Carige: aumento 500mln, cessioni 200mln
Politica
28 Giugno Giu 2018 2124 28 giugno 2018

Carige, l'estate calda della banca genovese tra restyling e conti

L'ad Fiorentino deve rilanciare l'istituto nonostante i dubbi della famiglia Malacalza. Ma dalla sua ha la Bce e la politica locale, a partire da Toti. Mentre si attende un delicato prestito subordinato fino a 500 milioni.

  • ...

Paolo Fiorentino sarebbe rientrato a Genova da Francoforte con due input. Da un lato la Banca centrale europea (Bce) gli ha chiesto di portare a termine il piano di rilancio di Banca Carige, che lo stesso amministratore delegato sta realizzando tra non pochi dubbi di alcuni azionisti di peso (cioè la famiglia Malacalza). D'altro canto la vigilanza gli avrebbe anche chiesto di sanare il vulnus apertosi dopo le dimissioni dell'ex presidente Giuseppe Tesauro e del consigliere Stefano Lunardi: bisogna nominare i loro successori.

NOMINA DI UN NUOVO CDA? In questi due differenti input ci sono le condizioni per far scoppiare a Genova una nuova guerra nucleare sul futuro dell'istituto di credito. La sostituzione di Tesauro (con Vittorio Malacalza presidente ad interim) e Lunardi potrebbe portare alla nomina di un nuovo consiglio d'amministrazione. Da mesi chiede, senza avere risposta, un adeguamento ai nuovi equilibri il finanziere Raffaele Mincione forte di oltre il 5% attraverso la Capital investment. E con lui potrebbero schierarsi il proprietario della Pro Recco Gabriele Volpi (che ha il 9%) e la Sga, l'ex bad bank del Banco di Napoli, con il 5,4%.

FIORENTINO DAVANTI A UN BIVIO. Su questo versante Fiorentino è a un bivio: il rinnovo del consesso gli permetterebbe di limitare il peso dei Malacalza, ma nel contempo lo priverebbe di un cda - come dimostra la risposta univoca dopo le dimissioni del giurista napoletano - totalmente schiacciato sulle volontà e i progetti del manager ex Capitalia e Unicredit.

La banca è in buone condizioni di liquidità e ha ancora molto da vendere per completare il risanamento, dagli immobili alla collezione artistica

L'ex presidente di Carige, Giuseppe Tesauro

Qualcosa in più si capirà al cda del 10 luglio 2018, un mese prima del board nel quale si devono approvare i conti. Non meno rischi li porta con sé la richiesta della Vigilanza di concludere il turnaround per la banca, che soltanto nel 2016 sembrava vicina al fallimento.

NESSUN AZIONISTA VUOLE IL PRESTITO. Dopo l'aumento di capitale da 500 milioni e la pesante cessione di crediti deteriorati, il piano industriale prevede un altro passo non meno delicato: l’emissione di un prestito subordinato fino a 500 milioni, che già nei mesi scorsi l'istituto era pronto a lanciare. Ma che nessuno - soprattutto tra gli azionisti - vuole.

«IL MERCATO NON È CONVINTO». Come ha spiegato in un'intervista a La Stampa Tesauro, a domanda sul perché non sia ancora intrapresa questa strada, ha risposto: «Perché evidentemente il mercato non è convinto». Quindi l'ex presidente, quasi parlando a nome di chi l'aveva scelto (cioè i Malacalza), ha aggiunto: «A Francoforte l’ho detto esplicitamente. Una cosa è avere responsabilità di vigilanza, altro è cercare di imporre modi e tempi per cessioni e acquisizioni. La banca è in buone condizioni di liquidità e ha ancora molto da vendere per completare il risanamento, dagli immobili alla collezione artistica. Non la si può costringere a tappe forzate».

Paolo Fiorentino, amministratore delegato di Carige.

Al prossimo consiglio di amministrazione Fiorentino rischia di dover accelerare su misure che non piacciono agli azionisti e con nuovi equilibri del board. A maggior ragione se la famiglia Malacalza decidesse di crescere ancora nell'azionariato. E in quest'ottica non basterebbe garantire al nuovo presidente le deleghe (come quelle per dialogare con la Vigilanza) negate a Tesauro.

ALLEATI NON DA POCO PER L'AD. Ma contemporaneamente ha dalla sua due alleati non da poco: la Bce che non vuole ritardi nel restyling dell'istituto genovese e la politica non solo locale. A poche ore dalle dimissioni dell'ex presidente dell'Antitrust, il forzista Giovanni Toti - governatore della Liguria e uno dei consiglieri più ascoltati da Matteo Salvini - si è subito schierato dalla parte dell'amministratore delegato. E tanto basta per far capire che si attende un'estate calda, caldissima a Genova.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso