Conte
Conte premier
Paolo Savona

Da Lanzalone a Renzi, fino a Savona e Mustier: i rumors di Winston Churchill

I malumori del ministro per gli Affari europei, i niet a sopresa di Renzi, gli incontri dell'ex presidente di Acea e la barba dell'amministratore delegato di Unicredit. Chicche di 'gossip e supposizioni' sul potere dal nostro inviato dal Paradiso.

  • ...

È scoppiata l’estate anche in Paradiso. E io, che ho avuto il privilegio di un angolo che mette insieme la sabbia fine e calda dei Caraibi con lo sfondo delle bianche scogliere di Dover, mi godo la vita di spiaggia con le facility di un sultano. Qui, tra l’altro, tra un bicchiere e l’altro del mio champagne preferito, il Pol Roger ben ghiacciato, ascolto i pettegolezzi da solleone. Che ho deciso di offrirvi, cari lettori, sotto forma di pillole di gossip. Anzi di supposte. E di supposizioni.

I malumori di Paolo Savona

E se il sardo testardo Paolo Savona si dimettesse? Chi lo conosce bene – quassù, Carlo Azeglio Ciampi e Francesco Cossiga – sostiene che non gli è andata giù che le deleghe che avrebbe voluto avere e che con un blitz in Consiglio dei ministri stavano per essergli assegnate, qualcuno sia riuscito a soffiargliele. Lo schema di gioco era così concepito: a Savona alcune delle deleghe di rapporto con la Ue finora ad appannaggio del ministro degli Esteri e di quello dell’Economia.

L'ASSE MOAVERO-TRIA-MATTARELLA. Se fosse passata, con quella mossa Savona sarebbe tornato ad essere quel perno del governo in Europa che il presidente della Repubblica si era premurato di bloccare. Accortisi del blitz, Enzo Moavero Milanesi e Giovanni Tria hanno reagito. Roberto Garofoli, capo di gabinetto del ministro dell’Economia, si è messo in contatto con il Quirinale, da dove sono partite un paio di telefonate – tra cui al presidente Giuseppe Conte – che hanno stoppato il tutto. Con scuorno di Savona. Che ora medita se e quando lasciare.

Paolo Savona.

Matteo Renzi e lo sgambetto all'alleanza P-M5s

Cari italiani, il gossip politico vi ha offerto l’indiscrezione secondo la quale il Vaticano e il presidente francese Emmanuel Macron fecero pressioni per convincere Matteo Renzi ad aprire una trattativa con il Movimento 5 Stelle per formare un governo alternativo a quello, poi realizzato, con la Lega. Io vi dico qualcosa di più e di diverso. Non è vero che il “bulletto toscano” ha risposto di no. Al contrario, ha detto sì, facendo credere a tutti che la partita era ormai riaperta, tanto che l’imprudente Luigi Di Maio si era lanciato in dichiarazioni che poi si sono rivelate dei boomerang. È dunque solo dopo aver detto sì a tutti, che Renzi è andato in tivù da Fazio Fazio a dire che con i grillini giammai.

Matteo Salvini e quella chiamata di Mattarella durante le consultazioni

Ma anche l’altro Matteo, Salvini, a un certo punto della crisi politica successiva al voto del 4 marzo, ha fatto il furbo. Secondo autorevoli racconti, nella fase più acuta della crisi, Sergio Mattarella, preoccupato che l’esito fosse le elezioni anticipate, ha chiamato (ma è più ragionevole pensare che abbia fatto chiamare) il segretario della Lega e gli ha offerto il mandato a formare il governo con gli altri del centrodestra. Una scelta tormentata, quella del Capo dello Stato, non fosse altro perché fino a quel momento il centrodestra aveva escluso quella ipotesi perché in partenza non avrebbe avuto i numeri e si sarebbe dovuto impegnare a cercare in parlamento quelli mancanti. Salvini chiese 24 ore di tempo. E poi scelse di riaprire i giochi con Di Maio. Il risultato lo sapete. Non capisco perché Silvio Berlusconi gli parli ancora. Io lo avrei già mandato a quel paese.

Sergio Mattarella e Matteo Salvini.

Luca Lanzalone/1: il mister Wolf dei pentastellati arrabbiato con Churchill

Pare che l’avvocato pigliatutto, che è stato ribattezzato mister Wolf per la sua versatilità nel "risolvere" problemi, sia molto arrabbiato con me perché ho anticipato qui alcune notizie per lui sgradevoli: le sue dimissioni da presidente ma non dal cda di Acea – cosa che è stata decisiva nell’indurre il gip Maria Paola Tomaselli a ritenere che per Lanzalone non sono mutate le esigenze cautelari e dunque a respingere l’istanza di scarcerazione presentata dall’avvocato Giorgio Martellino – il licenziamento di Giada Giraldi, che lui aveva voluto a tutti i costi in Acea per la sua intensa attività di pierre, il ruolo di un vecchio Dc genovese di Prima Repubblica, un certo Marco Desiderato, poi emerso dalle carte dell’inchiesta.

AL SUO POSTO MICAELA CASTELLI. Mi dispiace per lui, ma se è per questo ho anche indovinato che la sua successione sarebbe stata al femminile, e cioè una delle professioniste che già siedevano in cda con lui. E infatti è stata scelta Michaela Castelli. Insomma, caro Wolf, mi chiamo Churchill, mica bao-bao-micio-micio, e da quassù in Paradiso, dove temo che a suo tempo non la faranno entrare, si vedono e si sentono più cose di quelle che lei immagina. Per esempio, si percepisce che le piacerebbe affidare al suo legale, Martellino, dei pizzini da far giungere ad alcuni giornalisti romani con il chiaro scopo di creare diversivi e mandare avvertimenti. Lavoro inutile, glielo assicuro. Disinteressatamente.

Luca Lanzalone/2: quegli incontri di troppo con Fabrizio Palermo

Mister Wolf faceva troppi incontri. Uno di troppo è senz’altro stato quello che negli ultimi tempi un lobbysta del gruppo Caltagirone che ben lo conosce per via di Acea, gli ha organizzato con Fabrizio Palermo, il cfo di Cassa depositi e prestiti che è in corsa per una poltrona più prestigiosa sempre in Cdp (lui vorrebbe la carica di amministratore delegato, ma potrebbe doversi accontentare di quella di direttore generale). Perché se Palermo non dovesse essere promosso, potrebbe proprio essere a cagione di questo incontro, mentre se dovesse riuscire a soddisfare le sue ambizioni si porterebbe dietro l’ombra di una improvvida sponsorizzazione.

Luca Lanzalone.

Quella strana barba di Jean Pierre Mustier

Chi ha visto recentemente l’amministratore delegato di Unicredit lo ha trovato dotato di una barba che non aveva mai avuto. A richiesta del perché se la fosse lasciata crescere, in francese o in inglese il banchiere ha risposto di essere stato costretto per via di una graffiatura da parte del suo cane. Mah. Francamente sembrerebbe più credibile, e fascinoso, se Mustier dicesse che è iniziata la lotta intorno all’ipotesi di aggregazione tra Unicredit e Société Générale, e che ne porta i segni. Strano che la sua famosa pierre svedese, Louise Tingström, capace di inventarsi un alce come simbolo della stagione Mustier a Unicredit, non ci abbia pensato.

25 Giugno Giu 2018 1432 25 giugno 2018
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso