Parlamento Europeo
5 Luglio Lug 2018 1030 05 luglio 2018

Legge sul copyright Ue, cos'è e perché si parla di #SaveInternet

L'europarlamento, politicamente spaccato, rimanda l'avvio dei negoziati sulla riforma. Giganti del web contro editori e autori. Proteste di Wikipedia. Pd a favore e Lega contraria. Qual è la posta in gioco.

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Strasburgo ha preso tempo sulla legge sul copyright. A mezzogiorno di giovedì 5 luglio 2018 la plenaria ha votato contro l'avvio dei negoziati fra parlamento, Consiglio e Commissione Ue sulla proposta di direttiva per la riforma. Il testo è destinato dunque a essere esaminato e votato dalla sessione di settembre. Un tema che ha fatto registrare spaccature politiche, campagne social, appelli e disinformazione.

Ma cosa si doveva decidere in concreto? La questione ha mobilitato tutti, da Wikipedia al vicepremier Luigi Di Maio, dagli editori dell'Enpa ai musicisti dell'Impala, tra chi parla di bavaglio a internet e fa profezie sulla morte della Rete e chi invece rivolge appelli a tutela della sopravvivenza della stampa libera e dell'industria creativa e culturale.

In gioco ci sono gli interessi miliardari dei giganti del web, da Google a Facebook, ma anche la remunerazione di chi, dai giornalisti agli artisti, lavora per produrre molti di quei contenuti che riempiono internet. Il contestato testo - in particolare per ciò che riguarda l'articolo 11 sulla link tax per accordi tra editori e piattaforme e il 13 sui filtri, per accordi tra industria creativa e piattaforme - adottato dalla commissione affari giuridici, infatti, è solo uno dei tre sul tavolo, assieme alla proposta originale della Commissione e alla posizione degli Stati membri, con cui deve trovare un compromesso finale.

Wikipedia, perché non funziona e contro chi protesta

"La mia sensazione è che la protesta duri fino a giovedì, oltre non avrebbe senso": così Maurizio Codogno, portavoce di Wikimedia Italia ha commentato all'Ansa l'oscuramento della versione italiana di Wikipedia decisa dai volontari attivi sulla enciclopedia online, in risposta alla direttiva Ue sul copyright che si vota il 5 luglio.

I voti: favorevoli popolari e socialisti, ma con spaccature

Come votano i partiti? I popolari, di cui fa parte il tedesco relatore del provvedimento Axel Voss, sono favorevoli a dare il mandato, ma alcuni colleghi connazionali voteranno contro. Spaccati anche i socialisti, dove per esempio tra gli eurodeputati del Partito democratico, favorevoli, ci sono comunque contrari come Daniele Viotti.

Divisi i liberali dell'Alde, ma anche Verdi e Sinistra unitaria, contrari, hanno chi invece voterà a favore. Euroscettici e populisti, da Ukip a lepenisti, generalmente contro la maggior parte di qualsiasi misura Ue, si oppongono, ma nemmeno il loro fronte è coeso. No secco del Movimento 5 stelle, da sempre contrario.

C'è una campagna in corso da parte dei giganti del web per influenzare i legislatori europei diffondendo fake news e che potrebbe avere effetto

Il relatore Voss

Editori, tivù e artisti parlano di «campagna cinica delle società tech»

Il relatore Voss ha detto che c'è una campagna in corso da parte dei giganti del web per «influenzare i legislatori europei diffondendo fake news» e che «potrebbe avere effetto». Il dito puntato è in particolare contro la Ccia, «la lobby americana delle grandi piattaforme e dell'industria hi-tech che sta dietro», secondo la socialista francese Virginie Rozière.

Un'opinione condivisa anche da 150 tra le varie associazioni europee di editori, musicisti, produttori, televisioni, artisti e così via, che hanno parlato di «campagna cinica da parte delle società tech» facendo «allarmismo sul fatto che la direttiva sul copyright sarebbe la fine di internet», ma «sono 20 anni» che lo dicono per ogni misura a tutela del diritto d'autore e, come mostrano i fatti, «non è mai successo».

Il motivo? Secondo i musicisti indipendenti di Impala, le piattaforme «stanno andando benissimo e fanno soldi», per questo «a loro piace il mondo digitale così com'è». In Italia di parere opposto la Confindustria digitale, «preoccupata», mentre la Cgil auspica un voto a favore.

Appello di Paul McCartney a favore della riforma

Paul McCartney.

ANSA

Paul McCartney si è schierato a favore della riforma delle regole europee sul copyright. L'ex dei Beatles ha scritto agli europarlamentari - secondo quanto si legge dal Financial Times online - invitandoli a votare sì in modo da dare il via al negoziato interistituzionale tra Pe, Consiglio e Commissione per arrivare a un accordo definitivo sul testo delle nuove norme. «Oggi alcune piattaforme rifiutano di compensare adeguatamente artisti e musicisti», ha spiegato.

Il Pd: ecco perché la protesta di Wikipedia è infondata

Secondo il Partito democratico «la protesta di Wikipedia è infondata», perché «è chiaramente specificato nel testo al voto in plenaria a Strasburgo che non ci sarà alcun tipo di conseguenza sull'attività dell'enciclopedia online, né novità sulla libertà degli utenti».

Il testo del Compromesso 2, art. 2 (5), punto 4 nuovo, recita così: «I servizi che agiscono con scopo non commerciale come le enciclopedie online, e i provider di servizi online dove il contenuto è caricato dai propri utenti sotto autorizzazione di tutti i proprietari di diritti interessati, come i depositi didattici o scientifici, non devono essere considerati provider di servizi che condividono contenuto online (...). Provider di servizi cloud (...) che non offrono accesso diretto al pubblico, software open source per lo sviluppo delle piattaforme, e mercati online (...) non devono essere considerati provider di servizi che condividono contenuto online».

Di conseguenza, concludono gli europarlamentari del Pd, «Wikipedia e tutte le piattaforme a scopo scientifico/didattico sono inequivocabilmente escluse da nuovi interventi di questa direttiva, che comunque non prevede in alcun modo nessun tipo di bavaglio, né ripercussione sulla libertà degli utenti».

Falsità sugli articoli 11 e 13: il debunking dei dem

Secondo i dem stanno circolando una serie di falsità. Primo, «non è vero» che l'art.13 «avrà effetti sull'intera struttura internet». Questo, infatti, spiegano gli europarlamentari del Pd, «riguarda esclusivamente le piattaforme che ospitano contenuti creativi coperti dal copyright e che ottimizzano tale materiale, facendo ingenti guadagni senza corrispondere nulla o molto poco ai titolari di diritti. Si escludono i servizi che non agiscono per scopi commerciali come Wikipedia, Dropbox e software open source».

Secondo, «è falso che l'art. 13 censura gli utenti». Questo, al contrario, «non minaccia la libertà di espressione o i diritti fondamentali» in quanto «le misure sono applicabili ai servizi che agiscono per scopi commerciali e indicizzano il materiale che viene condiviso sulle proprie piattaforme».

Terzo, è ugualmente «falso dire che l'art. 13 intacca la privacy dei consumatori e i diritti fondamentali». L'articolo in questione, invece, «dice chiaramente che le misure previste non richiedono l'identificazione dei singoli utenti né tantomeno l'elaborazione dei dati personali in ottemperanza al Gdpr», il nuovo regolamento Ue sulla privacy entrato in vigore il 25 maggio.

Quarto, è ancora «falso che l'articolo 13 favorisce monitoraggi indiscriminati, filtri», perché questo «rifiuta la censura indiscriminata, privilegiando una cooperazione tra Rete e proprietari di diritti per il rilascio di licenze su contenuti protetti da copyright o la rimozione degli stessi».

Infine, per quanto riguarda l'art. 11, è «falso che impone una "link tax"». Questo, concludono gli europarlamentari Pd, «non pregiudica la possibilità per gli utenti di condividere link di pubblicazioni giornalistiche sui social media. Non esiste alcuna "link tax"».

La Lega: «Dall'Ue arriva un bavaglio all'informazione»

Di tutt'altro avviso la Lega. Secondo il deputato Alessandro Morelli «mettere il bavaglio al web per favorire le grandi aziende, spesso controllate da banche e finanza, non è la soluzione per difendere i diritti d'autore. La direttiva europea che ambisce a creare un mercato unico digitale e che, teoricamente difende il copyright, in realtà nega la possibilità di divulgare informazioni sui social e sul web e rappresenta un chiaro ostacolo alla libera informazione».

Per il Carroccio è «giusto tutelare il copyright, ma nel rispetto della pluralità e della libertà di divulgazione delle notizie. Ottima la scelta di Wikipedia Italia di manifestare platealmente quanto potrebbe succedere se l'Europa vincesse contro i diritti dei singoli di esprimersi su web».

I musicisti indipendenti: «Massiccia campagna di disinformazione»

L'associazione europea che raccoglie i musicisti indipendenti, Impala, ha parlato di «posta in gioco alta», motivo per cui «c'è una massiccia campagna di disinformazione» dove «abbiamo visto anche tentativi di manipolare la stampa così come di influenzare gli accademici».

Viene quindi chiesta «libertà ed equità» perché gli artisti possano continuare a creare e il pubblico esplorare nuova musica, «ma non tutti nel mondo digitale giocano rispettando le regole». Il punto sarebbe uno solo: «Se sei nel business del fornire accesso alla musica, hai bisogno di una licenza da parte delle persone che la hanno creata, e devi condividere i ricavi in modo corretto», ha spiegato Impala.

L'associazione ha invitato a ricordare «perché i big tech e le piattaforme sono inclini ad aggrapparsi al vecchio mondo»: dopotutto, «vogliono manipolare l'opinione pubblica e non pagare le tasse». Per questo «a loro piace il mondo digitale così com'è». Da qui il sostegno di Impala alla riforma Ue del copyright e al voto al parlamento europeo.

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