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Politica
11 Giugno Giu 2018 1915 11 giugno 2018

Comunali e Aquarius: perché crescono i mal di pancia nel M5s

L'aumento di consensi della Lega alle Amministrative e i risultati del Movimento allarmano gli attivisti. Mentre il pugno duro di Salvini sugli sbarchi crea rotture interne. Fico, Nugnes, Nogarin: gli scontenti.

  • Francesca Carli
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La linea è chiara: le Comunali sono state un successo, in altre parole «Davide continua a vincere contro Golia». A dettarla è stato Luigi Di Maio che parlando all'indomani del voto ha puntato il dito come sempre contro i media. Colpevoli, secondo il capo politico del Movimento 5 stelle, di raccontare «sempre la solita solfa, che siamo in affanno, che rispetto alle Politiche è andata male e che quindi siamo prossimi alla scomparsa».

EPPURE CI SI ASPETTAVA DI PIÙ. Eppure, percentuali alla mano, il M5s è sì cresciuto in molte città rispetto al 2013, ma visto l'exploit del 4 marzo 2018 - che era un appuntamento nazionale e quindi non paragonabile alle Amministrative - magari ci si sarebbe aspettato qualcosa di più (leggi anche: Comunali, luci e ombre per il M5s). Invece la parte del leone continua a farla la Lega di Matteo Salvini.

UN'ALLEANZA SQUILIBRATA. Nonostante le rassicurazioni di Di Maio, la preoccupazione di molti attivisti circa un appiattimento sui temi cari al Carroccio resta. Soprattutto davanti al pugno duro del ministro dell'Interno sull'immigrazione. Più facile da realizzare che non il reddito di cittadinanza o l'abolizione, poi diventata semplice correzione, della riforma Fornero sulle pensioni, essendo gli hashtag a costo zero e a massimo rendimento. Questo mentre il premier Giuseppe Conte, di emanazione pentastellata, da Amatrice preferisce glissare sul tema, annunciando un vertice a Palazzo Chigi e nulla più, e Salvini da titolare del Viminale detta la linea durante una conferenza stampa.

Il post di Matteo Salvini.
ANSA

Al di là delle dichiarazioni di Di Maio, il M5s di governo da un lato comincia a pagare in termini di consenso la nascita del governo giallo-blu (ribattezzato così dalla stessa Lega che da tempo ha abbandonato il colore verde), dall'altro al suo interno deve gestire un fronte critico nei confronti dell'alleato. Prima sull'intesa con la Lega, poi sulle esternazioni del ministro della Famiglia Lorenzo Fontana e ora sulla decisione di Salvini di chiudere i porti italiani, ingaggiando, sulla vita di 629 persone tra cui minori e donne incinta, un braccio di ferro con Malta.

FICO IN DIFESA DELLE ONG. Già venerdì 8 giugno Roberto Fico aveva appeso un attimo gli abiti istituzionali e commentando l'incontro avuto con una delegazione di Medici senza frontiere (Msf) era tornato a vestire quelli più comodi dell'attivista. «Chi fa solidarietà ha tutto il supporto dello Stato», ha dichiarato il presidente della Camera. «Lo Stato deve essere vicino a chi soffre, ai più deboli, a chi viene considerato ultimo. La loro sofferenza è la mia sofferenza, la loro ricerca di dignità è la mia ricerca della dignità».

NOGARIN, STRAPPO E RITORNO. Dopo Fico, a prendere pubblicamente le distanze dall'alleato Salvini è stato il fedelissimo Filippo Nogarin, sindaco di Livorno, che aveva dato la disponibilità della città ad accogliere i migranti dell'Aquarius. «Io capisco perfettamente che si voglia dare un segnale all'Europa chiedendo un cambio di passo sulle politiche migratorie», aveva spiegato il primo cittadino su Facebook, «ma questo braccio di ferro con Bruxelles non può essere fatto sulla pelle di centinaia di uomini, donne e bambini».

