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Salvini, ho il Paese dietro di me
Frontiere
13 Giugno Giu 2018 1653 13 giugno 2018

La linea dura di Salvini con la Francia paga

La politica muscolare del ministro dell'Interno è vincente e riporta l'Italia a essere protagonista in Europa e non più soggiogata all'asse franco-tedesco.

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A nostra memoria, mai è accaduto che l’Italia abbia tirato uno schiaffo in faccia alla Francia come quello del ministro dell’economia Tria che si è rifiutato di andare a Parigi per un bilaterale «se non arrivano scuse al nostro Paese». Men che meno, non è mai accaduto che un premier italiano abbia minacciato di disertare un bilaterale con l’Eliseo per le stesse ragioni. Una politica muscolare del tutto inedita per un Paese da 70 anni soggiogata dal fascino perverso dell’Asse franco-tedesco che pare abbia peraltro effetto, a guardare alle imbarazzate e più che concilianti dichiarazioni del ministro degli Esteri francese, palesemente in imbarazzo per quel «vomitevole» rivolto alla politica italiana per il caso Acquarius dal portavoce di En Marche e ancor più per quel «politica cinica» rivolta sempre per lo stesso caso da Macron.

CONTINUITÀ CON LA LINEA DEL RIO. Di fatto, è chiaro che in questa piccola burrasca il torto è tutto dalla parte francese – con un sovrappiù di arroganza e di disprezzo per le minime ragioni di correttezza - e la ragione dalla parte italiana. Cioè di Matteo Salvini e delle sue recenti scelte. Il bello è che al di fuori delle dichiarazioni di facciata tutte intrise dello sdegno di oppositori, sottovoce, ma col sorriso sulle labbra, molti deputati del Pd non nascondono affatto un apprezzamento pieno per l’operato del ministro dell’Interno. Il perché è presto detto: c’è una continuità piena tra le sue posizioni e scelte e quelle operate per un anno e mezzo da Marco Minniti. Chiusura dei porti alle navi delle Ong inclusa, non fosse stato per l’opposizione dell’allora collega di governo Del Rio, affetto da complessi catto-solidali.

In questo contesto, è facile prevedere che a breve la partita italo-francese si concluderà con una nuova vittoria dell’irruento Salvini: troppo debole e persino sboccata la posizione di una Francia che si indigna per l’Aquarius dopo che ha respinto alle sue frontiere più di 10 mila migranti, facendo morire di stenti persino donne incinte e che sui 9.700 richiedenti asilo che si era impegnata ad accogliere dall’Italia ha finito per prenderne non più di 700. Dunque, dinamiche completamente nuove, irrituali, fuori dalla pluridecennale tradizione diplomatica italiana, che mettono in imbarazzo sostanziale l’opposizione del Pd, tranne che della sua parte sinistra ammalata di un cronico «sinistrismo solidarista» che contribuisce non poco al continuo calo dei sondaggi.

UNA STRATEGIA NON DISSIMILE A QUELLA DI TRUMP. Se il buon giorno si vede dal mattino, avremo dunque anche in Italia un governo che sulla platea europea svilupperà una «strategia del pugile». Non dissimile, nei suoi fondamentali, da quella che ha portato Donald Trump al clamoroso successo del suo incontro col nordcoreano Kim Jong. Con grande scandalo dei media benpensanti e dei cultori del politically correct. E anche questo è un bene. Sarà uno spettacolo interessante.

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