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Politica
7 Luglio Lug 2018 0947 07 luglio 2018

I dieci motivi per cui il Pd ha perso secondo Renzi

L'ex segretario li elenca in un'assemblea piena di contestazioni. Che apre la fase congressuale. Zingaretti è già all'attacco: «Non ascolta mai, per un leader è un limite enorme». Martina alla guida del partito fino al voto. Le primarie fissate per il 24 febbraio 2019.

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Il palco dell'Assemblea nazionale del Partito democratico.

Subito il Congresso e poi le primarie il 24 febbraio 2019. Questa la road map presentata dal nuovo segretario Maurizio Martina eletto dall'assemblea nazionale del Partito democratico riunita a Roma. Protagonista della giornata però è stato ancora una volta l'ex segretario Matteo Renzi che ha elencato i dieci motivi per cui il Pd ha perso le elezioni. In una intervista rilasciata al Quotidiano nazionale Renzi aveva sottolineato come fosse stata la litigiosità uno dei motivi più forti della sconfitta del Pd. Contestato durante il suo intervento in assemblea, Renzi ha dichiarato: «Smettiamola di considerare nemici quelli accanto a noi. Ci rivedremo al congresso, riperderete il congresso e il giorno dopo tornerete ad attaccare chi ha vinto». Nicola Zingaretti, presidente del Lazio e futuro candidato alla guida del partito, ha poi commentato: «Non ascolta mai, per un leader è un grandissimo limite».

Intanto l'assemblea ha eletto segretario Maurizio Martina, attuale reggente, con sette voti contrari e tredici astenuti. Il percorso presentato dal segretario è quello su cui le più importanti aree del partito avevano trovato un'intesa la sera del 6 luglio: l'avvio da subito della fase congressuale, inclusi i congressi regionali, e infine le primarie a febbraio, prima quindi del voto europeo previsto per fine maggio.

Maurizio Martina, eletto segretario nazionale del Partito democratico.
ANSA

Il primo motivo: «Sembravamo establishment, anzi lo eravamo»

Qualunque sia il leader che guiderà i dem dal prossimo anno, Renzi ha comunque avvertito l'assemblea sulla possibile ripartenza del partito: «Ripartenza non può essere ricostruire un simil Pds o una simil Unione». «Se qualcuno pensa che sia la nostalgia la chiave non coglie la novità», ha aggiunto. E ha elencato i dieci motivi per cui il Pd ha perso le elezioni.

«Siccome ci attende una traversata nel deserto, mi prendo la responsabilità di elencare dieci ragioni per cui abbiamo perso», ha detto Renzi.
Uno. Sembravamo establishment, anzi lo eravamo.
Due. C'è un'ondata internazionale: la volete vedere o fate finta di nulla?
Tre. Le divisioni interne: perché non le vince le elezioni un partito che litiga fino a una settimana prima del voto. Dite che è un'analisi superficiale? Quando volete....
Quattro. Io non ho rinnovato abbastanza, soprattutto al Sud. Abbiamo perso perché abbiamo rottamato troppo poco.
Cinque. La mancanza di leadership: è vero che non c'è leader senza la sua comunità, ma non c'è comunità che non esprima un leader, perché in politica la comunicazione è essenziale.
Sei. Non abbiamo dettato l'agenda: sullo ius soli dovevamo decidere, o si metteva la fiducia a giugno o si smetteva di parlarne. Io l'avrei fatta perché fondamentale
I vitalizi: se approvi la legge Richetti alla Camera, poi non è che al Senato non l'approvi.
I voucher: se facciamo credere che il Jobs act sia la madre di tutti i mali, poi non ci si sorprenda se Di Maio può dire che abbiamo creato schiavismo. Noi abbiamo ceduto alla cultura della Cgil.
I toni e i tempi della campagna elettorale. Non è l'algida sobrietà che fa sognare un popolo, devi dare un orizzonte forte al Paese. Ci siamo autoimposti un tema, la coalizione che non interessava agli italiani: aver seguito per mesi l'operazione di Pisapia, impostaci da una stampa amica, è un errore clamoroso. Siamo stati troppo sui social e poco sul sociale? Non sono d'accordo. Siamo stati poco sui social dove si è sviluppata una campagna devastante che ha mostrificato i nostri.
Si è detto che abbiamo rappresentato tutto in modo semplicistico e positivo: penso che non l'abbiamo fatto perché il progressismo non deve rappresentare il futuro come una minaccia.

