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Migranti ed Europa
Salvini, Bossi è candidato a Varese

Lega, da Bossi a Salvini il nemico è sempre il diverso

L'attuale leader della Lega è cresciuto e si è nutrito della retorica anti meridionalista del Senatùr, mutuandone i paradigmi. Così il terrone di ieri è diventato l'immigrato clandestino di oggi.

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Viva el leon che magna el teron. Per anni in Veneto, ma non solo, questo è stato uno dei motti che i militanti della Lega intonavano quando si affrontavano temi che riguardavano il Meridione. La gente del Sud - i «terroni» - era descritta come il male del Nord principalmente per tre motivi: l'immigrazione, l'assistenzialismo e la criminalità. Il Mezzogiorno, nella narrazione nordista, non solo era la cancrena della nazione, non solo rubava il lavoro con una massa di persone che occupavano posti che spettavano ai polentoni, ma sprecava anche tutte le risorse che le Regioni settentrionali stanziavano all'odiato Stato centrale per aiutare sostentamento e sviluppo di quella disgraziata parte d'Italia.

IL MEZZOGIORNO PROSECUZIONE DELL'AFRICA. Per i leghisti di allora il 'terrone', oltre che rubare il lavoro, era anche tendenzialmente fancazzista e geneticamente portato alla disonestà e alla mafia. Così il Sud diventava, nelle parole della prima Lega, la prosecuzione dell'Africa e dei suoi abitanti. Più che italiani, erano più simili a marocchini, tunisini, egiziani: non solo per situazione economica e tessuto sociale, anche per questioni di sangue. Tutta propaganda con cui Umberto Bossi ha costruito il suo consenso: dal mito della Padania alla retorica anti-italiana, con tanto di Mondiale di calcio giocato in un campionato a parte, dalla secessione fino all'inseguimento di un federalismo che non ha ancora visto concretamente la luce nonostante anni di governo a trazione Fi-Lega.

L'ULTIMO RUGGITO DI BOSSI. Non stupisce, quindi, che Bossi, nell'intervista al Corriere della Sera del 3 luglio, abbia risfoderato l'antica retorica della 'sua' Lega Nord in chiave anti Salvini, capofila di un neo-nazionalsovranismo (che in realtà di nuovo ha veramente poco) che ha sacrificato l'istanza secessionista sull'altare dell'orgoglio italico. Parlando della sua Pontida "invasa" dai meridionali, il Senatùr non è andato per il sottile: «Ho visto solo un sacco di gente interessata a essere mantenuta». E sul successo dell'edizione "populista" ha commentato sarcastico: «Se ci porti lì anche l'Africa...».

C'è una linea di continuità nella tecnica di propaganda. L'operazione di Salvini è stata semplice: sostituire il terrone e il Sud bossiani con i migranti e gli Stati da cui fuggono. O, meglio, da cui non dovrebbero fuggire

Ma sono così diversi Bossi e Salvini? Sì e no. L'attuale leader della Lega, che è cresciuto e si è nutrito della retorica anti meridionalista del Senatùr, ha lavorato negli ultimi anni, a suon di felpe e territorialismi, per creare un leghismo nazionale. Su questo, rispetto al suo maestro, la sterzata è stata netta e, a vedere i risultati, vincente. C'è però una linea di continuità nella tecnica di propaganda. L'operazione di Salvini è stata semplice: sostituire il terrone e il Sud con i migranti e gli Stati da cui fuggono. O, meglio, da cui non dovrebbero fuggire.

POPULISMI DI OGGI, CAMICIE VERDI DI IERI. Per il Capitano e i suoi discepoli, i migranti «non fanno nulla dalla mattina alla sera», sono mantenuti, aumentano la criminalità. Esattamente come un campano o un calabrese che negli Anni 90 si trovava a vivere al Nord, per cercare fortuna o perché spinto dalla fame. Una retorica che qualcuno ha definito dell'egoismo, che strizza l'occhio alla xenofobia e che sembra far breccia nel cuore dei populisti di oggi esattamente come nelle Camicie verdi di ieri.

C'È SEMPRE UNO PIÙ A NORD. Sia Salvini sia Bossi, partendo da problemi reali che andrebbero affrontati seriamente, evocano uno straniero più debole e che sta più a Sud come nemico del popolo, come ragione delle disgrazie del "popolo" e pronto a rovinarci ancora di più la vita. Esattamente come, per gli Stati del Nord Europa, Germania in primis, l'Italia è un peso morto, un Paese corrotto, criminale e assistenzialista, che tendenzialmente non vuole pagare i suoi debiti (non a caso lo Spiegel ci ha definiti «scrocconi») e che gestisce le risorse europee sprecandole. Quindi attento Salvini: parafrasando Pietro Nenni, c'è sempre uno più a Nord che ti epura.

3 Luglio Lug 2018 1658 03 luglio 2018
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