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14 Giugno Giu 2018 1130 14 giugno 2018

Governo M5s-Lega, come si riposiziona la stampa

Il nuovo esecutivo causa e causerà una ridefinizione delle linee editoriali. Flavia Fratello, Massimo Bordin e Luca Telese sullo scenario editoriale. Nel quale forse c'è spazio per un nuovo foglio filo-Conte.

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Due giugno, festa della Repubblica e primo giorno del governo M5s-Lega. Funerale della Repubblica, titola Libero. E Giornale (Lo spergiuramento) e Manifesto (Di ruspa e di governo), gli fanno sostanzialmente eco. Quotidiani con linee politiche opposte ma uniti nella critica feroce al neonato esecutivo, che comunque tutti guardano con sospetto. Persino il Fatto Quotidiano non è così convinto come ci si aspetterebbe: Il governo Conte giura, Salvini s'allarga, il Pd grida al fascismo.

CAMBIO AI VERTICI DEL MATTINO. Ma soprattutto a rimbalzare tra gli smartphone e i pc degli addetti ai lavori c'è l'editoriale del direttore del Mattino Alessandro Barbano che lascia il giornale partenopeo dopo sei anni per decisione dell'editore Caltagirone. Scrive Barbano: «La crisi del Paese è andata sempre più coincidendo con la crisi del racconto». E ancora: «Sfuma ogni differenza tra l'élite e la Casta».

PIÙ MORBIDI CON IL GOVERNO? Repubblica dà la sua lettura: «Secondo indiscrezioni Barbano si è opposto a un ulteriore ridimensionamento del personale e a tagli nel giornale». «Ma soprattutto – ed è il motivo vero – è stata respinta da Barbano la richiesta dell’editore di un atteggiamento politicamente più “morbido” nei confronti di Lega e Movimento 5 stelle». C'è da dire però che il Messaggero, che allo stesso editore fa capo, non ha cambiato linea, tanto era critico con Virginia Raggi, quanto lo è con il governo Conte.

Il mio Foglio sbaglia: troppi pregiudizi su questo esecutivo

A una settimana di distanza, in prima pagina sul Foglio campeggia la lettera dell'editore Valter Mainetti che si schiera contro l'approccio eccessivamente critico nei confronti dell'esecutivo a trazione pentaleghista: «Chi si mette così strenuamente di traverso al radicale cambiamento di metodo e di obiettivi del governo Cinque Stelle-Lega sembra ignorare che un’alternativa a medio termine è quasi impossibile». Risponde la redazione titolando La voce del padrone e facendo seguire la reazione misurata del direttore Claudio Cerasa: «Chi rischia capitali è il professor Mainetti. È padrone di una comunità di ribelli disciplinati, che non hanno bisogno di provocare perché ciascuno si considera da sempre dipendente di un editore e padrone di se stesso».

MAINETTI CONTRO IL SUO FOGLIO. «È interessante sia la trasparenza della richiesta dell'editore, che la risposta in cui si scavalca la solita logica per cui i padroni del giornale sono i lettori» commenta Flavia Fratello, ogni mattina su La7 per la rassegna stampa di Omnibus News. Per Luca Telese, in onda ogni mattina su Radio24 «il Foglio ha le spalle abbastanza grandi per resistere», ma certo è «una scelta disgraziata» l'intervista dell'editore rilasciata il giorno successivo a La Verità: Il mio Foglio sbaglia: troppi pregiudizi su questo esecutivo. «Non si critica il proprio giornale su un altro quotidiano», commenta il giornalista. Ma la domanda rimane: con il nuovo esecutivo si delineano riposizionamenti nelle linee editoriali della carta stampata?

Flavia Fratello volto di La7.

Fratello: «Il riposizionamento è cominciato in campagna elettorale»

Secondo Flavia Fratello, «questa volta non si distingue nettamente un prima e un dopo». A L43 spiega che a suo avviso la carta stampata si è riposizionata lentamente durante la campagna elettorale, ma soprattutto durante i quasi tre mesi di crisi. «I quotidiani che hanno subito più scossoni sono i giornali di riferimento del centrodestra», sottolinea. «Ogni giorno il Giornale, la Verità e Libero ci hanno dato (e ci continuano a dare) il polso di quell'area».

LA CAPRIOLE DEL FATTO. «Il Fatto Quotidiano ha fatto le capriole», fa notare Fratello. «È stato a lungo apertamente ostile all'alleanza Lega-M5s. Anzi, il suo direttore Marco Travaglio tifava apertamente per un'alleanza con il Pd. Quando si è capito che quell'accordo non era sul tavolo è passato ad addossare tutta la responsabilità ai dem. In ogni caso una linea la mantiene: molta attenzione ai 5 stelle e molte critiche alla Lega».

