Riforma Legge Fornero Decreto Dignita Dimaio Salvini
Politica
6 Luglio Lug 2018 1028 06 luglio 2018

Fornero su Salvini, Di Maio e le politiche economiche M5s-Lega

L'ex ministro del Lavoro difende la sua riforma: «Il decreto Dignità, sui contratti a tempo, mi ha copiato». Il leader dei cinque stelle? «Disarmante». Il ministro dell'Interno? «Un bullo».

  • ...

Elsa Fornero è da giorni all’estero. «Ma leggendo i giornali ho detto a mio marito: sui contratti a termine Luigi Di Maio ha riportato cose molto simili a quelle previste nella mia riforma. L’economista Giuliano Cazzola ha scritto che mi hanno interamente copiato: gli ho mandato un messaggio per ringraziarlo». L’economista torinese e le sue riforme (soprattutto quella delle pensioni) sono per il nuovo corso il simbolo della peggiore vecchia politica: quella che colpisce i più deboli pur di fare cassa su input della tecnocrazia europea. Eppure, ironia della sorte, sul precariato il governo gialloverde ha posizioni – restrittive – come quelle del ministro del Lavoro di Mario Monti. «Ci vorrebbe onestà intellettuale per riconoscere la verità. Per dire che nel decreto Dignità, sulla parte dei contratti a tempo, il ministro Di Maio ha rilanciato quello che avevo previsto nella mia riforma. Ma in giro c’è onestà intellettuale?».

Elsa Fornero.

DOMANDA. Allora ha ragione Cazzola, Di Maio l’ha copiata?
RISPOSTA. Se parliamo strettamente in termini di regole di lavoro a tempo determinato, in effetti, non ci sono differenze tra la mia legge e il decreto Dignità.

D. Si spieghi meglio.
R. Anche io ho liberalizzato la causale soltanto nel primo contratto. E anch’io avevo posto come 24 mesi il limite massimo per rinnovare questi rapporti e portato a 36 mesi di stipendio il massimo di risarcimento nei licenziamenti economici illegittimi.

D. Per lei è una soddisfazione?
R. No, casomai un riconoscimento. Sì, ci tenevo che fosse riconosciuto il mio lavoro. Questo è importante, sapevo sarebbe arrivato. Ma sarebbe stato più utile se ci fosse un dibattito più netto e onesto sui problemi del Welfare. Io viaggio molto, mi invitano all’estero a parlare, “pur sapendo” quello che io ho fatto per il Paese. E questo mi ha aiutato non poco.

D. Aiutato?
R. Con tutto quello che mi hanno augurato, per come hanno messo in discussione la mia coscienza, sto ancora bene. Dopodiché, di Salvini non ho nessun rispetto, Di Maio lo considero disarmante.

D. Di Maio disarmante?
R. Sì, io Di Maio lo trovo disarmante. Mentre Salvini è semplicemente un bullo, il ministro del Lavoro vive in una sorta di beatitudine: si è ritrovato vicepresidente del Consiglio senza una rotta, vive di messaggi molto incisivi mediaticamente, ma non li declina in proposte concrete. E non si pone il problema. Sono convinta che se mi incontrasse e ci parlassimo, mi direbbe: «Professoressa, lei ha ragione, però lei resta senza cuore». Che è la critica principale che mi pone.

D. I cinque stelle non ammetteranno mai di averla copiata.
R. Sono soltanto spinti dal bisogno di dire che tutto quello fatto dai governi precedenti è una schifezza. Va cancellato. Come Di Maio che dice di aver “licenziato” il Jobs Act. Che poi sia vero o no, è secondario. Tanto il loro elettorato – almeno finché l’onda lunga dura – crede a ogni cosa. Ma non durerà a lungo.

D. Lei non fu criticata soltanto dai grillini.
R. La Cgil mi attaccò sulle modifiche all’articolo 18. Gli imprenditori dissero che sui contratti a tempo avevo realizzato una restrizione inaccettabile. Persino il Pd, perché non poteva non accodarsi, ci criticò. La verità è che molte responsabilità ce le ha Matteo Renzi su quel versante: doveva essere fatta una commissione di monitoraggio su quella riforma, che era più equilibrata di quanto accettassero le parti tra esigenze delle aziende e quelle dei lavoratori. L’ex premier cambiò persino il nome all’Aspi, che avevo inventato io, per denominarla Naspi…

D. È pure colpa di Renzi se le aziende non assumono?
R. Se l’economia non tira, l’occupazione non può crescere per legge. Detto questo, gli imprenditori, come diceva Keynes, sono spinti da animal spirits. Gli incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato o l’eccessiva liberalizzazione ai tempi determinati voluta da Poletti li hanno abituati a muoversi in circostanze molto favorevoli. Ci sta che cerchino di risparmiare, ma il problema è che scommettono poco, non investono in capitale umano o in tecnologia.

