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BOZZA
26 Giugno Giu 2018 1911 26 giugno 2018

Cosa c'è nella bozza sul decreto dignità

Sanzioni alle aziende che delocalizzano. Multe a chi non rispetta il divieto di pubblicità del gioco d'azzardo. Abolizione del redditometro e dello spesometro. Stretta sui contratti a termine. Cosa c'è nel dl in preparazione dal governo.

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Alle aziende che hanno ricevuto aiuti di Stato che delocalizzano le attività prima che siano trascorsi dieci anni «dalla data di conclusione dell'iniziativa agevolata» arriveranno sanzioni da 2 a 4 volte il beneficio ricevuto. Lo prevede la bozza del decreto dignità, al momento in 11 articoli, che doveva arrivare il 27 sul tavolo del Consiglio dei ministri ma che potrebbe slittare a causa dei «mille organi di questo Paese», come ha detto Luigi Di Maio. Il testo, che l'Ansa ha potuto visionare, prevede anche che lo stesso beneficio venga restituito con gli interessi maggiorati fino a 5 punti percentuali.

SANZIONI PER LE PUBBLICITÀ SULL'AZZARDO. A chi non rispetterà il divieto di pubblicità del gioco d'azzardo arriverà una sanzione del «5% del valore della sponsorizzazione o della pubblicità e in ogni caso non inferiore, per ogni violazione, ad un importo minimo di 50 mila euro». Lo prevede la bozza del decreto dignità. Gli incassi delle sanzioni andranno al fondo per il contrasto al gioco d'azzardo patologico. Restano le sanzioni da 100mila a 500mila euro previste dal decreto Balduzzi del 2012 per chi viola il divieto di spot durante spettacoli dedicati ai minori.

ABOLIZIONE DELLO SPESOMETRO. Si va verso l'abolizione dello spesometro, del redditometro e dello split payment, ma senza che arrivi per ora la fatturazione elettronica: dovrebbero essere cancellati i vecchi indicatori di rischio per gli accertamenti fiscali che, ha detto il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Di Maio, «hanno solo vessato le imprese» in assenza però già da quest'anno degli strumenti che avrebbero dovuto sostituirli nel 2019 come la fatturazione elettronica tra privati.

STRETTA SUI CONTRATTI A TERMINE. Nel decreto, primo provvedimento del Governo gialloverde, dovrebbero andare varie misure tra le quali una stretta sui contratti a termine, il rinvio al primo gennaio della fattura elettronica per i benzinai in caso di vendita a titolari di partita Iva che doveva scattare il primo luglio. La parte del decreto sul contrasto alla precarietà dovrebbe limitarsi ai contratti a termine (sui rider al momento è aperto un tavolo di confronto e quindi il tema è stralciato) con una stretta sui rinnovi che dovrebbero ridursi rispetto ai cinque attuali e con la reintroduzione della causale, probabilmente non per il primo contratto ma solo a partire dal primo rinnovo. Sembra escluso invece un appesantimento dei costi per le aziende che stipulano contratti a termine, misura difficilmente digeribile per una parte della maggioranza. Resterebbe quindi solo l'aliquota aggiuntiva dell'1,4% che serve per finanziare la Naspi mentre dovrebbe restare il limite a 36 mesi per l'insieme dei contratti a tempo in capo a una sola persona.

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