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Migranti ed Europa
Fico,sui ricorsi non ricorro a immunità
DIPLOMATICAMENTE
2 Luglio Lug 2018 1531 02 luglio 2018

Invece che zittire Fico il governo lo prenda come esempio

Le parole del presidente della Camera sono sacrosante. L'esecutivo dovrebbe riflettere con qualche briciolo di lungimiranza. Perché le azioni degli ultimi giorni non hanno fatto altro che minarne la credibilità.

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Ha ragione il presidente della Camera Roberto Fico quando nel corso di una visita allo hotspot di Pozzallo ha dichiarato «io i porti non li chiuderei, dell’immigrazione si deve parlare con intelligenza e cuore. Quando si parla di Ong bisogna capire cosa si vuole intendere. Fanno un lavoro straordinario, l’inchiesta di Palermo archiviata, l’inchiesta di Catania da un anno non cava un ragno dal buco. Quindi bisogna capire bene di chi si parla e chi le finanzia, se no si fa cattiva informazione. Le Ong nel Mediterraneo hanno salvato i migranti». Ha parlato a titolo personale? Penso che non ci creda neppure chi lo ha sostenuto. Con questo triste siparietto sul quale il governo dovrebbe riflettere con qualche briciolo di lungimiranza, si è chiusa la settimana del vertice di Bruxelles. settimana infausta per i colori del neo-governo Conte. Ma andiamo con ordine, partendo a ritroso, dall’inizio della settimana scorsa.

SALVINI SMENTITO. «Giovedì al Consiglio europeo sosterremo di comune accordo con la Libia che i primi centri per accogliere i richiedenti asilo di vadano costruiti in Libia. Ci faremo carico di portare in Europa l’idea che la Libia non sia un problema ma una grande opportunità»: questo diceva il vicepresidente del Consiglio e ministro dell’interno Matteo Salvini il 25 giugno scorso a conclusione dell’incontro avuto a Tripoli con l’omologo libico Abdulsalam Ashour del governo di unità nazionale, quello riconosciuto internazionalmente, per intenderci. La sua affermazione veniva però smentita seccamente, con parole che non lasciavano dubbi interpretativi: «Il governo libico rifiuta categoricamente l’ipotesi di campi profughi sul suo territorio. Non è consentito dalla legge».

Il Pd ha un nuovo leader: Roberto Fico

Fa, insomma, quello che dovrebbe fare un politico di sinistra, ed è forse per questo che piace a molti esponenti piddini che, in una sorta di transfert, vedono in lui quello che loro dovrebbero essere, ma non sono o non ci riescono.

Questo accadeva il giorno successivo al cosiddetto “mini-vertice” del 24 e alla vigilia del plenum del vertice di Bruxelles del 28-29 giugno all’indomani del quale le agenzie battevano un’altra presa di posizione, questa volta da parte dell’altro governo libico, quello di Tobruk, per bocca del discusso generale Khalifa Haftar. Questi, col cipiglio che gli è consueto, ha ammonito (con chiara allusione all’Italia) dal prevedere qualsivoglia presenza militare a Sud della Libia col pretesto della lotta contro l’immigrazione clandestina: «Sarebbe considerata un’usurpazione e un’aggressione contro lo Stato, la sua sovranità e la sua terra», ha intimato. È pur vero che una volta rientrato a Roma lo stesso Salvini si auto-correggeva specificando che i centri si dovevano intendere a Sud della Libia (Niger, Mali, Chad e Sudan) e non sul suolo libico, ma la pezza, come si dice, è risultata peggiore del buco in consonanza, del resto, con l’affermazione, alquanto ardita, che «è falsa la retorica sulla violazione dei diritti umani in Libia».

