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5 Luglio Lug 2018 1500 05 luglio 2018

Giro di vite di Salvini sul permesso di soggiorno per motivi umanitari

Con una circolare ai prefetti il ministero dell'Interno invita le Commissioni territoriali alla «necessaria rigorosità dell'esame delle vulnerabilità degne di tutela».

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Con una circolare inviata ai prefetti e ai presidenti delle Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha chiesto un giro di vite sulla concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari e una velocizzazione nell'esame delle relative istanze.

Tale tipologia di permesso è ormai quella più diffusa nel nostro Paese e nel 2018 è salita a quota 28% sul totale. Il Viminale, nella sua circolare, invita le Commissioni alla «necessaria rigorosità dell'esame delle vulnerabilità degne di tutela» (leggi anche: A che punto sono le indagini sui soldi della Lega).

La circolare: ridurre i tempi di esame delle domande

Nella circolare il ministro ha evidenziato che sono attualmente in trattazione circa 136mila richieste di protezione internazionale: «un numero significativo e con andamento crescente se si considera che lo scorso anno sono state presentate oltre 130mila istanze d'asilo, di gran lunga superiori ai 119mila migranti sbarcati sulle nostre coste». Numeri che impongono «un'attenta azione riorganizzativa», ha scritto ancora il ministro.

Il documento ha riportato che la prima necessità è quella di ridurre i tempi di esame delle domande, ai quali «è strettamente collegata la durata della permanenza nei centri d'accoglienza». I lunghi tempi di attesa nelle strutture, infatti, «comportano rilevanti oneri a carico dello Stato». Serve dunque che i 50 collegi che esaminano le istanze «operino a ritmo continuativo ( 5 giorni a settimana)».

Salvini ha rilevato poi che l'esito delle domande nell'ultimo quinquennio si conclude solo nel 7% dei casi con il riconoscimento dello status di rifugiato; al 15% è stata concessa la protezione sussidiaria, mentre il permesso di soggiorno per motivi umanitari è al 25% (salito al 28% quest'anno). Si tratta di un istituto introdotto nell'ordinamento nazionale nel 1998 e che prevede la concessione del beneficio quando ricorrono «seri motivi» di carattere umanitario nei casi in cui non sussistono i requisiti per il riconoscimento della protezione internazionale.

Questa norma, ha sottolineato il ministro, ha «di fatto legittimato la presenza sul territorio nazionale di richiedenti asilo non aventi i presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale il cui numero, nel tempo, si è sempre più ampliato». Ne hanno beneficiato persone in situazioni collegate «allo stato di salute, alla maternità, alla minore età, al tragico vissuto personale, alla permanenza prolungata in Libia, per arrivare anche ad essere uno strumento premiale di integrazione».

E la tutela umanitaria, concessa inizialmente per due anni, viene generalmente ampliata in maniera automatica. Una prassi che ha comportato la concessione del titolo di soggiorno «ad un gran numero di persone», che «ora permangono sul territorio nazionale con difficoltà di inserimento». Su questo Salvini ha invitato ad esaminare con rigore i «seri motivi» che danno diritto al permesso di soggiorno umanitario, che non possono essere «una mera constatazione di criticità». Il ministro ha confidato quindi «nella massima attenzione» delle commissione «a salvaguardia degli interessi primari della collettività oltre che dei diritti dei richiedenti».

Salvini: «Un provvedimento che non tocca le donne incinte e i bambini»

Il ministro ha spiegato anche che la circolare riguarda prevalentemente gli uomini: «Donne incinte, bambini e rifugiati restano in Italia. Si vergognino i disinformati che dicono e scrivono il contrario». «Il senso dell'iniziativa», ha chiarito, «è limitare un abuso che va a discapito dei rifugiati veri. Su 43mila domande esaminate, i rifugiati sono il 7% mentre la protezione sussidiaria raggiunge il 5. Poi abbiamo la protezione umanitaria che, sulla carta, è riservata a limitati e residuali casi di persone che, pur non essendo in fuga dalle guerra hanno necessità di una tutela. Ma rappresentano il 28 per cento dei casi che poi arriva al 40 con i ricorsi, decine di migliaia di persone. E spesso diventano la legittimazione dell'immigrazione clandestina», ha aggiunto.

Il Viminale: «Spostati 42 milioni da accoglienza a rimpatri volontari»

Il ministro ha anche annunciato che il Viminale ha spostato 42 milioni dall'accoglienza dei migranti ai rimpatri volontari. Salvini ha quindi sottolineato che lo spostamento è stato possibile dopo uno screening di tutti i progetti di «integrazione ed accoglienza» in corso, finanziati sia dall'Italia sia dalla Ue. «Quello che fino a poco fa era un business che faceva arricchire pochi sulle spalle di molti, diventa un investimento in sicurezza e in rimpatri», ha aggiunto. «La voce è sempre quella, immigrazione, ma c'è modo e modo di usare i fondi che stanno sotto quella voce».

A Torino un richiedente asilo della Nigeria sventa una rapina

Da Torino, intanto, arriva la notizia di un richiedente asilo originario della Nigeria che ha sventato una rapina in un supermercato, intervenendo in difesa della cassiera. L'aggressore, verosimilmente italiano secondo i primi accertamenti degli investigatori, dopo avere cercato di accoltellare lo straniero è riuscito a divincolarsi e a far perdere le proprie tracce prima dell'arrivo dei carabinieri.

Il migrante, Ewansiha Osahon E., 27 anni, ha un permesso di soggiorno rilasciato per motivi umanitari della Questura di Cosenza. Staziona spesso davanti all'ingresso del negozio, il supermercato "Prestofresco" nella zona di Barriera di Milano. Le immagini registrate dalle telecamere mostrano come abbia bloccato il rapinatore prendendolo alle spalle.

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