Duro scontro in Germania sui migranti
Politica
14 Giugno Giu 2018 2020 14 giugno 2018

Germania, l'ultimatum dei falchi ad Angela Merkel sui migranti

La cancelliera contro la linea dura sui profughi dell'asse lanciato dal suo ministro dell'Interno con Austria e Italia. Scontro senza precedenti. Ma stavolta potrebbe restare in minoranza in Germania e nell'Ue.

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L'asse dei volenterosi e la «non volenterosa». Lo scontro di governo che si consuma in Germania, mentre in Italia il neo ministro dell'Interno Matteo Salvini chiude i porti alle navi umanitarie straniere, ha come protagonisti la cancelliera Angela Merkel impuntata nel ridefinire il sistema di accoglienza «in termini europei» contro il suo ministro dell'Interno Horst Seehofer, bavarese dell'ala dura del suo partito della Csu-Cdu, deciso a scavalcarla. Il braccio di ferro tra i due leader è il più grave che si ricordi nei quattro esecutivi Merkel e non promette nulla di buono. A Berlino è stata interrotta la seduta parlamentare del Bundestag dopo l'ultimatum mosso alla cancelliera dal governatore della Baviera, e numero due dopo Seehofer della Csu, Markus Söder.

ASSE COL PREMIER AUSTRIACO. Il 14 giugno 2018 i due rami dell'Unione della Csu-Cdu, i cristiano-sociali bavaresi (Csu) e i cristiano-democratici (Cdu), si sono dovuti riunire separatamente per discutere della linea sulle politiche migratorie e delle modifiche al regolamento di Dublino sui richiedenti asilo. Le sedute distinte hanno seguito le ore di riunione - straordinaria e inutile - della sera precedente tra Merkel e Seehofer. Dopo che, in giornata, il ministro dell'Interno tedesco, anziché partecipare al vertice sull'immigrazione organizzato dalla cancelliera con le associazioni impegnate nell'accoglienza, con una mossa irrituale ha lanciato pubblicamente con il premier austriaco Sebastian Kurz, in visita a Berlino, «l'asse dei volenterosi» tra Austria, Italia e Germania per la «lotta ai clandestini».

Sebastian Kurz con Horst Seehofer.
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Un affronto. Reduce dal blocco in extremis della presentazione del suo Piano sull'immigrazione da parte della cancelliera, Seehofer l'ha immediatamente bypassata, promuovendo un'alleanza con l'omologo austriaco nominato dall'esecutivo tra i cristiano-democratici (Övp) di Kurz e l'estrema destra Fpö, l'esponente della Fpö Herbert Kickl, e con il leader assente della Lega Salvini, per finalità e modalità che Merkel per la gran parte non condivide: rafforzare la cooperazione tra i tre Paesi su sicurezza e antiterrorismo; chiudere anche le frontiere interne; disporre da subito espulsioni indiscriminate; costruire centri di raccolta per migranti fuori dall'Ue in Paesi come l'Albania, per i quali si starebbe muovendo soprattutto l'Austria. Con il sostegno centrale dell'Italia nell'ex protettorato.

IL NODO DELLE ESPULSIONI. La cancelliera ha confermato a Seehofer il suo ok a «rafforzare le frontiere esterne dell'Ue». Quel che non le va giù è il punto del Piano dell'immigrazione di Seehofer sui respingimenti immediati alla frontiera tedesca anche di richiedenti asilo presenti sul suolo tedesco ma registrati prima in altri Paesi, in concreto soprattutto in luoghi di primo approdo quali l'Italia e la Grecia. Sul punto la Csu non è disposta a «compromessi»: nell'ottobre 2018 si vota per le Regionali in Baviera e l'ala più conservatrice e legata all'Austria del partito di Merkel non vuole un altro tonfo di 10 punti come alle Legislative del 24 settembre 2017. «Ne va della nostra credibilità, non possiamo prendere ancora tempo», ha chiosato Söder. Tra Cdu e Csu non ci sono schiarite e si prevedono «negoziati lunghi».

Horst Seehofer e Viktor Orban.
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Nel grande e pericoloso scontro di potere tra Merkel e Seehofer, entrambi i leader si giocano tutto: chi perde muore. Se perde la Csu la cancelliera, al suo probabile ultimo mandato e a capo di larghe intese mai costruite così faticosamente nella storia della Germania, rischia la crisi di governo e la scissione nell'Unione tra cristiano-democratici e sociali. Se invece vince la Cdu, il ministro dell'Interno, sfuggito al declino politico in Baviera traslocando a Berlino, sarà cannibalizzato dai giovani falchi che ormai hanno preso possesso della Csu. Ma anche una fronda della Cdu di Merkel dà ragione ai bavaresi, così si pensa di mettere al voto di fiducia del Bundestag le due visioni contrapposte di Merkel e Seehofer.

«SÌ A FORME LEGALI DI MIGRAZIONE». Nel caos anche i socialdemocratici (Spd) si sono riuniti a discutere. Alla terza grande coalizione con la cancelliera, le danno ragione. Merkel insiste su una visione inclusiva della Germania, uno Stato «aperto che permette ai cittadini di dar forma in modo comune alla nostra società», ha ribadito al termine del vertice sull'immigrazione, al quale ha portato sul palco anche un'attivista che in un articolo recente aveva descritto il ministro dell'Interno tedesco con espressioni di stampo nazista. Prendendo le distanze dal «concetto di Stato di delimitazione e di esclusione» predominante in Seehofer e Kurz, la cancelliera ha anche cassato il loro «asse dei volenterosi». Accordi bi e trilaterali sono certo legittimi, ha precisato, «ma per una risposta europea comune bisogna andare anche in molte altre direzioni e bisogna permettere forme legali di migrazione».

I selfie con i richiedenti asilo.

Di fronte a Seehofer, Merkel non si stanca di ripetere che sulla gestione dei flussi bisogna continuare ad avere una «linea europea», non devono prevalere «scelte unilaterali e nazionaliste». L'Italia deve fare il suo dovere, rafforzando il contrasto al traffico di esseri umani e la cooperazione con Paesi terzi del Nord Africa come la Libia, ma non «deve più essere lasciata sola» alle ondate di sbarchi. Nella sostanza, come per le centinaia di migliaia di richiedenti asilo scappati dall'Ungheria verso la Germania e il Nord Europa, la cancelliera è disponibile a tenersi parte dei rifugiati approdati e registrati altrove. Ed è per una redistribuzione futura delle quote interne di profughi nell'Ue anche maggiore rispetto ai vincoli del regolamento di Dublino del 2014.

MERKEL NE ESCE INDEBOLITA. Leader anche della Cdu-Csu, la donna più potente del mondo può ben dettare la linea di partito e di governo. Ma con lo sgambetto Seehofer si è allineato all'Austria, che dal primo luglio è alla guida del semestre europeo nell'Ue, e all'Ungheria a capo del blocco dell'Est di Visegrad, ostile all'accoglienza. Un vento ormai prevalente nel Vecchio continente della Brexit e dell'Italia del primo governo M5s-Lega. Da ministro dell'Interno Salvini ha subito avuto un «lungo colloquio telefonico» con Seehofer, prepara un incontro con Kickl ed è un fan sfegatato del premier ungherese Viktor Orban. Il leader del Carroccio chiede, come Merkel, a tutti gli Stati membri dell'Ue di prendersi più stranieri. Ma poi sembra impaziente di fare il lavoro sporco di chi a casa sua non li vuole.

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