno Giu 2018 1700 11 giugno 2018

L'amico di Conte al governo e i nomi per Cdp: gli ultimi rumor

Nello Pasquini, avvocato nella City e affiliato della congrega di San Gregorio Magno, verso un incarico. Mentre Valeri e Sarmi vengono bruciati per Cassa depositi e prestiti: avanza Scannapieco?

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Sarà che il drammaturgo Anthony McCarten ne ha scritto una memorabile storia e che il regista Joe Wright, dirigendo un formidabile Gary Oldman, l’ha trasformata in un film da Oscar (“L’ora più buia”), ma mai come di questi tempi è stata evocata la figura di Winston Leonard Spencer Churchill. Forse è per questo, o forse è per la Brexit, o forse perché di statisti come lui non ce ne sono più da troppo tempo e se ne sente maledettamente la mancanza, sta di fatto che il grande politico inglese si è risvegliato dal lungo sonno della storia. E, immancabile sigaro “Romeo y Julieta” stretto tra le labbra e bicchiere in mano, whisky Johnny Walker o champagne Pol Roger che sia, smania dalla voglia di dettare alla fidata segretaria personale Elizabeth Layton lunghe lettere di commento agli avvenimenti odierni. Cui guarda con un misto di curiosità, cinismo e disprezzo. Noi di Lettera43.it, che ci riconosciamo senza riserve tanto nelle sue pubbliche virtù come nei suoi vizi privati, lo abbiamo intercettato e gli abbiamo offerto la nostra libera tribuna per commentare le italiche vicende. E lui ha volentieri accettato. Thank you, sir.

Cari italiani, vi devo confessare che da quando mi sono messo a sbirciare da quassù i vostri potenti o presunti tali, e trascrivo qui ciò che vedo, mi capita di osservare una quantità di cose italiche che mai avrei creduto. E anche se non colgo tutto direttamente, ho uno stuolo di colleghi italiani del Paradiso che cortesemente, ma non senza malizia, mi fanno da segnalatori. Insomma, come avete capito, ci ho preso gusto. E siccome non voglio tralasciare nulla, questa volta vi offro un po’ di appunti in ordine sparso.

TUTTI GLI OCCHI SUL PROFESSORE. Partiamo dal governo, e dal suo numero uno (si fa per dire) Giuseppe Conte, lo sconosciuto che Donald Trump ha circuito, strumentalizzandolo clamorosamente, in occasione del G7 in Canada. Tutti sono andati a rovistare negli interstizi della vita del professore, specie dopo aver scoperto le furbe calibrature del suo curriculum: la Jaguar che non si addice a un “avvocato del popolo”; l’ex moglie dall’intrigante aspetto, Valentina Fico (cognome predestinato), legale dell’Avvocatura dello Stato; l’attuale compagna, l’eterea Olivia Paladino, figlia del padrone dell’hotel Plaza di Roma, Cesare Paladino.

IL GIALLO DELLO STUDIO ALPA. E ancora: il giallo della sua partecipazione allo Studio Alpa, uno dei più prestigiosi di Roma, con Conte che sostiene nel cv ufficiale di «aver aperto dal 2002 con il prof. avvocato Guido Alpa un nuovo studio legale, dedicandosi al diritto civile, al diritto societario e fallimentare», e Alpa che lo smentisce e rimuove il suo nome dal sito; gli studi a Villa Nazareth, sede della Comunità Domenico Tardini e poi collegio universitario per opera del cardinale progressista Achille Silvestrini, fucina di formazione di uomini della sinistra Dc, tra cui Giuseppe Busìa, già segretario generale dell’Authority della Privacy e ora, visti i suoi costanti rapporti con Conte, destinato ad assumere lo stesso ruolo a Palazzo Chigi.

Nello Pasquini.

Nessuno, però, ha parlato di Nello Pasquini. Anche lui come Conte avvocato (italiano e inglese) con qualche timido titolo accademico e una forte passione per le onorificenze, per cui va fiero del suo titolo di comandante dell’Ordine di San Gregorio Magno, un ordine cavalleresco della Santa Sede creato nel 1831 da papa Gregorio XVI, anche se comandante è solo l’ultima classe di benemerenza (preceduta da cavaliere di gran croce, commendatore con placca e commendatore semplice) e lo sono anche Mauro Masi, Paolo Peluffo e Massimo Sarmi.

L'AMICO DEL CUORE DEL PREMIER. Insomma, sono così simili, i due, da aver coltivato un’amicizia molto stretta fino al punto che si può dire che Pasquini sia l’amico del cuore del presidente del Consiglio. Tanto che c’è chi giura che quando Pasquini è a Roma viene ospitato nella casa di Conte a Vicolo Savelli, e quando Conte va a Londra è ricambiato. E sì, perché Pasquini vive nella mia amata città, dove esercita come avvocato commerciale specializzato in una vasta gamma di transazioni transfrontaliere nello studio, situato vicino alla Cattedrale di St. Paul, denominato “Pini Franco LLP” e fondato da Domenico Pini e Rocco Franco.

PRONTO PER LUI QUALCHE INCARICO. Nello studio, che ha una clientela di italiani residenti a Londra, Pasquini non è uno dei cinque partner, ma solo uno dei sei associati. Inoltre, come si legge nella presentazione del sito dello studio legale, tiene lezioni all’University College di Londra e all’Università di Oxford presso l’Istituto di diritto europeo e comparato. È pure docente del British Institute of International and Comparative Law e rappresentante inglese dell’Italian Bar Council. Preparatevi, perché scommetto che gli sarà dato qualche incarico di governo o sottogoverno.

Sarmi si è attaccato a Giorgetti per ottenere l’ambito posto che Gallia lascia libero alla Cassa. Incurante del fatto di essere stato a destra che più a destra non si può

E a proposito di incarichi, vi segnalo la bravura di un giornalista de il Fatto Quotidiano, Giorgio Meletti, che nel giro di un paio di giorni prima ha impallinato - credo definitivamente, vista anche la dichiarazione di non disponibilità dell’interessato - Flavio Valeri e poi Massimo Sarmi come possibili candidati del governo giallo-verde alla carica di amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti (Cdp).

PRESSIONI SU DAVIDE CASALEGGIO. Il banchiere della Deutsche Bank - ma come, i tedeschi non sono i vostri nemici?! - aveva lavorato sodo, e non da ieri, con Davide Casaleggio per accreditarsi nel mondo pentastellato. Ma le indiscrezioni, condite con molto pepe, de il Fatto hanno messo una pietra pressoché tombale sulle sue velleità.

UN 70ENNE CON UN 50ENNE? Invece Sarmi si è attaccato ai polpacci di Giancarlo Giorgetti per ottenere l’ambito posto che Fabio Gallia lascia libero alla Cassa. Incurante del fatto di essere stato a destra che più a destra non si può (amico di Gianfranco Fini e Andrea Ronchi, da amministratore delegato di Poste accusato di aver favorito assunzioni a gogò per blandire il ministro Maurizio Gasparri), ma soprattutto incurante del fatto di essere un settantenne che dovrebbe fare coppia a Cdp con un presidente cinquantenne, Massimo Tononi.

Salvini e Di Maio litigano sui nomi per Cassa depositi e prestiti

Gli aveva ceduto ministeri (Istruzione, Pubblica amministrazione, l'ultima parola sull'Economia). Aveva accettato di non portare nella squadra il suo Richelieu, Vincenzo Spadafora.

Per la verità il leader leghista diventato vicepresidente del Consiglio aveva già dato la sua parola a Giuseppe Guzzetti, che come presidente dell’Acri oltre a indicare Tononi vuole avere garanzie sul buon funzionamento di Cdp, sulla candidatura di Dario Scannapieco, vicepresidente della Banca europea degli investimenti.

«SAREBBE QUESTO IL CAMBIAMENTO?». Ma Giorgetti è quello che ha voluto Sarmi alla presidenza dell’autostrada Milano-Genova e fatica a tenere a bada le sue pressioni, che si sono rivolte anche a Matteo Salvini. Ed è in quel momento che arriva la botta di Meletti, un articolo che toglie a Sarmi la pelle. «Il governo del cambiamento ha trovato l’uomo giusto per la Cdp: Sarmi, 70 anni, i titoli tipici di chi ha combattuto una vita contro le élite. Commendatore dell’ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, cavaliere di Gran Croce, commendatore dell’Ordine di San Gregorio Magno, quattro mandati alle Poste, dove assunse il fratello di Angelino Alfano…».

LA PALLA AL MINISTRO DEL TESORO TRIA. E Meletti non sapeva che anche Nello Pasquini è un affiliato della congrega di San Gregorio Magno. Ora sarà difficile per il ministro del Tesoro Giovanni Tria, che formalmente deve decidere su Cdp, non tenerne conto.

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