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Politica
18 Giugno Giu 2018 1817 18 giugno 2018

Rom, perché il censimento di Salvini non è realizzabile

Fa discutere la proposta del ministro. Che dice: «Purtroppo quelli italiani dobbiamo tenerceli». Ma la schedatura etnica è illegale. Come confermano le sentenze del Consiglio di Stato e del tribunale di Roma.

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Matteo Salvini vuole censire i rom in Italia. «Al Viminale mi sto facendo preparare un dossier», dice, «perché dopo Maroni non si è fatto più nulla e siamo nel caos». «Sfortunatamente», aggiunge il minsitro dell'Interno, «quelli di nazionalità italiana dobbiamo tenerceli in casa» (leggi anche: Intervista all'attivista rom Dijana Pavlovic: «Censirci? Salvini mi fa orrore»). Dimentica Salvini che la sua ultima trovata difficilmente potrebbe essere avallata dalle norme del diritto italiano. Già nel 2011, infatti, il Consiglio di Stato ha provveduto a ricordare quanto osservato dal Tar del Lazio due anni prima, secondo cui non si è possibile in alcun modo disporre schedature etniche.

«RILIEVI SOLO IN CASO DI SOGGETTI PERICOLOSI O SOSPETTI». «L'autorità di pubblica sicurezza», recita il dispositivo, «può disporre rilievi segnaletici solo nei confronti di persone pericolose o sospette o nei confronti di coloro che non siano in grado o si rifiutino di provare la loro identità». Il pronunciamento faceva riferimento al tentativo di intraprendere un'iniziativa simile da parte dell'allora ministro Maroni nel 2008. «Così come formulate, le norme erano suscettibili di consentire alle autorità preposte di effettuare identificazioni attraverso rilievi segnaletici e dattiloscopici, incluso dunque il prelievo delle impronte digitali, anche a prescindere dalle condizioni soggettive e circostanziali di pericolosità sociale o di fondato sospetto di coinvolgimento in attività criminose ovvero anche nei casi in cui gli interessati già possiedano documenti identificativi».

Nel 2013 fu poi il tribunale civile di Roma a stabilire che le impronte digitali prese ai rom altro non erano che una schedatura su base etnica e dunque illegittima: lo Stato, in sostanza, aveva violato i diritti di chi l’aveva subita. Tra questi Elviz Salkanovic, cittadino italiano di etnia rom “censito” assieme ad altri migliaia di rom residenti a Roma nonostante avesse in tasca una carta di identità valida. Giudicato vittima di una discriminazione, i giudici hanno ordinato al ministero dell’Interno di distruggere la sua scheda e di pagargli, insieme alla presidenza del Consiglio, 8 mila euro di risarcimento per i danni morali.

«GLI IRREGOLARI SONO APOLIDI E INESPELLIBILI». «Un censimento su base etnica non è consentito dalla legge, perché discriminatorio», ribadicono ora le organizzazioni in difesa dei nomadi. L'associazione '21 Luglio' a tal proposito ha citato gli episodi sopra elencati oltre al primo, risalente al 2009, quando fu proprio il Tar del Lazio ad annullare il provvedimento adottato su disposizione da Maroni. Il censimento, in sostanza, viola i principi generali in materia di libertà personale ed è discriminatorio, secondo l'articolo 43 del testo unico sull'immigrazione e l'articolo 2 comma 1 del decreto legislativo del 2003. Quest'ultimo è la trasposizione in Italia della direttiva Ue del 2000, che sancisce il divieto di discriminazione tra persone, indipendentemente dalla razza e dall'appartenenza etnica. «Il ministro dell'Interno sembra non sapere che in Italia un censimento su base etnica non è consentito dalla legge», spiega Carlo Stasolla, presidente dell'Associazione 21 luglio, secondo il quale «i pochi rom irregolari sono apolidi di fatto, quindi inespellibili».

IN ITALIA SONO 180 MILA. Gli ultimi dati - secondo l'Associazione - parlano di 180 mila rom e sinti presenti in tutta Italia, di cui oltre 150 mila italiani: una delle più basse percentuali nei Paesi europei. Sono 26 mila quelli che vivono nei campi, dei quali 10 mila nei campi non autorizzati. Gli apolidi, inespellibili, sono 3 mila. Secondo l'Istat i campi nomadi, in Italia, si concentrano soprattutto nelle regioni del Nord-ovest e del centro. Per oltre il 72%, in Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Piemonte e Toscana, dove vivono 29.435 persone. In particolare negli insediamenti di Roma si registrano 6.559 presenze. Mentre a Napoli 2.590 e a Torino 2.279.

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