Stadio Roma: si valuta stop progetto
Inchiesta stadio Roma
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MAMBO
14 Giugno Giu 2018 0907 14 giugno 2018

L'inchiesta sullo stadio di Roma e il fallimento dei giustizialisti

Quando si è costruita una linea politica ed editoriale sulla base del fatto che “gli altri” sono corrotti ma i grillini sono la salvezza è difficile poi dire cose forti se il tintinnare di manette lo senti vicino casa tua.

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I 5 Stelle e i giornali che lo sostengono, nonché i singoli opinion maker dello stesso avviso, sono reticenti sullo scandalo romano dello Stadio virtuale in cui si è giocata forse la più grossa partita corruttiva della capitale. Umanamente questo atteggiamento si può comprendere. Quando si è costruita una linea politica e editoriale sulla base del fatto che “gli altri” sono corrotti ma i grillini sono la salvezza, quando si pensa che i cittadini non ancora imputati sono solo dei colpevoli che l’hanno fatta franca, è difficile poi dire cose forti se il tintinnare di manette lo senti vicino casa tua.

CADE IL MITO DELL'INFALLIBILITÀ M5S. Non voglio entrare in un gioco di rivalsa. Voglio solo dire che il re è, come sempre, nudo, cioè un vasto mondo giustizialista ha creato una impresona politico-editoriale inventandosi un baraccone politico e dandogli il crisma della infallibilità e della incorruttibilità. Alcune migliaia di elettori di sinistra, giustamente irritati con essa, sono stati così fessi da andare dietro queste sciocchezze. Adesso va molto la la teoria che dovremmo chiedere scusa a questi scappati di casa per non aver dialogato con i barcaroli che li hanno accolti. Teoria buffa perché fondata, per la prima volta nell’analisi di gente di sinistra, su un teorema del tutto astratto fondato sulla neutralità del contenitore politico che ospita i rifugiati scappati dall’odioso regime di Renzi.

Credo che Virginia Raggi sia pulita come acqua di sorgente ma che non capisca proprio niente e arrivata fin lassù sia stata commissariata da chi gli ha messo accanto vecchi furboni

La verità, ovviamente quella che pare a me la verità, è che chi è andato in questa tornata elettorale con Di Maio non si è guardato attorno, ha solo dato voce alla propria legittima, insisto legittima, incazzatura. Se avesse aperto gli occhi avrebbe visto la classe dirigente dei 5 Stelle e in essa la stellina luccicante di Virginia Raggi. Lo scandalo romano di queste ore la travolge. Ci sono dentro tutti i partiti, ma c’è l’uomo forte della sua giunta e della leadership 5 Stelle. La sindaca arrivata lassù sul Campidoglio promettendo miracoli e trasparenza è finita nella cronaca giudiziaria.

CI SONO I CORROTTI E I CRETINI POLITICI. Quando scoppia uno scandalo, come quello romano recente, la mia idea è che si è incappati in una delle due ipotesi che spiegano la corruzione in politica. La corruzione dilaga quando trova materiale umano permeabile alle sue lusinghe (e fallisce quando incontra persone perbene come l’assessore milanese Maran). Non penso né parlo di gente cattiva ma di gente che andrebbe, dai propri partiti, controllata perché largamente disinvolta. Oppure la corruzione dilaga quando al vertice della politica ci sono i cretini (definizione di natura politica, a scanso di querele).

QUEGLI ELETTORI DI SINISTRA PRO M5S. Io tuttora non ho capito come è fatta la giornata di lavoro di Virginia Raggi e mi rendo conto che quando parlo, riferendomi a lei, di lavoro, uso un termine sproporzionato ed eccessivo. Credo che la giovane donna sia pulita come acqua di sorgente ma che non capisca proprio niente e arrivata fin lassù sia stata commissariata da chi gli ha messo accanto vecchi furboni. Questo non la rende politicamente meno colpevole ma aiuta a capire come ci dobbiamo regolare. Rende sicuramente colpevoli quei cretini di sinistra che in questi anni l’hanno difesa dicendo che, povera stella, aveva ereditato tutto, anche la cacca della lupa. Voglio dire che gli elettori, soprattutto quelli che scappano di qua e di là, quelli che in questi giorni nell’animo loro sono di sinistra ma «guarda Salvini che palle che ha» che «Renzi è stato la nostra rovina» e «basta con i francesi» dovrebbero fermarsi un attimo a riflettere.

Alla politica bisogna chiedere tre cose: il progetto, il programma e il modo con cui intende realizzare l’uno o l’altro. E bisogna pretendere risposte chiare. Quella roba lì per cui non siamo né carne né pesce, non siamo né di destra né di sinistra crea situazioni opache in cui sguazzano i corrotti e i cretini. Decenza vorrebbe che la Raggi se ne vada. Non sappiamo più che cosa deve succedere a questa città, che cose le debbano fare per avere una svolta.

LA RAGGI DOVREBBE DIMETTERSI. Io che sono un apolide politico mi sono sentito per decenni, da pugliese trapianto a Roma, anche apolide territoriale. In questi mesi di governo Raggi ho capito invece che amo Roma, che mi addolora il suo degrado, che mi avvilisce l’immobilità della politica e l’apatia dei suoi abitanti. Quanti tassisti ciarlieri con Marino, Veltroni e Rutelli e che silenzio nelle loro vetture in questi mesi. Dico alla sinistra di fare un gesto forte. Dimettetevi dal consiglio comunale della capitale. Fate un sit in di consiglieri con i cartelli fino a che la Raggi non se ne va. Insomma, fate “quacchecosa”.

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