Il post (poi cancellato) di Filippo Nogarin.

ll post però ha avuto vita breve. Dopo poche ore infatti è stato cancellato. «Questa è una posizione mia personale come sindaco della città», ha chiarito. «Nel momento in cui mi sono reso conto che oggettivamente questo poteva creare dei problemi al governo mi è sembrato corretto rimuovere il post». Ma nessuna abiura. «Quella rimane comunque la mia posizione e credo di interpretare quella di una città che, rispetto a queste tematiche, ha sempre avuto una grande sensibilità».

Anche la senatrice Paola Nugnes, eletta in Campania e vicina a Fico, ha preso le distanze dalla linea anti-sbarchi. Nella sua ultima denuncia social, citando dati Istat, ha smontato alcuni luoghi comuni sui migranti. Dal rischio islamizzazione al "sono tutti clandestini", fino ai sempreverdi "li manteniamo noi" o "aiutiamoli a casa loro".

Da dati ISTAT No, gli immigrati clandestini non vengono in Italia coi barconi, solo il 10% dei migranti clandestini...

Geplaatst door Paola Nugnes op zondag 10 juni 2018

Il fronte critico però dopo l'apertura di Sanchez è tornato all'ordine, almeno ufficialmente. L'annuncio di Madrid è stato salutato come un successo del governo. Il primo è stato Salvini, e l'alleato ha seguito a ruota. «Da tempo l'Italia chiede all'Europa di farsi carico con solidarietà sugli sbarchi», ha dichiarato Fico. «Il gesto della Spagna va in questa direzione e penso che questa sia la strada da percorrere, quella del rispetto della Costituzione, della solidarietà che però deve essere condivisa anche dagli altri Paesi europei».

L'ENTUSIASMO DI TONINELLI. Entusiasta Danilo Toninelli. «L'Italia non si tira mai indietro quando si tratta di salvare vite umane», ha detto il ministro dei Trasporti, «ma chiede agli altri di fare lo stesso, anche allo scopo di garantire una migliore accoglienza e un miglior trattamento ai naufraghi che arrivano sulle nostre coste. Il vero obiettivo, comunque, è quello di far sì che il nuovo modello di cooperazione risolva il problema alla radice, nei luoghi di provenienza, evitando il più possibile la partenza delle imbarcazioni alla volta della sponda Nord del nostro mare». È il «segno di un nuovo vento di solidarietà e condivisione che spira in Europa su questa emergenza», ha aggiunto Toninelli. Mentre il Blog invitava gli attivisti a ragionare su fatti e non sull'onda emotiva.

Danilo Toninelli.
ANSA

Sarà sufficiente per placare i mal di pancia della base più a sinistra e del fronte a Palazzo Madama che secondo alcuni retroscena conta oltre a Nugnes e a Elio Lannutti pure Nicola Morra, Gianluca Ferrara, Saverio De Bonis, Matteo Mantero - pro legge sul biotestamento -, Alessandra Maiorino (attivista per i diritti Lgbt) e Gianmarco Corbetta, attivista No Pedemontana?

CI SONO PURE DEFEZIONI LOCALI. Il malcontento tra l'altro si respira anche tra i portavoce a livello locale. Tra le defezioni più recenti, quella della consigliera comunale di Bologna Dora Palumbo che ha dichiarato: «Oggi ho preso le distanze dal M5s perché ritengo che abbia abbandonato i suoi principi fondanti. L'alleanza-contratto con la Lega è un'alleanza con la Casta, quella Casta che per tanti anni avevamo combattuto». Sempre tra i "fichiani" ha lasciato anche la collega napoletana Francesca Manna, ufficialmente per impegni di lavoro. In realtà non è sfuggito il fatto che Manna fosse assente ingiustificata durante l'ultima visita a Napoli di Di Maio dopo la richiesta di impeachment nei confronti del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

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