«Pensioni, con “Quota cento” la situazione peggiorerà rispetto a ora»

D. L’altra sua riforma, quella delle pensioni, ha creato scompiglio.
R. Che potesse essere migliorata, io l’ho sempre sostenuto. E penso che le soluzioni trovate con l'Ape, l’anticipo pensionistico, vadano nella direzione giusta. Trovo giusto che si carichino sulla fiscalità generale, sulla collettività, l'uscita anticipata dal lavoro per persone che si trovano in condizione particolarmente disagiate. E allo stesso tempo è sacrosanto dire a quelli che non hanno le stesse esigenze, come per esempio prendersi cura di un parente, di pagarsi l’anticipo di tasca propria. Però andrebbe spazzata via un’altra bugia.

D. Quale?
R. Si legge dappertutto che io ho mandato la gente in pensione a 67 anni. Ma la media della nostra età di ritiro è di 62 anni. Con “Quota cento” (la proposta pensionistica di Lega e Movimento 5 stelle che somma contributi e anni anagrafici per l’uscita dal lavoro, ndr) la situazione peggiorerà rispetto ad adesso. Lo dico in senso generale e ne ho scritto anche nel mio ultimo libro (Chi ha paura delle riforme, Egea Bocconi): le riforme hanno bisogno di tempo per dare frutti, vanno monitorate per capirne gli effetti. Su quella pensionistica doveva essere istituita una commissione di controllo, ma i governi successivi al nostro l’hanno accantonata.

D. Ha citato “Quota cento”. È sostenibile?
R. Potrebbe esserlo dal punto strettamente finanziario. Ma faremo un gran danno dal punto di vista politico e sociale. Intanto Di Maio dice che non esistono i diritti acquisiti parlando di vitalizi e assegni d’oro, ma poi con “Quota cento” si afferma il principio che gli italiani hanno il diritto di andare in pensione prima.

D. Quindi i soldi ci sono.
R. Forse. Ma non è questa la questione. Più grave che nessuno si domandi chi lo paga questo diritto, quali risorse togliamo al Welfare per finanziare questa misura. Le prendiamo da quelle per l’occupazione dei giovani? Per la lotta alla povertà o per gli interventi all’edilizia scolastica per rilanciare la prima e più formazione del Paese?

«Di Maio dice che lo farà il reddito di cittadinanza, ma non ci sono ancora tracce»

D. Contro la povertà c’è il reddito di cittadinanza.
R. Anche qui paghiamo quello stato di beatitudine nel quale vive Di Maio. Dice che lo farà, ma non ci sono ancora tracce. Ne parla come di un sussidio, anche se nella proposta originaria era qualcosa di più complesso perché legato alla formazione. Alla fine ricalca il reddito di inclusione. Ma poi c’è una proposta scritta sulla quale discutere? E soprattutto c’è una proposta scritta sulla pensioni?

D. Al momento no.
R. Ecco. Sulle pensioni, se leggo le parole di Alberto Brambilla (l’economista vicino alla Lega che avrebbe scritto la proposta, ndr) scopriamo una situazione diversa. Si parla di uscita a 64 anni e di ricalcolo con il contributivo di quello che oggi viene contabilizzato con il sistema retributivo. Sono condizioni peggiorative rispetto a oggi, che vanno in direzione opposta rispetto a quello che dicono i partiti al governo.

D. Intanto Di Maio e Tito Boeri studiano come ricalcolare gli assegni in essere.
R. Io sono contraria al ricalcolo. Perché è complesso, è pericoloso. La Corte Costituzionale ha più volte ripetuto che va applicato a tutti, non soltanto a chi ha pensioni superiori ai 4 mila euro. Ma il rischio che, una volta fatti i calcoli, scopriremo che gli italiani, anche quelli con assegni bassi sopra i mille euro, hanno versato più contributi rispetto a quanto percepiscono. Che cosa fai, ricalcoli soltanto in una direzione? Meglio un contributo straordinario.

D. Come quello deciso da lei e Monti e che per la Consulta era fuorilegge?
R. La Corte Costituzionale non capì, a differenza di quanto è avvenuto qualche anno dopo, che cos’è una pensione. Credo che quei giudici decisero in quella direzione, perché erano interessati a salvare i loro assegni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso