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Politica
29 Giugno Giu 2018 1700 29 giugno 2018

Vertice Ue sui migranti, che cosa guadagna l'Italia

Bocciata la linea di Salvini. Ribadito il principio del porto più vicino. Ricollocazioni? Dobbiamo aprire gli hotspot. Abbiamo ottenuto solo solidarietà. E il sostegno Ue alla guardia costiera libica contro le Ong.

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da Bruxelles

Palazzo Chigi si auto promuove per i risultati raggiunti nel consiglio europeo del 28 e 29 giugno. «Direi che abbiamo ottenuto l'80%, trattando con 28 Paesi», è il bilancio finale del primo ministro Giuseppe Conte. Poche ore prima, fonti del governo avevano spiegato che con Macron era stato raggiunto l'accordo al 100%, poi però c'è stata la mediazione con Viktor Orban. Ed è lì che sarebbe stata eliminata l'obbligatorietà dei ricollocamenti. Il premier Conte ha incassato l'inserimento nel documento finale di un principio politico: «un nuovo approccio allo sbarco di chi viene salvato in operazioni di ricerca e soccorso, basato su azioni condivise o complementari tra gli Stati membri».

NO AL MODELLO AQUARIUS. L'idea, sottolineano dal governo, è che lo sbarco e l'accoglienza non siano più legati dall'automatismo. Ma l'accordo prevede comunque e ovviamente che venga rispettata «la norma del diritto internazionale». E quindi il principio del porto più vicino. Una bocciatura dunque dei precedenti stile Aquarius, con le imbarcazioni a percorrere centinaia di chilometri nel Mediterraneo. Una bocciatura della linea illegale di Matteo Salvini. Ma allora cosa cambia concretamente per il nostro Paese?

Il premier italiano Giuseppe Conte.

È una domanda che il giorno dopo si pongono in tanti tra i cronisti stranieri accorsi al Consiglio europeo, perché non riescono a darsi una risposta. Nelle conclusioni del vertice le azioni condivise e complementari per accogliere i migranti sono legate alla realizzazione di «piattaforme di sbarco regionali», da creare «in stretta cooperazione con i Paesi terzi interessati e con l'Unhcr (Alto commissariato Onu per i rifugiati) e l'Oim (Organizzazione internazionale delle migrazioni)».

RESTA LA BASE VOLONTARIA. Per ora tuttavia i Paesi terzi non si vedono all'orizzonte. A parte il sistema messo in piedi dall'Onu e dall'Oim per evacuare la Libia e portare parte dei richiedenti asilo in Niger, finora l'Ue ha incassato una lunga lista di rifiuti, dall'Algeria alla Tunisia. Poi però ci sono i migranti che vengono salvati e portati nel territorio dell'Ue e che, ripete il documento, «dovrebbero essere presi in carico sulla base di uno sforzo condiviso e trasferiti in centri sorvegliati istituiti negli Stati membri, unicamente su base volontaria».

Il premier iberico Pedro Sanchez ha spiegato che da loro i centri ci sono già e in effetti la proposta franco-spagnola partiva proprio dal modello Ceuta e Melilla

Il governo Conte teoricamente si oppone alla creazione di un centro sul territorio italiano. E allo stesso modo fanno la Spagna e la Francia. Il premier iberico Pedro Sanchez ha spiegato che da loro i centri ci sono già e in effetti la proposta franco-spagnola partiva proprio dal modello Ceuta e Melilla. Macron ha infatti subito dichiarato che i centri andranno fatti solo nei Paesi di primo ingresso. Conte lo ha pubblicamente smentito: «Era stanco, non c'è scritto da nessuna parte». E Conte ha perfettamente ragione sul fatto che non ci sia scritto, ma c'è qualcosa che anche lui evita di dire (leggi anche: Consiglio europeo, cosa ha detto Conte nella conferenza stampa finale).

