I 400 colpi
Macron al G7, distanze con Usa restano
Politica
14 Giugno Giu 2018 0923 14 giugno 2018

Macron, centravanti di sfondamento che ora dovrà giocare in difesa

Dietro l'attacco violento all'Italia è impensabile che non ci sia una strategia. Dopo aver teso la mano anzitempo a Conte, forse il presidente francese si sente minacciato da Salvini. Che col suo attivismo potrebbe rovinare i piani egemonici di Parigi in Ue. Così sarà costretto a cambiare le carte in tavola. 

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Se un presidente della Repubblica definisce «cinica e irresponsabile» la scelta del governo italiano di non far attraccare l’Aquarius sul patrio suolo, se poco dopo il partito del presidente, per bocca del suo portavoce, rincara la dose definendo quella scelta «vomitevole», ci deve essere dietro una precisa strategia. Non è infatti pensabile che un attacco così verbalmente violento e reiterato possa essere “dal sen fuggito”, un’improvvida gaffe attribuibile alla concitazione del momento o ai nervi a fior di pelle che l’Europa comunitaria mostra nelle ore forse più difficili della sua storia.

NESSUNA INGENUITÀ. Se infatti anche Macron può essere considerato un politico nuovo, uno che messosi in proprio fondando un partito ha d’emblée terremotato la secolare tradizione della République emarginandone i tradizionali schieramenti, non ci si può appellare all’ingenuità del neofita per giustificare la sua uscita. Tanto più che lo stesso Macron, a differenza di altri leader europei, fu l’unico a congratularsi con il premier italiano quando ancora non aveva giurato nelle mani di Mattarella.

LA TELEFONATA AL PREMIER INCARICATO. Era il 26 maggio, il professor Conte era tecnicamente solo un presidente incaricato, e fu il non ancora inquilino di Palazzo Chigi a svelare su Facebook il contenuto di quella telefonata: «Un proficuo scambio sulle principali prospettive delle politiche economiche e sociali europee che coinvolgono i nostri due Paesi. Ci siamo lasciati con l'auspicio di poterci incontrare il prima possibile per discutere in dettaglio le varie questioni di comune interesse». Parole di prammatica, certo, ma che nulla lasciavano presagire dell’imminente tempesta.

Salvini col suo alzare la testa avrebbe scombinato le ambizioni egemoniche francesi nella riorganizzazione della futura Europa, nate in contemporanea all’offuscarsi dell’astro della Merkel

In quello stesso giorno, per inciso, ci fu anche la pubblica rassicurazione da parte di un altro francese, Pierre Moscovici, ovvero il ministro dell’Economia dell’Unione europea, che nei rapporti tra Roma e Bruxelles «non era in atto alcuno psicodramma». Cosa è successo perché in nemmeno due settimane Parigi abbia rinnegato così platealmente la sua apertura di credito verso il governo Lega-M5s?

IL FRONTE ITALO-AMERICANO. Si possono solo fare delle ipotesi. Forse Macron non ha per nulla gradito che alla riunione canadese del G7 Conte si sia affrettato a far fronte comune con Trump, spiazzando così gli altri partner europei, presidente francese compreso, che pure un mese prima con il suo omologo americano aveva flirtato alla grande in occasione della sua visita a Washington. Oppure è rimasto colpito dal comportamento della Germania, la cui proverbiale intransigenza verso l’Italia sembra essersi improvvisamente ammorbidita tanto da indurre la Merkel a una pubblica dichiarazione di solidarietà verso il nostro Paese, lasciato solo a gestire l’immane dramma dell’immigrazione. Stessa cosa ha fatto il presidente della Commissione Juncker, uno che di sicuro non sospettabile di sentimenti filo italiani.

SALVINI SCOMBINA I PIANI FRANCESI. Oppure ancora è stato sorpreso dall’attivismo di Salvini, oltre che dalla solidarietà ricevuta da alcuni Stati membri che va oltre lo scontato perimetro di Visegrad. Il leader della Lega col suo alzare la testa avrebbe scombinato le ambizioni egemoniche francesi nella riorganizzazione della futura Europa, nate in contemporanea all’offuscarsi dell’astro della cancelliera tedesca giunta, a differenza di Macron, all’ultimo giro di giostra della sua carriera politica. Ora la diplomazia è al lavoro per ricucire, nelle ore in cui la visita di Conte a Parigi prevista per venerdì 15 giugno è ancora in sospeso. Quello che è certo è che il presidente francese, convinto di avere in mano buone carte per imporre il suo gioco, dovrà rapidamente cambiarle.

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