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6 Luglio Lug 2018 1143 06 luglio 2018

Elisabetta Trenta sul programma di acquisto degli F35

La ministra della Difesa assicura che non verranno acquistati nuovi caccia. La battaglia M5s superata dalla Realpolitik: «Potremmo scoprire che tagliare costa di più che mantenere». Civati: «Nessuna differenza con Pinotti».

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La ministra della Difesa Elisabetta Trenta è tornata sullo spinoso tema delle spese militari. «Non compreremo altri F35, stiamo valutando se mantenere o tagliare i contratti in essere», ha detto il 6 luglio a Omnibus su La7. «Siamo sempre stati critici del programma, nessuno lo nasconde», ha scritto poi su Facebook, in un post in cui ha pubblicato l'intervista, «proprio per questo non compreremo nuovi caccia e, alla luce dei contratti in essere già siglati dal precedente esecutivo, stiamo portando avanti un'attenta valutazione che tenga esclusivamente conto dell'interesse nazionale». Questo perché, ha spiegato il ministro, «potremmo scoprire che tagliare costa di più che mantenere e bisogna analizzare bene le implicazioni del tagliare», poiché «ci sarebbero delle forti penali. Senza dimenticare, poi, che intorno all'F35 c'è un indotto di natura tecnologica, di ricerca e occupazionale che taglieremmo a sua volta. Quindi occorre valutare bene il costo del mantenere e del tagliare prima di decidere».

Ecco la mia intervista ad Omnibus, su La 7, dove parlo anche di F35, contro le strumentalizzazioni di questi giorni....

Geplaatst door Elisabetta Trenta op Vrijdag 6 juli 2018

Il costo del programma F35 è di 13,5 mld

In una recente intervista a Defense News, la ministra pentastellata aveva però dichiarato che non erano previsti tagli al piano d'acquisto. «È un programma che abbiamo ereditato e lo valuteremo», aveva detto Trenta, «considerando i vantaggi industriali e tecnologici per l'interesse nazionale». Non sono spiccioli. La stima del costo iniziale del programma - 90 aerei entro il 2027 già ridotti dagli iniziali 131 - è di 13,5 miliardi da qui a fine periodo.

Il dietrofront di Trenta aveva scatenato numerose polemiche. Il taglio delle spese militari infatti è sempre stato uno dei cavalli di battaglia del M5s. Nel 2017 il programma Difesa votato in Rete da 19 mila e 747 iscritti prevedeva investimenti in cyberdifesa, in intelligence e stop all'acquisto dei caccia considerato «un programma inutile e costoso», sosteneva la deputata (non rieletta) Tatiana Basilio (non rieletta) «e per questo deve essere chiuso al più presto». Parole ancora più dure aveva utilizzato l'allora portavoce Alessandro Di Battista che nel 2013 all'inizio della sua carriera politica definiva il programma uno «strumento di morte» e una «supercazzola del Pd».

Civati: «Difficile trovare differenze tra Pinotti e Trenta»

«Non ci sono penali da pagare per quanto riguarda lo stop all'acquisto degli F35. La relazione della Corte dei Conti dello scorso anno evidenziava che la 'partecipazione nazionale al programma non è soggetta a penali contrattuali' e denunciava soltanto che lo spreco è in fase molto avanzata», ha detto Giuseppe Civati, fondatore di Possibile, commentando le parole di Trenta. «Quindi o ha sbagliato la Corte dei Conti o la ministra della Difesa Trenta sta cercando giustificazioni per proseguire il piano». «Del resto», ha aggiunto Civati, «l'attuale governo è in perfetta scia del precedente sulla spesa militare. Davvero difficile individuare delle differenze tra Pinotti e Trenta. Anche la motivazione della 'tutela dell'occupazione' è una giravolta rispetto a quanto diceva il Movimento 5 stelle appena un anno fa. Un suo illustre esponente, Alessandro di Battista, scriveva l'8 agosto 2017 che 'i posti di lavoro creato da questo programma sono pochissimi».

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