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Politica
14 Giugno Giu 2018 2201 14 giugno 2018

Le frasi di Almirante del '42: «Il razzismo dev'essere cibo di tutti»

Con i voti di M5s e Fdi, il Consiglio comunale ha dato l'ok per una via a Roma al segretario del Msi. Anche se poi la sindaca Raggi ha bloccato tutto. Ecco il suo scritto più contestato, pubblicato sulla rivista La difesa della razza.

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Con i voti di M5s e Fratelli d'Italia, l'assemblea capitolina ha dato il via libera per una via a Roma a Giorgio Almirante, storico segretario del Movimento Sociale Italiano. La delibera ha scatenato le polemiche nel Pd e nella comunità ebraica e in nottata la sindaca Virginia Raggi ha fermato tutto, annunciando che preparerà una mozione per vietare l'intitolazione di strade a esponenti del fascismo. «"Il razzismo ha da essere cibo di tutti", scriveva il fascista Giorgio Almirante nel 1942. È gravissimo che», aveva dichiarato il vice-segretario del Pd del Lazio Enzo Foschi, «il Movimento 5 Stelle si sia unito alle destre per permettere che Roma abbia una strada dedicata ad un razzista, come fu Giorgio Almirante». Il passo citato è uno dei più contestati al leader di destra. È tratto da la Difesa della razza, periodico fondato e diretto dal 1938 - anno in cui vennero promulgate le leggi razziali fasciste - da Telesio Interlandi, nel quale Almirante scriveva e lavorava come segretario di redazione.

«RAZZISMO CIBO PER TUTTI». «Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato Paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d'una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore. Altrimenti finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose, fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani di noi, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali. Non c'è che un attestato col quale si possa imporre l'altolà al meticciato e all'ebraismo: l'attestato del sangue».

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