Casaleggio, contento. Movimento cresce
16 Giugno Giu 2018 0800 16 giugno 2018

Casaleggio, le ambiguità che pesano sul M5s

Le vicende della Giunta Raggi ripropongono la questione del suo ruolo effettivo all'interno del Movimento. Dalla cena con Lanzalone alle nomine in Cdp, le domande a cui l'erede di Gianroberto non risponde.  

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Davide Casaleggio è una persona riservata, non ama le interviste, parla poco in pubblico, sempre accorto a evitare sovrapposizioni con i dirigenti del Movimento 5 stelle. «Non faccio politica, il capo politico del Movimento è Luigi Di Maio», risponde ogni volta che gli si chiede quale sia il suo ruolo all'interno del M5s.

IL CONTROLLO SUL MOVIMENTO. Nei mesi scorsi, diverse inchieste hanno dimostrato come l'Associazione Rousseau di cui Casaleggio è presidente abbia un controllo radicale sul partito. Non solo perché l'omonima piattaforma gestisce, è responsabile e potrebbe potenzialmente sorvegliare e influenzare le votazioni online che consentono agli iscritti di scegliere, tra le altre cose, i candidati al parlamento, ma anche perché il nuovo statuto del Movimento lega i 5 stelle indissolubilmente all'Associazione, imponendo a tutti gli eletti di versare un contributo mensile di 300 euro alla stessa.

LA CENA CON LANZALONE. Ora l'inchiesta sullo stadio della Roma, in cui la sindaca Virgina Raggi non è indagata, solleva nuove domande sul ruolo politico di Davide Casaleggio. La prima riguarda i suoi rapporti con Luca Lanzalone, l'ormai ex presidente di Acea arrestato per presunta corruzione: Il Fatto Quotidiano e La Repubblica hanno rivelato che poche ore prima dell'arresto, Lanzalone era a cena proprio con Casaleggio per parlare anche di nomine nelle partecipate pubbliche. Casaleggio non ha smentito la circostanza e dunque: perché il gestore della piattaforma digitale del Movimento si occupa di nomine pubbliche?

Il progetto dello stadio della Roma e, nel riquadro, Luca Lanzalone.

Non è la prima volta che questa contraddizione tra il "tecnico" Casaleggio e il "politico" Casaleggio si manifesta. Alla fine del 2016, dopo l'arresto di Raffaele Marra, Davide si precipitò a Roma con Beppe Grillo per affrontare un'emergenza che rischiava di travolgere anche la sindaca. Riunioni a porte chiuse, incontri, il risultato fu una specie di commissariamento, o - se si preferisce - la nascita di una sorta di cordone di protezione costruito intorno a Raggi dai due fedelissimi di Casaleggio e Grillo: Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, oggi diventati ministro della Giustizia e ministro della Democrazia diretta.

L'ARRIVO DELL'EX N.1 DI ACEA A ROMA. Furono Bonafede e Fraccaro, in qualità di responsabili degli Enti locali, a portare a Roma Lanzalone, conferma la consigliera regionale M5s Roberta Lombardi. Lanzalone veniva da Livorno, aveva lavorato “bene” con il sindaco pentastellato Filippo Nogarin per il risanamento dell'Aamps, dice ancora Lombardi. Fu messo a controllare gli atti firmati da Marra, poi a gestire per conto del Movimento la partita dello Stadio, infine arrivò alla presidenza dell'Acea, nominato dalla sindaca. Nel frattempo, contribuiva a scrivere il nuovo statuto del Movimento, lo stesso statuto che ha legato a doppio filo il M5s e Rousseau. Lo studio legale fondato da Lanzalone sta anche assistendo il Movimento nella causa che è stata intentata dagli ex attivisti genovesi espulsi.

L'INCONTRO CON L'AMBASCIATRICE INGLESE. In un'altra occasione almeno, il ruolo di Casaleggio è apparso chiaramente politico e ben oltre quello del “consulente informatico”: a dicembre del 2017 fu ricevuto a Roma dall'ambasciatrice inglese, Jill Morris. Un incontro per «capire meglio il porgramma e gli obiettivi del M5s», come spiegò la stessa diplomatica. Luigi di Maio, già capo politico del Movimento, non era presente. Non solo: nelle prossime settimane dovranno essere nominati i nuovi vertici di una serie di aziende pubbliche e non, compresa la Cassa Depositi e Prestiti. Secondo indiscrezioni non confermate il presidente delle fondazioni bancarie, Giuseppe Guzzetti, avrebbe discusso della cosa anche con Casaleggio.

Episodi e contesti diversi, ma che confermano il peso e l'influenza che Casaleggio esercita su alcune scelte importanti del Movimento 5 stelle, senza tuttavia che questo ruolo sia mai stato deciso dai vertici del M5s né tantomeno sottoposto al giudizio degli attivisti.

IL PARADOSSO DELLE STELLE. La questione è cruciale per un Movimento arrivato al potere forte di un consenso popolare molto ampio, brandendo la bandiera della trasparenza, della partecipazione, del primato della politica e del parlamento, e che invece si ritrova gestito in maniera verticistica e centralizzata e persino extraparlamentare, sottoposto all'influenza di due leader, Beppe Grillo e Davide Casaleggio, che non rispondono delle loro scelte di fronte agli elettori. Le difficoltà di Virginia Raggi fotografano il paradosso: una sindaca eletta con il 67% dei voti, in 12 municipi su 14, costretta a ratificare decisioni prese altrove, a Genova, Milano o magari a Ivrea. Il paradosso di un Movimento che dice di non credere alla politica come professione e si ritrova nel giogo dei professionisti senza politica.

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