Angela Merkel

Migranti, perché Angela Merkel rischia la caduta del governo

Il ministro dell'Interno tedesco vuole respingimenti indiscriminati. I socialdemocratici sono in agitazione. La grande coalizione può saltare. E Angela è sotto pressing per la fiducia in parlamento. Analisi di una crisi.

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Quanto le acque si stiano agitando in Germania per lo scontro frontale sui migranti tra la cancelliera Angela Merkel (Cdu) e il suo ministro dell'Interno Horst Seehofer (Csu) lo dimostrano le dichiarazioni dei socialdemocratici (Spd), alleati nell'esecutivo di Grande coalizione. La leader - e prima presidente donna - della Spd Andrea Nahles, che non ci va mai leggera, ha chiosato: «Non permetteremo che il panico seminato dal governo regionale della Csu prenda in ostaggio la Germania e l'intera Europa». Il compagno di partito e vice-cancelliere Olaf Scholz, ministro chiave delle Finanze, di solito pacato e di poche parole, ha scolpito su Twitter: «Il compito di governare il nostro Paese non è una puntata di Game of Thrones».

COALIZIONE PRONTA A SALTARE. Di questo passo si va verso una crisi di governo, un maremoto raro in Germania quasi quanto l'inedito vuoto politico, dal settembre 2017 al marzo 2018, dopo le elezioni legislative incapaci come in Italia di dare una maggioranza, se non in extremis con le ennesime e asfittiche larghe intese tra Spd e Csu-Cdu. Ma l'esecutivo tenuto insieme dal dettagliato contratto di grande coalizione di 177 pagine può saltare - al primo scoglio - per la componente chiave della Csu.

COME NOI, UN SALVINI ALL'INTERNO. Si sapeva dall'inizio che l'ala più di destra dei conservatori di Merkel sarebbe stata problematica per la distanza dalla Spd e anche dalla maggioranza della Cdu sulle politiche migratorie. Si sapeva, ma per fare un governo (come il leader della Lega Matteo Salvini nell'esecutivo italiano a maggioranza del Movimento 5 stelle) Merkel è stata costretta a dare la poltrona dell'Interno al falco della Csu Seehofer.

I socialdemocratici sono categorici: «La Csu non può imporre i respingimenti»

L'effetto domino interno, con il ministro tedesco auto-allineatosi all'asse anti-migranti di Austria e Italia, è una scissione tra Csu e Cdu e contemporaneamente una crisi di governo. Sul punto del piano nazionale sui migranti di Seehofer, contestato e congelato dalla cancelliera, i socialdemocratici sono categorici: «Il respingimento al confine di richiedenti asilo in Germania, anche se registrati in precedenza in altri Paesi, non fa parte del contratto di Grande coalizione, la Csu non può imporlo».

LUNGO LAVORO DI COMPROMESSO. Sulle politiche migratorie da ridefinire «in senso europeo nell'Ue» Merkel sta con la Spd e non con il ramo bavarese del suo partito. Ma poco importa: la Csu agisce ormai di testa sua e così velocemente in direzione ostinata e contraria da rompere l'impalcatura di governo politicamente fragile. Costruita per mesi da Merkel attraverso l'arte del compromesso.

Horst Seehofer diretto verso il faccia a faccia con Angela Merkel.
GETTY

Una faticosa mediazione che, sulla solidarietà tra Paesi Ue nell'accoglienza, da tempo non convince neanche una parte di falchi della Cdu di Merkel, più vicini ai bavaresi e ai liberali della Fpd che non alla loro leader e cancelliera. Non a caso, toccato il livello massimo di scontro tra Cdu e Csu, dai piani alti del quartier generale dei cristiano-democratici della Konrad Adenauer Haus è partita una missiva a tutti i membri del partito.

APPELLO PRO MERKEL ALLA CDU. Caldamente invitati a sostenere la linea Merkel in opposizione alla linea dura di Seehofer, foriera oltre che di un «effetto domino negativo, in ultima istanza della rimessa in discussione dell'opera di unificazione europea, per la quale», si scrive, «la Cdu si è sempre professata». L'appello a tambur battente ai membri, all'indomani dell'escalation tra Merkel e Seehofer, è un'altra spia della gravità dello scontro.

I costituzionalisti tedeschi sono divisi. La cancelliera ha il potere di dettare la linea, ma non di sottrarre margini di autonomia ai ministri

Sia la Csu, per volontà del leader Seehofer e del governatore bavarese Markus Söder, sia la Cdu, per volontà di Merkel, nei faccia a faccia tra i due leader hanno rispedito indietro un paio di proposte di compromesso. Seehofer e Söder non cedono sulla tempistica: nessuno stand by ai respingimenti in attesa di un ipotetico accordo Ue su modifiche al regolamento di Dublino per la redistribuzione dei richiedenti asilo che potrebbe arrivare tra mesi, quando il Land autonomo della Baviera sarà già nel vivo della campagna per le Regionali di ottobre 2018.

NO A CACCIATE INDISCRIMINATE. La cancelliera non cede di conseguenza sui respingimenti indiscriminati: si possono espellere i non aventi diritto e altri irregolari, rafforzare le frontiere esterne dell'Ue come prevede il piano di Seehofer e chiedono anche i socialdemocratici, aumentare gli accordi di rimpatrio con Stati terzi dichiarati sicuri, ma cacciare richiedenti asilo no.

Angela Merkel alla fine del confronto con Horst Seehofer.
GETTY

Con le voci (smentite dalla Cdu) sul duro ex ministro delle Finanze e attuale capo del parlamento Wolfgang Schäuble chiamato a mediare tra Cdu e Csu, una scissione si allontana. Ma i negoziati sono dati per «lunghi» e anche i costituzionalisti sono divisi: la cancelliera ha il potere di dettare la linea di governo, ma non di sottrarre margini di autonomia ai ministri.

PRESSING SUL VOTO DI FIDUCIA. Con la sua Seehofer intende rimettere i controlli alla frontiera, secondo indiscrezioni già dal 18 giugno 2018 e certo una Germania nell'orbita, con l'Austria e l'Italia, del blocco sovranista e nazionalista di Visegrad capeggiato dall'Ungheria fa a pugni con la visione di Merkel, alla base anche della Grande coalizione con la Spd. Dovessero Cdu e Csu infine ricompattarsi - non necessariamente a favore della Cdu -, i socialdemocratici innalzerebbero le barricate. È già pressing per il voto di fiducia al Merkel IV in parlamento: la caduta della neonata coalizione non è un tabù.

15 Giugno Giu 2018 1900 15 giugno 2018
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