QUINDI SI TORNA PUNTO E A CAPO. Per capire dove si faranno questi centri finanziati e gestiti dall'Unione europea, rimpatri compresi visto che a settembre la Commissione proporrà una riforma del sistema dei ritorni, bisogna tornare alle conclusioni. Che dicono, correttamente, che va rispettata la legge internazionale sul porto più vicino. E quindi si torna punto a capo. Gli sbarchi avverranno per lo più sul territorio italiano. E per ricollocare i migranti accolti serve prima lo screening tra rifugiati e migranti economici all'interno delle piattaforme di disimbarco.

OBBLIGATI A OSPITARE I CENTRI. Di conseguenza, se l'Italia vuole i ricollocamenti è obbligata a ospitare il centro. Questa è la nuda verità. È semplice logica. Che viene peraltro confermata a Lettera43.it da fonti della Commissione Ue. Certo, spiegano fonti Ue, non serve costruire centri nuovi, basta cambiare la gestione degli attuali hotspot, che verrebbero finanziati e gestiti dall'Unione europea. Conte potrà dire - come Sanchez - «li abbiamo già», ma non è quello che ha sostenuto finora. Se volesse essere coerente con le dichiarazioni fatte, dovrebbe rinunciare a vedere i migranti ricollocati.

Il primo ministro dell'Ungheria Viktor Orban al summit europeo.
ANSA

Il modello è di fatto quello voluto da Macron. Mentre sui movimenti secondari le frasi del documento finale sono esattamente quelle presentate dalla Commissione europea e benedette dalla Germania di Angela Merkel. «I movimenti secondari di richiedenti asilo tra Stati membri rischiano di compromettere l'integrità del sistema europeo comune di asilo e l'acquis di Schengen. Gli Stati membri dovrebbero adottare tutte le misure legislative e amministrative interne necessarie per contrastare tali movimenti e cooperare strettamente tra di loro a tal fine».

RIFORMA DI DUBLINO RIMANDATA. La Baviera dunque può varare il suo piano contro l'immigrazione clandestina con pieno appoggio da parte degli Stati dell'Unione europea. E se l'Italia non collabora si compromette Schengen. Cioè si possono chiudere le frontiere. L'Italia ha ottenuto l'impegno a riformare Dublino «sulla base di un equilibrio tra solidarietà e responsabilità tenendo conto delle persone sbarcate a seguito di ricerca e soccorso». Più chiaramente: nel calcolo delle soglie per far partire i ricollocamenti, verrà proposto di includere anche gli arrivi di migranti economici. Ma la riforma di Dublino è stata rimandata a data da destinarsi e in queste conclusioni i Paesi di Visegrad hanno ottenuto scritta su bianco che venga approvata all'unanimità: è quasi un requiem.

Tutte le navi operanti nel Mediterraneo devono rispettare le leggi applicabili e non interferire con le operazioni della guardia costiera libica

Dalle conclusioni del Consiglio europeo del 28 giugno

C'è però un altro punto delle conclusioni che il governo di Roma ha celebrato come una vittoria. Ed è quello su cui ha ottenuto un sostegno pieno dagli altri Stati membri: «Tutte le navi operanti nel Mediterraneo devono rispettare le leggi applicabili e non interferire con le operazioni della guardia costiera libica». Le stesse fonti di Palazzo Chigi sottolineano come una parte grossa della soluzione sta lì: «Il nostro obiettivo è ridurre gli arrivi, non siamo in emergenza, sono già calati da 150 mila dell'anno precedente a 20 mila», spiegano, omaggiando di fatto il lavoro del predecessore all'Interno Marco Minniti.

OMAGGIO AL LAVORO DI MINNITI. Alla fine dunque torniamo sempre lì: l'Europa tutta dà la delega a quella guardia costiera protagonista di tanti episodi di respingimento. Ed è questa la ricetta su cui Bruxelles e Roma, Parigi e Berlino, Budapest e Amsterdam, camminano appaiate.

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