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Migranti ed Europa
Salvini
12 Giugno Giu 2018 1800 12 giugno 2018

Unione europea, il bivio a cui ci porta la linea di Salvini sui migranti

Su Aquarius la Commissione Ue ci difende. Ma rischiamo lo strappo coi Paesi del Mediterraneo e, sulla Turchia, anche con la Germania. Comunque vada, il leader della Lega uscirà vincitore.

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«L'Italia è stata molto europea negli ultimi anni, l'Italia è da ringraziare». Il tempo utilizzato dal Commissario alle migrazioni Dimitri Avramopolous non è casuale, ma nonostante la vicenda dell'Aquarius - un incidente, lo definisce - la Commissione europea ha deciso di schierarsi al fianco dell'Italia, in parte per gli sforzi e l'isolamento subito negli anni passati, in parte per paura di un vero strappo con il governo del presente. Esattamente come l'11 giugno aveva ridotto la questione Aquarius a un problema bilaterale tra Roma e La Valletta, il 12 giugno la Commissione non ha voluto commentare le accuse di violazione del diritto internazionale arrivate all'Italia da parte di Francia, Spagna e Malta. E nemmeno il giudizio più politico arrivato dall'Eliseo - Emmanuel Macron ha definito la scelta del nostro esecutivo «cinica e irresponsabile».

UE COMPATTA SULLE FRONTIERE ESTERNE. La Commissione, la stessa che si è arresa di fronte al fallimento dei ricollocamenti di fatto rifiutati dagli Stati, prosegue nella sua strategia di assecondare la politica dei Paesi membri, cercando di smussare, di conciliare, di oliare il compromesso. Punta sul rafforzamento alle frontiere esterne, il solo nodo su cui tutti sono d'accordo - ormai non si contano gli appelli a creare campi per vagliare le richieste di asilo in Paesi extra Ue e nel Nord Africa. E intanto promette di sostenere l'Italia finanziariamente e praticamente: dal 2015, tra fondi per la sicurezza e quelli per la migrazione il nostro Paese, ha già incassato 847 milioni di euro per la gestione delle migrazioni, i rimpatri, i ricollocamenti e le attrezzatura militari e non per il controllo delal costa. Ma ormai un'altra linea rossa è stata superata.

SUPERATA UN'ALTRA LINEA ROSSA. Non è vero che l'Italia non ha rispettato le regole sul salvataggio - è la nostra guardia costiera che ha salvato i migranti dell'Aquarius, anzi alcuni dicono che li abbia stipati sulla nave proprio per un'operazione di immagine più potente. Ma di certo ha calpestato il principio del porto sicuro più vicino. Si tratta dell'ennesima picconatura al rispetto dei diritti all'interno dell'Ue, dopo i respingimenti della guardia costiera libica o quelli operati dalla polizia francese alla frontiera di Ventimiglia. Ma questa volta i toni sono esplosi facendo a pezzi i rapporti tra Stati che si affacciano sul Mediterraneo. Accuse reciproche, comunicati rozzi, sgarbi istituzionali e una visita a Parigi che rischia di saltare. Con una sola domanda: a cosa ci porterà tutto questo?

Poche ore prima del comunicato dell'Eliseo, il portavoce di En Marche aveva chiamato l'atteggiamento dell'esecutivo italiano «vomitevole». E mentre Palazzo Chigi con un comunicato ha ringraziato la solidarietà della Spagna e invece condannato il cinismo di Parigi, i consiglieri - anzi, deputati - del Movimento 5 Stelle della regione Sicilia hanno lasciato l'aula dove era ospite la presidente della Repubblica di Malta in un moltiplicarsi dei conflitti che già, peraltro, non mancavano.

E ORA CI ISOLIAMO DAI PAESI DEL MEDITERRANEO? Fonti del Consiglio avevano già anticipato che al vertice europeo di fine giugno i leader si concentreranno sulla riforma dell'Eurozona, sulla quale dopo i segnali arrivati dalla Germania un compromesso anche su un numero deludente e limitato di punti - backstop bancario e forse ruolo dell'Esm - sembra addirittura più facile. Sui migranti invece il dossier sembra rimandato almeno a settembre e in ogni caso destinato a essere riaperto sotto la presidenza del governo di centrodestra ed estrema destra austriaco. Gli appelli del parlamento europeo - il 12 giugno il leader dei liberali Guy Verhofstadt ha addirittura ipotizzato di portare il Consiglio di fronte alla Corte Ue per omissione di atti - paiono dunque destinati a cadere nel vuoto. Ma da qui ai prossimi mesi, la domanda è cruciale, l'atteggiamento più aggressivo dell'Italia pagherà o no? Un primo banco di prova è il 13 giugno: gli ambascatori degli Stati Ue dovrebbero approvare il via libera alla seconda tranche di fondi destinati a finanziare la Turchia per il controllo della frontiera.

Roma è pronta a mettere il veto per paura che, concentrati i fondi per tamponare la rotta balcanica, gli Stati Ue abbiano ancora meno motivazioni a finanziare il Trust fund for Africa, ovvero il fondo con cui l'Ue sta pagando per smantellare le rotte delle migrazioni nei Paesi del Maghreb e del Sahel, e che utilizza per la maggioranza - 2,98 miliardi su 3,39 - i finanziamenti destinati alla cooperazione allo sviluppo. I primi due contribuenti sono Germania e Italia; la Francia che pure è meno interessata dalla rotta balcanica ha investito appena 9 milioni di euro, anche se Parigi è l'unica capitale ad avere in Magheb un esercito impegnato in missioni anti-terrorismo. Ma intanto la questione è: come reagiranno i Paesi amici come la Germania, che è stato lo Stato a noi più vicino sul dossier, di fronte a un no italiano? Su Dublino l'Italia aveva trovato una posizione comune con i Paesi del Mediterraneo - Spagna, Malta, Cipro, Grecia - e tutti insieme si erano opposti alla possibilità di pagare invece di accogliere una quota di rifugiati e anche alle regole sullo Stato di primo ingresso. Ora di Malta non vogliamo nemmeno ascoltare la presidente, della Spagna al massimo apprezziamo la reazione tempestiva ma non vogliamo sentir parlare di illeciti. Quanto gli alleati saranno pronti a passare sopra alla retorica da campagna elettorale permanente?

VERSO LA CAMPAGNA ELETTORALE PERMANENTE. Con i negoziati in questo stato, i partiti al governo credono di non avere nulla da perdere. E del resto il veto all'accordo con la Turchia e il no alla proposta su Dublino erano pienamente condivisi anche dal governo uscente. Ma il clima si sta rapidamente deteriorando. E mentre anche l'incontro tra Macron e Giuseppe Conte rischia di saltare, la strategia leghista - perché di certo è la Lega la forza trainante - ha due possibili sbocchi. O davvero si rivela essere più efficace di anni di impegno e negoziati o rischia di isolarci su uno dei dossier più sfruttati dalla politica nostrana e, peraltro, contro l'evidenza dei numeri - abbiamo meno rifugiati e meno stranieri rispetto al numero di abitanti dei maggiori Paesi europei. Se fosse vera la prima opzione, sarebbe una pessima notizia per l'Europa e per i suoi meccanismi ancora totalmente scomposti: sarebbe la vittoria del più forte come è in politica estera, ma come non dovrebbe essere in una comunità di diritto come l'Ue. Se si rivelasse vera la seconda, invece, il Paese avrebbe tutto da perdere, mentre chi ha messo in campo questa strategia avrebbe praterie per accusare ancora una volta l'Europa e i Paesi vicini. Possiamo tornare al punto di partenza: anche questa è una pessima notizia.

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