LE FRECCIATINE DI REPUBBLICA. La testata che sembra godere maggiormente del nuovo assetto è Repubblica che «ora ritrova la sua identità di giornale di opposizione». Certo, aggiunge la giornalista, «siamo ancora lontani dallo spirito delle battaglie storiche contro Berlusconi e contro Craxi ma comincia a riempirsi di quegli articoli che sono semplicemente frecciatine contro l'esecutivo». Un esempio? «La Casaleggio a Palazzo Chigi, a Casalino non piace l’arredamento». Passando al Corriere, Fratello nota come si sia riposizionato a fianco del governo, «soprattutto nelle pagine interne, dove sceglie di non mettere in evidenza le contraddizioni del M5s».

Massimo Bordin.

Bordin: «La grande stampa mette in moto meccanismi che non sa più arginare»

Di diverso avviso Massimo Bordin, storica voce di Radio Radicale, per il quale il quotidiano di Via Solferino non ha alcun bisogno di riposizionarsi. «Di fatto è stato il Corriere il primo a formalizzare l'indignazione contro la Casta», spiega, «e a leggere il notista Massimo Franco l'impressione è che volessero arrivare proprio qui. E poi stiamo sempre parlando del quotidiano che incarna lo spirito di continuità della borghesia italiana: chiunque sia al governo ci si parla».

LA STAMPA TIENE IL TIMONE DRITTO. Secondo Bordin anche il quotidiano diretto da Maurizio Molinari terrà dritto il timone. «La Stampa ha sempre tenuto una linea intransigente su laicità, diritti civili e politica estera filo atlantica. Anche se non è un giornale votato a fare opposizione, non si troverà d'accordo con una politica estera filorussa, una visione dei diritti civili ultraclericale o una visione un po' pressapochista in termini economici».

APPRENDISTI STREGONI. Repubblica invece avrà qualche problema a tornare a essere il giornale di grande opposizione. «Quando Concita De Gregorio scrive Ridateci una politica dove più dello spread contano le persone, si rende conto che sta citando Beppe Grillo quasi alla lettera?», sottolinea il giornalista. «La grande stampa italiana mi ricorda un po' la favola dell'apprendista stregone: mette in moto meccanismi che poi non sa più come arginare».

QUELLI CHE SALVINI È UN GRANDE POLITICO. «Ma ci rendiamo conto», conclude, «che praticamente ogni notista si è sentito in dovere di fare apprezzamenti su Matteo Salvini ripetendo come un mantra che “seppure ha posizioni aberranti, è un grande animale politico capace di grandi mosse”? Per ora è riuscito solo a creare un incidente diplomatico il suo primo giorno da ministro dell'interno».

Luca Telese.

Telese: «Ovunque vedo ostilità nei confronti del nuovo governo»

Di tutt'altro avviso Luca Telese. «Stiamo assistendo a un fenomeno simile a quello dell'eclissi, un allineamento di tutta la carta stampata che oscura l'esecutivo giallo-verde», ammette. «È possibile che abbiano ragione e che dietro ci siano ragioni diverse, ma non ricordo nessun altro governo italiano che alla partenza non abbia potuto contare su almeno un quotidiano a favore».

PREGIUDIZIALE OSTILE. Secondo il giornalista, il Fatto Quotidiano ha tenuto un atteggiamento più morbido solo negli ultimi giorni, quando il governo ha potuto registrare anche un leggero favore da parte della Verità. «Tutti gli altri sono caratterizzati da una pregiudiziale ostile. Leggiamo: Gigino, fascisti, pupazzo, programma incostituzionale... Quelli che sotto Renzi erano “giovani” ministri, sotto Conte sono “inesperti”. Ci sono critiche pregiudiziali e apodittiche». Telese cita l'inchiesta pubblicata il 7 giugno da Repubblica intitolata Salvini e lunghe ombre della 'ndrangheta che definisce «un articolo pretestuoso» e Libero, che ha bollato Giuseppe Conte un «evasore» a fronte di una cartella esattoriale pagata a conguaglio.

Giuseppe Conte.

Ma tutto questo inciderà sulla vendita di copie? Flavia Fratello non ne è certa. «Sicuramente si ripresenta in altra forma la dicotomia Repubblica-Fatto Quotidiano. Il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari cercherà di riportare a sé lettori che sono passati a Travaglio per candidarsi a veicolo della ricostruzione del centro-sinistra. Anche se servirà ancora tempo perché questo avvenga».

UN VUOTO DA COLMARE. Per Bordin invece è il Manifesto ad avere l'occasione più ghiotta. «È l'unico giornale di sinistra rimasto», ricorda. «Ha uno spazio, ma anche un problema: beneficia dei contributi per l'editoria che è un punto sul quale i 5 stelle sono sempre andati all'attacco. E infatti la sua linea non è mai stata decisamente ostile al Movimento». Ma è Telese a lanciare la palla più avanti: «Nell'immediato se ne potrebbe avvantaggiare Repubblica, e forse nascerà un giornale filogovernativo che ancora non si vede».

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