Giampaolo Pansa 130913171646
MAMBO
4 Luglio Lug 2018 0845 04 luglio 2018

Pansa manda al diavolo Belpietro perché non sopporta Salvini

Il giornalista se ne è andato, senza insulti, senza recriminazioni, ma semplicemente dicendo che lui su un giornale salvinista come La Verità lui non vuole più metterci la firma. Primi segnali che suggeriscono come l'apologia che si fa oggi del ministro dell'Interno cominci a sfilacciarsi.

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Tutti a destra, e in qualche caso anche molti a sinistra, sono ammirati dalla capacità mediatica di Matteo Salvini. Fra tanti apologeti, c’ è invece chi proprio non lo sopporta e non sopporta il “salvinismo” ed è Gianpaolo Pansa, giornalista di grande e meritata carriera, autore di libri che hanno irritato la sinistra e da decenni ospite di giornali di destra. Questa volta, invece, non è rimasto indifferente alla linea del quotidiano su cui scriveva, La Verità, fondata e diretta da Maurizio Belpietro. E se ne è andato, senza insulti, senza recriminazioni, ma semplicemente dicendo che lui su un giornale salvinista non ci mette la firma.

UN SEGNALE CONTRO L'APOLOGIA DI SALVINI. È un piccolo episodio che riguarda un grande giornalista di temperamento però è, a suo modo, un segnale. Questa apologia diffusa di Salvini non coglie l’overdose che sta prendendo il suo pubblico. Questo ministro passa il tempo a fare selfie, a minacciare avversari, a tentare di sfasciare l’Europa senza i ragionamenti economici di Paolo Savona ma con acta che lo mettono in prima fila fra gli xenofobi europei.

UN MINISTRO DELL'INTERNO AI LIMITI DEL CODICE PENALE. L’uomo piace alla destra radicalizzata perché fa venire in mente tante cattive idee, perchè sembra legibus solutus, perché sembra incontenibile. Anche Grillo, che pure si concedeva molte pause , a un certo punto si sentì un po’ “stanchino”. Salvini è più giovane ma ha già raschiato il fondo del barile della destra estrema. Oltre le cose che dice ci sono quelle da codice penale. Se va un pochino oltre si inoltra su un terreno in cui sarà fermato, comunque.

Non era mai accaduto che un ministro dell’Interno diventasse di fatto il premier, che minacciasse apertamente alti dirigenti degli apparati dello Stato, che facesse politica estera. Mai era accaduto che la folla plaudende e vandeana, fra cui tanti vandeani anche di borghesia ricca, si entusiasmasse per un uomo di qualità ancora da verificare che esibisce il suo disprezzo per l’umanità dolente. Quando diciamo fascista, diciamo un personaggio di un’epoca storica contrassegnata dal totalitarismo e dalla violenza. Salvini non è fascista nel senso storico. Salvini è un uomo senza qualità, se non mediatiche, totalmente privo di umanità e con un senso padronale dello Stato.

QUEI MILIONI DA RESTITUIRE. Prendete il caso che lo sta affliggendo e di cui si lamenta in queste ore. Deve dare, dice la Cassazione, 49 milioni allo Stato. I leghisti li hanno presi e la magistratura ha stabilito che li devono restituire e lo deve fare anche Salvini che della Lega è stato segretario negli anni in discussione. Ovviamente il nostro grida la complotto politico, mentre i suoi giornali celebrano il funerale della sinistra. Poveracci, non si rendono conto che questo Salvini correrà ancora per molto, almeno fino alle Europee, ma alla fine anche il suo elettorato produttivo si stancherà di lui e soprattutto i suoi selfie non faranno più rumore che si metta in mutande, che vada al Palio, che si faccia ritrarre con militanti vestiti in modo ridicolo.

COMINCIA L'INSOFFERENZA VERSO IL LEADER LEGHISTA. C’è un mondo che comincia a non avere più voglia di lui. Anche a destra, nella destra che in questi decenni è cresciuta nel mito "dell’armonia tatarelliana". O fra questi vecchi signori incazzati col mondo e soprattutto con la sinistra, come il mio amico Giampaolo Pansa, papà di un grande amministratore delegato di Finmeccanica, che con Salvini proprio no, proprio non ci vogliono stare. Lo dico per quelli a sinistra che sono bravi a innamorarsi degli avversari. Vorrei dire loro con semplicità che Salvini non è un avversario, è un nemico.

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