Stadio Roma: si valuta stop progetto
Inchiesta stadio Roma
Grancio
Politica
13 Giugno Giu 2018 1844 13 giugno 2018

M5s, la ex Grancio: «Io sospesa per le critiche allo Stadio della Roma»

La consigliera comunale passata al misto ricorda le perplessità sul piano. E ricorda: «Conobbi Lanzalone insieme con Fraccaro e Bonafede».

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«Non mi aspettavo tanto, ma non sono meravigliata. Attendiamo l'esito dell'inchiesta». A parlare è la consigliera comunale Cristina Grancio, ex M5s, la cui rottura col Movimento e la Giunta Raggi cominciò proprio con le sue critiche allo Stadio della Roma. «In questo anno e mezzo ho sempre chiesto approfondimenti giuridici sulla vicenda (qui le tappe del progetto). Alla sindaca avevo già tempo fa espresso tutte le mie perplessità. E anche al gruppo M5s. Per tutta risposta ho ricevuto la prima sospensione dal Movimento a giugno 2017. La sospensione fu poi ritirata per trasformarsi in espulsione dal gruppo consiliare lo scorso aprile dopo dissidi su un'altra vicenda urbanistica».

QUANDO FERRARA ATTACCÒ GRANCIO. L'inchiesta vede tra i nove arrestati il costruttore Luca Parnasi, il consulente M5s Luca Lanzalone e tra i 27 indagati anche il capogruppo M5s al Consiglio comunale Paolo Ferrara che si è autosospeso. Fu proprio lui il 16 marzo 2018 a mettere all'angolo Grancio che aveva votato no alla delibera su piazza dei Navigatori. «Il Movimento 5 stelle ha delle regole e chi rispetta le regole è del Movimento 5 stelle», tuonò Ferrara. «Cristina Grancio non ha mai dato nessun contributo: cambi poltrona, si sposti in una di quelle delle opposizioni in modo da liberarci da una macchia nera che deturpa la bellezza del nostro gruppo». Secondo gli inquirenti il pentastellato avrebbe avuto nei confronti di Parnasi «un atteggiamento di favore che si è manifestato attraverso un'ampia e completa disponibilità a fornire allo stesso informazioni» sull'iter del progetto, «culminato nel voto favorevole da lui espresso, in data 14.06.2017, alla dichiarazione di pubblico interesse dello stesso». In cambio Ferrara avrebbe ottenuto dal costruttore un progetto per il restyling del lungomare di Ostia, suo bacino elettorale.

Quando ho letto che Lanzalone era stato arrestato mi si è gelato il sangue. Perché è venuto tra noi, è venuto a consigliarci. È inquietante

Cristina Grancio, ex M5s

Grancio racconta anche di aver conosciuto Lanzalone insieme con gli attuali ministri Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede, «quando vennero in Campidoglio coi consulenti del suo studio che dovevano essere a supporto della questione stadio, perché si voleva andare in annullamento della delibera di Marino». Venendo da Genova, continua Grancio, «si diceva potesse essere stato Grillo in persona a proporci questo studio. I dubbi che mi vennero guardando il suo cv riguardavano il fatto che non avesse esperienza né da urbanista né da amministrativista». «Quando ho letto che Lanzalone era stato arrestato mi si è gelato il sangue», ammette la consigliera comunale. «Perché è venuto tra noi, è venuto a consigliarci. È inquietante».

«CONTRO DI ME UN ACCANIMENTO INGIUSTIFICATO». «Sentivo intorno a me un clima di violenza psicologica esorbitante rispetto a quello che chiedevo durante le commissioni e le riunioni di maggioranza, un accanimento ingiustificato», ricorda Grancio. «Io in commissione chiesi di poter chiamare il curatore fallimentare della Sais che era la proprietaria dei terreni di Tor di Valle poi venduti a Parnasi. Feci tutta una serie di puntualizzazioni di tipo normativo. E non capivo tutto questo accanimento contro di me. Oggi forse l'ho capito. È una soddisfazione amara, soprattutto per la città».

LA FINE DEL TAVOLO URBANISTICA. «Il tavolo urbanistica del M5s aveva fatto una serie di osservazioni e poi fu esautorato dal suo ruolo che era quello di supportare i consiglieri quando erano all'opposizione», sottolinea la consigliera capitolina, «e nel momento in cui continuava a porre questioni di legittimità fu detto che non parlava a nome del Movimento e fu fatto fuori. Il tavolo e io abbiamo posto delle perplessità anche a Lanzalone ma non abbiamo avuto mai risposte». E, ancora: «Quando venne chiesto all'avvocatura capitolina il parere sulla possibilità di revocare in autotutela la delibera di Marino, prima dell'accordo sul nuovo progetto di stadio, la sindaca decise di secretarlo e questo mi insospettì perché ci sono 48 consiglieri che hanno il diritto e il dovere di votare in piena coscienza».

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