Inps: Boeri,disinformazione su immigrati
Politica
4 Luglio Lug 2018 1221 04 luglio 2018

Cinque motivi per cui Boeri può fare il leader della sinistra

Contro i privilegi della Casta. A favore dei giovani "dimenticati" dai governi di ieri e di oggi. Un approccio all'immigrazione non da buonista, ma da pragmatico. Perché il presidente Inps può essere l'anti-Salvini.

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È Tito Boeri l'uomo giusto per la sinistra (o quel che ne rimane) post rottamazione del rottamatore? Il nome del presidente dell'Inps riaffiora a intervalli regolari nel chiacchiericcio politico: era uno dei candidati per un governo del presidente qualora fosse fallita l'alleanza Lega-M5s, ancora prima il suo nome era uscito per l'immediato post-Renzi. Si disse - senza che mai fosse confermato - che l'ex segretario Pd lo volesse come successore di Giuliano Pisapia nel 2015, prima che per Palazzo Marino avanzasse la candidatura Beppe Sala. Ma fino a oggi, Boeri è rimasto ai box. È questo il momento giusto per uscire allo scoperto? Ecco cinque motivi per cui il suo potrebbe essere il nome giusto per costruire l'alternativa a Salvini e Di Maio.

Lotta ai privilegi

Ai tempi dell'ondata populista, Tito Boeri - pur non essendolo in nessun modo - ha fatto della lotta ai privilegi uno dei messaggi caratterizzanti la sua gestione dell'Inps. Il 3 luglio, presentando il rapporto annuale dell'istituto di previdenza, è tornato a parlare degli stipendi dei politici («I titolari di cariche elettive vanno trattati come tutti gli altri lavoratori, non punendoli ma limando la componente di privilegio delle loro pensioni coerentemente con quanto si vuol fare per gli altri lavoratori») e di quelli dei sindicalisti («Per togliere il privilegio di cui godono i sindacalisti sulle pensioni non c’è bisogno di una legge: basta solo il nulla-osta del ministero alla circolare che abbiamo proposto un anno fa»). Sarà per questo che piace a Luigi Di Maio («Non so se andremo d'accordo su tutto ma sul tema delle pensioni d'oro e dei vitalizi lavoreremo bene») e, presumibilmente, anche ai suoi elettori.

Questione generazionale

Una delle grandi delusioni della stagione renziana del Pd è stata la difficoltà a tirare fuori dalla crisi gli under 40 che, nonostante i proclami e un primo approccio a loro favorevole, hanno continuato a essere svantaggiati dalle politiche concrete portate avanti dai governi che si sono succeduti. Boeri, autore di un fortunato saggio intitolato Contro i giovani e che già 11 anni fa poneva il tema del divario generazionale, ha continuato anche da presidente dell'Inps a sottolineare lo squilibrio che colpisce gli under 40. «La storia recente dei giovani nel nostro Paese», ha ribadito mercoledì Boeri, «è una storia di inesorabili revisioni al ribasso delle loro aspettative. Fra queste delusioni anche quella di ritrovarsi sempre, quale che sia l'esito del voto, con governi che propongono interventi a favore dei pensionati».

Un altro approccio all'immigrazione

Su uno dei temi più spinosi e difficili per la sinistra quale è quello dell'immigrazione, Boeri dribbla l'approccio "buonista" e pone un problema di sostenibilità economica: chissà che parlare ai portafogli e non al cuore funzioni meglio. Intanto si guadagna sul campo il ruolo di front runner contro la retorica salviniana in nome dei numeri che, ha detto rispondendo al ministro degli Interni, «sono la risposta migliore e non c'è modo di intimidirli». Salvini lo affronta a muso duro, lo chiama «fenomeno» e ne minaccia la sostituzione. Tutte medaglie, per un futuro ruolo di leader della sinistra.

Rassicura industriali e finanza

Fondatore de Lavoce.info, economista attento alla sostenibilità dei conti pubblici, compare sempre nella rosa di "responsabili" e "tecnici" che a intervalli regolari sono chiamati a tirare il Paese fuori dalle secche. Piace al mondo delle imprese per la determinazione con cui sostiene che il mercato del lavoro debba essere flessibile, pur tutelando maggiormente i lavoratori. È anche, da sempre, fiero sostenitore della necessità di ridurre il cuneo fiscale. Un approccio pragmatico che si è visto quando da una parte ha promosso il Decreto dignità per la parte sui contratti a termine resi più stringenti (è stato tra i critici della linea Poletti, che li ha liberalizzati), ma dall'altra parte avverte: meglio non irrigidire i contratti a tempo indeterminato.

Anti-renziano sul campo

Nominato da Matteo Renzi, è uno dei (pochi?) che può dire di non dovere nulla al senatore di Rignano. Anzi. Con l'allora premier si è scontrato più volte quando il governo, nel tentativo di recuperare terreno in vista del referendum sulla Costituzione, ha tentanto (inutilmente) di cambiare rotta dirottando risorse su pensionati e già tutelati a tutto sfavore dei più giovani. Uno scontro che ebbe il suo culmine, infine, quando il presidente dell'Inps criticò pubblicamente la manovra 2017 sostenendo che l'intervento sulle pensioni aumentava «la spesa pensionistica, aumentando la generosità di trattamenti su categorie che hanno già fruito di trattamenti più vantaggiosi di chi ne fruirà in futuro». Renzi non gliel'ha mai perdonata. Adesso, però, può dire di averci visto lungo, schierandosi a favore degli interessi di migliaia di persone under 40 che hanno traslocato armi e bagagli verso i cinque stelle.

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