Renzi: «M5S è una corrente della Lega, Macron punto di riferimento»

Poi ha difeso la sua linea sulle alleanze e sul no secco a un patto con il Movimento cinque stelle: «Avevamo alternative? L'accordo con M5S. Ho combattuto come un leone per oppormi perché chi vince le elezioni deve governare, e hanno vinto M5S e Lega. Se avessimo fatto coalizione con M5S o con il centrodestra avremmo mandato all'opposizione i vincitori delle elezioni e sarebbe stata una ferita per il Paese. Avrebbero detto che nessuno rispetta la democrazia». E poi ha chiarito le sue idee sui pentastellati: «Rispetto chi dice che il M5S è la nuova sinistra, sono cantanti, intellettuali, ma io trovo che sia la vecchia destra. Non potremo mai perdonarli di aver trasformato la lotta politica in Italia in una rissa. Avete inquinato le falde della democrazia. C'è una componente di centrosinistra nel M5S? Possono prendere il bus e pagare i contributi alle colf, ma restano una corrente della Lega». E tanto per lanciare un messaggio chiaro sul suo posizionamento in vista delle Europee, ha spiegato: «Di Maio dice che il nemico numero uno é Macron. Capisco che attaccare i francesi ti dà like su Fb, specie durante i Mondiali, ma Emmanuel Macron è uno dei punti di riferimento contro i populisti, per impedire che diventino con la Lega delle leghe la prima forza del Parlamento Ue».

L'intervento di Matteo Renzi all'assemblea Pd.

Zingaretti: «Renzi senza argomenti, con me torneremo a vincere»

«A me quello che più mi ha colpito dell'intervento di Matteo e un po' anche mi è dispiaciuto è che alla fine non si predispone mai all'ascolto degli altri, delle ragioni degli altri. Per un leader è un grandissimo limite». Così Zingaretti ha commentato con i giornalisti il discorso di Matteo Renzi. E non è un commento da poco visto che il governatore è candidato alla segreteria del partito.

Sulle accuse di essere nostalgici dei Ds, il presidente del Lazio è stato ancora più netto: «Caricature di chi non ha argomenti». «Non si può andare avanti così, non si può tornare indietro con ricette del passato, siamo chiamati tutti a costruire una nuova strada per salvare e dare un futuro all'Italia», ha aggiunto, «sono ottimista che vinceremo questa sfida, sarà dura ma vinceremo. Mettere in campo un nuovo partito aperto alla società è esattamente quello che la stragrande maggioranza degli italiani si aspetta».

Anche Zingaretti poi è tornato con i giornalisti sul tema delle alleanze: «Dobbiamo smetterla di pensare che tutto ciò che non è Pd sono i nemici del Pd. C'è il Pd e possono esistere anche gli alleati di questo grandissimo partito». Difficile non pensare agli ex compagni di Liberi e uguali. «Non dobbiamo confondere l'orgoglio di partito con la presunzione di partito», ha argomentato Zingaretti, «dobbiamo mettere in campo una grande proposta politica e chiamare tutti a costruire un'alternativa. In questo non c'è nulla di antico. Noi dobbiamo proporre a questo Paese un'innovazione giusta, che crea giustizia»

Nicola Zingaretti si candida segretario del Partito democratico.

Orlando e il fronte repubblicano dei Parioli

Niente smancerie nemmeno per l'ex guardiasigilli Andrea Orlando che sulla proposta lanciata dall'ex ministro Carlo Calenda ha commentato: «Il Fronte Repubblicano va bene ai Parioli». Poi nel suo discorso all'assemblea anche lui ha risposto ad alcuni passaggi dell'intervento di Renzi: «Chi vince guida, ma chi perde ha diritto alla dignità delle proprie idee, che non erano poi così balzane. La risposta non è la nostalgia degli anni '90 del centrosinistra, oppure la nostalgia di Blair, la cui guerra in Iraq non derubricherei però a un incidente di percorso».

«Non possiamo prendere in giro chi fa la fila per il reddito di cittadinanza o dire che vuole stare sul divano», ha detto tra l'altro il leader della minoranza di sinistra, «in molte zone del Paese i giovani non hanno opportunità di lavoro». E ancora: «Il lavoro del rider non è una fase di passaggio, rischia di essere unico lavoro della vita».

Zingaretti e l'ex ministro della Giustizia Andrea Orlando.
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