E LI CHIAMANO ALLEATI. Nella stessa occasione Salvini ha anche definito superati gli Accordi di Dublino sull’immigrazione specificando che «adesso l’Italia è tornata protagonista» e che «l’Europa potrà discutere una riforma del Trattato presentata dal governo italiano». Era stato lo stesso presidente del Consiglio ad annunciare che con l’accettazione del principio che toccare terra in un paese europeo significava superare Dublino e aprire una stagione nuova, rivoluzionaria nell’approccio e nell’articolazione del dossier migratorio. Nulla di più astratto se si considera che nel documento finale del vertice, pur riconoscendosi in linea di principio il carattere europeo della sfida migratoria e la necessità della riforma del Trattato di Dublino, si precisa che tale riforma dovrà avvenire su base consensuale, cioè col voto unanime dei membri. Compresi quelli del gruppo Visegrad cui si deve quest’inasprimento del quorum necessario per la riforma in questione, erigendo un ostacolo pressocchè insormontabile al conseguimento dei nostri desiderata. E questi sarebbero i nostri migliori alleati?

SENZA UNA STRATEGIA. Poi c’è la sequenza della “volontarietà” cui si subordina non solo la decisione circa la creazione dei centri sorvegliati nel territorio dell'Ue, ma anche tutte le misure che dovrebbero essere adottate in tale contesto, ricollocazione e reinsediamento compresi. Lo stesso dicasi per l’accoglienza per la quale non esiste più alcun obbligo sia per gli stranieri già presenti in Italia che per i nuovi arrivati. A fronte di queste constatazioni fattuali appare francamente arduo sostenere che «adesso l’Italia è tornata protagonista», mentre risulta palese la povertà di strategia negoziale messa in atto da questo governo. Povertà stridente nel confronto tra gli eccessi verbali da un lato e la pochezza delle convergenze e delle alleanze che si è riusciti a costruire. La stessa conduzione del vertice, con le riserve formulate inizialmente sulla bozza di documento – sbandierate come veri e propri “veti” da indurre i partner a più miti consigli - e con la firma apposta alla fine senza il recepimento delle nostre più qualificanti sollecitazioni, non ha giovato alla nostra credibilità. Ha piuttosto lasciato l’impressione che non si disponesse di una vera strategia negoziale. Inesperienza? Superficialità? Timore di essere considerati responsabili dell’eventuale fallimento del vertice?

Un mix di tutto ciò che non ha giovato alla nostra credibilità. Un mix che il governo farebbe bene a metabolizzare per il meglio. Per rimediare e in fretta. Il prossimo incontro dei ministri dell’Interno a Innsbruck offre una buona occasione per cominciare a farlo. Con determinazione, selezionando con sagacia i nostri alleati (non certo Visegrad) ma senza troppo rumore e senza invettive da campagna elettorale domestica.
In questo contesto ci aiuterebbe molto la definizione di una politica di gestione delle centinaia di migliaia di migranti che stanno in Italia e che faremo molta, molta fatica a rimandare a casa in tempi politicamente e socialmente utili. Immaginando, ad esempio, soluzioni formative e di lavoro mirate a togliere dalla strada i tanti, troppi giovani lasciati in una condizione di rischiosa inattività e suscettibili di offrire utili strumenti di convivenza. L’esempio tedesco potrebbe aiutare.

UNA CRIMINALIZZAZIONE ASSURDA. Ci aiuterebbe molto anche il superamento dell’assurda criminalizzazione delle Ong iniziata con l’infamante accusa formulata nel 2017 di essere dei “taxi del mare” (rivelatasi inconsistente) e proseguita poi dal governo con la sbandiera decisione di tenerle fuori dai porti italiani. E non è vero che questa linea di condotta sia coerente con quanto deciso al vertice che in realtà ha affermato che «tutte le navi operanti nel Mediterraneo devono rispettare le leggi applicabili e non interferire con le operazioni della Guardia costiera libica», offrendoci in tal modo la possibilità di trasformare quest’indicazione in una mela avvelenata. Ha ragione il presidente della Camera e penso che neppure coloro che hanno cercato di togliergli voce siano persuasi che abbia parlato a titolo personale.

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