Calenda, no a minacce bulli. Meglio voto

Zingaretti, Calenda e la ripartenza a ostacoli del centrosinistra

Il governatore del Lazio potrebbe essere un leader affidabile sempre che decida di rompere col passato del Pd. L'ex ministro è una forza, ma ancora non si capisce il suo progetto. Quanto a Grasso & Co, la rifondazione di LeU pare inutile. 

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Ci sono quattro cose diverse da annotare in questo inizio di settimana. La prima è, ovviamente, l’adunata sovranista di Pontida. È inquietante che il ministro dell’Interno chiami il suo popolo a una battaglia contro l’Italia che non la pensa come lui e lanci l’Internazionale nera che vorrebbe dirigere soffiando il posto alla Le Pen (brutti tempi per le donne anche a destra).

IL SUD E LA DIFESA DELL'AGUZZINO. Quel popolo entusiasta di Pontida, per come lo hanno descritto i cronisti più attenti, non è diverso da altri popoli di destra vocianti. È carico di paure, di odio e rancore e pensa di aver trovato il vettore giusto per volare in cielo. Per noi meridionali è una pena vedere tanti conterranei dimenticare decenni di insulti e di politiche di governo antimeridionali, ma è nella storia del Sud l’esistenza di un popolo che difende i propri aguzzini. Roba da Borboni o Stato pontificio.

LA FINTA RIVOLTA DI FICO. La seconda cosa da annotare è la cosiddetta “rivolta” di Fico, presidente della Camera. Fico è un personaggio furbesco (a Roma si dice “paraculo”) che sta nei 5 stelle fingendo che sia cosa diversa da quella che è. Ne interpreta, dicono, l’anima di sinistra. Forte è la tentazione di non prenderlo sul serio. Tuttavia quando si ha quel ruolo nel primo partito italiano e si è al vertice del parlamento si ha il dovere di considerare le dichiarazioni sui migranti, sui porti che non vanno chiusi come un segnale politico serio. Non indulgerei, come fanno alcuni rifondatori del Pd, alla ricerca disperata di ciambelle di salvataggio, nell’immaginare scissioni nel mondo grillino. Nella migliore delle ipotesi quella di Fico è una battaglia fra destra e sinistra nel Movimento, fra governisti aggrappati a Salvini (Di Maio, che è sempre steward di qualcuno!) e chi invece crede di avere un popolo scontento della sinistra da rappresentare.

ZINGARETTI LEADER, MA...La terza cosa è Zingaretti (e contemporaneamente l’annuncio di un comitato promotore di LeU). Zingaretti lo abbiamo visto crescere. Che dire di lui? È bravo, sa navigare, sa governare, è educato. È la faccia post comunista di Gentiloni. Il giorno che gli italiani, sfebbrati da questa epidemia di rancore, cercheranno leader sicuri, calmi e affidabili, troveranno lui e quelli come lui. Oggi Zingaretti è una risorsa, si dice così? Solo se non sono vere le cose che si leggono, cioè gli accordi con Franceschini, la rete dei sindaci, l’appoggio dei fondatori del Pd. Se non rompi non costruisci. Il tuo messaggio non arriva alla gente.

Serve fare un partito sulle ceneri di una sconfitta micidiale dovuta al fatto che Grasso and company, nel compilare le liste elettorali, hanno preferito se stessi al medico di Lampedusa? Credo di no

Infine Calenda. Ho simpatia per questo signore. Mi colpisce la sua sfrontatezza, il suo essere liberale con in testa la difesa della classe operaia e dei poveri, la sua visone apocalittica ma veritiera sulla scomparsa di vecchi lavori che poi sono vecchi di 10-15 anni. Mi pare, nella politica italiana, l’unico che abbia capito dove va strutturalmente il mondo. Gli altri, tranne Cuperlo, parlano genericamente di diseguaglianze, di diritti ma non acchiappano mai il filo del discorso né tanto meno quello della riforma radicale.

LA SINISTRA DI CALENDA. Il “tuttavia” di Calenda è la sua solitudine. Lo hanno bollato come “ragazzo dei Parioli” e lui oggi spiega a Luca Telese che a 16 anni lo hanno cacciato di casa (è andato dalla nonna) perché aspettava un figlio. Racconta le sue tessere della Fgci, guidato da Ignazio Vacca, figlio di Beppe. Insomma, non ha paura di mostrare un passato di sinistra né uno più recente con Luca di Montezemolo e persino con Renzi. Insomma ha fatto tutti gli errori accettabili in un uomo ancora giovane. Calenda a me pare una forza della natura. È più colto di tanti competitor politici, ha cazzimma. Non so che progetto può avere. Se leggo le sue interviste, non intravvedo un Macron ma piuttosto un potenziale leader più spostato a sinistra. Ma aspettiamo ancora.

PERCHÉ NON CONVINCE LA RINASCITA DI LEU. Così come aspettiamo di vedere che cosa proporrà il comitato messo su da Pietro Grasso per far nascere LeU. Ho letto l’elenco. Brave persone. Molte note a me e stimate. Tuttavia la domanda è cruciale: serve fare un partito sulle ceneri di una sconfitta micidiale dovuta al fatto che Grasso and company, nel compilare le liste elettorali, hanno preferito se stessi al medico di Lampedusa? Credo di no.

2 Luglio Lug 2018 0925 02 luglio 2018
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