I 400 colpi
Emilio Del Bono
12 Giugno Giu 2018 0920 12 giugno 2018

Il Pd studi il caso Del Bono e ne faccia tesoro

A Brescia i democratici hanno potuto contare su un sindaco e un’amministrazione che hanno fatto bene, che sono riusciti a valorizzare la comunità locale armonizzando le sue componenti. I dem per il loro riscatto dovrebbero ripartire da lì, non dall’irrisione dell’avversario.

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I casi virtuosi sono talmente pochi che il Pd farebbe bene a studiarli con attenzione e imitarne le buone pratiche. Parliamo di Brescia, che è diventata un po’ la sua ridotta del Nord dopo che il sindaco Emilio Del Bono è stato riconfermato al primo turno con grande messe di consensi. A Vicenza e a Treviso è invece andata peggio e la destra ha stravinto. Citiamo le due città venete perché il loro tessuto socioeconomico è molto simile a quello della città lombarda. Realtà dove i capannoni industriali sono numerosi quanto i campanili, dove l’immigrazione è molto alta e per la gran parte virtuosa, visto che fornisce manodopera alla miriade di piccole e media aziende presenti sul territorio. Eppure nel Nord Est la destra ha stravinto, nel caso di Vicenza cancellando otto anni di amministrazione Pd che invece a Treviso, la città dello storico sindaco leghista Giancarlo Gentilin (a 89 anni si è appena risposato, auguri) che toglieva dai parchi le panchine perché gli extracomunitari non si potessero sedere, è stata un’eccezione.

VINCERE SENZA ESSERE ARROGANTI. A Brescia, evidentemente, il Pd ha potuto contare su un sindaco e un’amministrazione che hanno fatto bene, che sono riusciti a valorizzare la comunità locale armonizzando le sue componenti. Del Bono la spiega così: «Abbiamo vinto perché non siamo stati arroganti, con un centrosinistra che si è allargato al civismo, che ha tenuto assieme tante anime». Quello che gli ha portato bene, azzardiamo noi, è stata la conferma dell’alleanza tra le forze produttive e la cultura cattolica e solidarista da sempre presente attraverso la diocesi e istituzioni collegate in città (giornali, case editrici come La Scuola, associazioni di volontariato). Un’alleanza che altrove si è invece rotta, basti pensare al senso di tradimento e sconforto dei veneti di fronte allo scandalo del loro sistema bancario che ha bruciato i risparmi di una vita.

l patto stipulato da Del Bono e la sua amministrazione con gli elettori ha dunque tenuto, irrobustito anche da uno spirito di sano pragmatismo che il sindaco definisce come un’attitudine che premia «l’affidabilità e lo stare dentro le cose»

In Veneto la Lega è sempre stata molto forte, anzi potremmo dire che vi è nata sotto i vessilli del leone di San Marco, ma col passare del tempo ha potuto ingigantire a dismisura il suo serbatoio di consensi proprio per il tradimento di una classe dirigente che ha sacrificato al dio denaro lo sviluppo urbanistico e culturale dei territori che amministrava. A Brescia evidentemente questo non è avvenuto, il rapporto tra capitale, lavoro e tutela dell’identità e della tradizione locale è stato perseguito senza eccessivi squilibri. Il patto stipulato da Del Bono e la sua amministrazione con gli elettori ha dunque tenuto, irrobustito anche da uno spirito di sano pragmatismo che il sindaco definisce come un’attitudine che premia «l’affidabilità e lo stare dentro le cose».

L'ESEMPIO DI BRESCIA PER FAR RIPARTIRE IL PD. Ecco, il Pd per il suo riscatto dovrebbe ripartire da lì. Non dall’irrisione dell’avversario ricorrendo a Lombroso o a slogan vuoti e stereotipati la cui funzione è solo autoconsolatoria. Né dipingendo i nuovi padroni, che sono stati democraticamente eletti, come degli usurpatori da combattere evocando una nuova resistenza. Bisogna capire le ragioni di una sconfitta, prendere posizione a ragion veduta e non per pavloviana antitesi. Bisogna andare a Brescia (adesso che il sindaco è stato confermato i notabili del partito non rischierebbero più con la loro presenza di fargli del male), studiare bene l’isola felice di Del Bono, e farne tesoro .

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