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27 Giugno Giu 2018 1600 27 giugno 2018

Decreto dignità, Flat tax, Ilva: tutti i rinvii del governo M5s-Lega

Congelato lo spesometro. Reddito di cittadinanza poco gradito a Tria. Aliquota fissa smembrata. Incognita su Taranto. E nessuna nomina in Cdp. I dossier sui cui l'esecutivo giallo-verde sta prendendo tempo.

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Dopo essere stato il governo più atteso nella storia della Repubblica italiana, l'esecutivo di Giuseppe Conte e la sua maggioranza confermano la tendenza a muoversi con una certa lentezza. Alla raffica di dichiarazioni del ministro dell'Interno Matteo Salvini, presto rincorso dal suo collega del Movimento 5 stelle Luigi Di Maio, corrisponde una chiara tendenza al rinvio quando si tratta di affrontare il nodo delle questioni più spinose. Dalla Flat tax alla revisione della legge Fornero sulle pensioni, passando per dossier apparentemente più semplici come quello delle nomine, non c'è campo in cui l'esecutivo non abbia esercitato l'arte della procrastinazione. Vediamo i dossier nel dettaglio (leggi anche: Reddito di cittadinanza, cosa sappiamo su tempi e coperture).

1. Decreto dignità: mancano le coperture

Il decreto bandiera di Di Maio, che ha voluto così replicare all'attivismo di Salvini, era atteso per mercoledì 27 giugno 2018 in Consiglio dei ministri. Il vicepremier però ha detto che la presentazione è prevista «nei prossimi giorni» e che in Cdm si deve parlare invece di deleghe dei sottosegretari. Il decreto dignità, ha dichiarato Riccardo Fraccaro, ministro per i Rapporti con il parlamento, «prevederà una riduzione della burocrazia fiscale, l'abolizione del redditometro, dello spesometro e tutte quelle misure che chiedono le imprese. Ci sarà un provvedimento contro il gioco d'azzardo, un provvedimento contro il precariato, uno contro le delocalizzazioni facili. Sarà fatto a brevissimo giro. Abbiamo dato dimostrazione di voler fare le cose». Più tardi, Di Maio ha così risposto a chi gli chiedeva conto dei ritardi: «Il decreto dignità è un punto di partenza e se è pronto per stasera arriva stasera, sta facendo il giro delle 'sette chiese', bollinature varie. Il testo è pronto deve essere solo vidimato dai 1000 organi di questo Paese».

SPARITO IL REDDITOMETRO. Tuttavia al giornalista che gli ricordava come a oggi non si sia ancora visto nulla, il ministro ha replicato: «Ho sempre detto che il nostro obiettivo non è legiferare tanto, ma poco e bene. Uno dei mali di questo Paese è l'eccesso normativo. Preferisco che il governo ci metta anche un mese in più per un provvedimento, ma che questo duri». Nell'ultima bozza visionata da Il Sole 24 ore è sparito il redditometro e mancano tutt'ora le coperture.

2. Reddito di cittadinanza: non piace al ministro dell'Economia Tria

In un'intervista radiofonica del 15 maggio, il leader dei cinque stelle Di Maio ha risposto «lo spero» al giornalista che gli chiedeva se il reddito di cittadinanza vedrà la luce nel 2019. Il fatto è che il ministro dell'Economia Giovanni Tria ha già chiarito che, nella Legge di Stabilità che deve essere presentata entro la fine dell'anno, non c'è spazio per misure troppo costose: ci si concentrerà, ha detto, sulle misure «a costo zero».

AUMENTO DELL'IVA DA BLOCCARE. Dopo l'intervento di Tria, Di Maio ha detto che il reddito di cittadinanza è una priorità e che verrà convocato un tavolo. La misura ha un costo variabile tra i 16,1 e i 28,7 miliardi. Prima di trovare quei soldi, però, è necessario reperire 12,4 miliardi di euro per bloccare l'aumento dell'Iva.

Il murale che raffigura un bacio tra Di Maio e Salvini.

3. Flat tax a pezzi: prima le aziende e poi le famiglie

La misura cavallo di battaglia della Lega verrà implementata a pezzi: le aziende da subito, poi le famiglie, ha dichiarato il ministro dell'Interno Salvini. La Flat tax per le aziende, in realtà, c'è già e si chiama Ires. Forse il governo intende abbassare l'aliquota, oggi al 24%, ma su questo non ci sono indicazioni specifiche.

RISCHIO FIBRILLAZIONE PER I MERCATI. Per la Flat tax il problema è lo stesso del reddito di cittadinanza: non è una misura a costo zero e Tria vorrebbe chiudere la sua prima legge di Stabilità senza allarmare troppo i mercati. Per lo stesso motivo anche la riforma della legge Fornero sulle pensioni con l'introduzione della “quota 100” rischia di rimanere sulla carta.

4. Ilva: Di Maio dice di non avere «super poteri»

Nel programma del M5s lo stabilimento di Taranto avrebbe dovuto essere riconvertito a una produzione più sostenibile, con la chiusura degli altoforni. La Lega, però, è contraria a soluzioni troppo drastiche. Ci sono stati degli incontri al Mise al termine dei quali Di Maio ha dichiarato il 19 giugno: «Non ho i super poteri».

CHIESTO UN INCONTRO URGENTE. Il 26 giugno il governo ha infine deciso di mantenere i commissari in carico fino a metà settembre, quando si deve decidere sul subentro di ArcelorMittal, partita che si sarebbe dovuta chiudere alla fine del mese. Intanto Fim, Fiom, Uilm e Usb di Taranto hanno chiesto al ministro un incontro urgente per discutere della situazione o si autoconvocheranno al Mise il 4 luglio.

5. Cassa depositi e prestiti: niente nomine

La scelta dei nuovi vertici da parte del governo era attesa prima dell'assemblea, in programma giovedì 28 e venerdì 29 giugno. Tuttavia si è deciso di rinviare per trovare la «soluzione migliore», hanno fatto filtrare fonti del governo smentendo attriti tra i due partiti di maggioranza.

CI SONO INCOMPATIBILITÀ PERSONALI. In realtà, ci sarebbero incompatibiltà personali tra Dario Scannapieco e Fabrizio Palermo, gli uomini scelti per occupare la poltrona di amministratore delegato e direttore generale.

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