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Politica
7 Luglio Lug 2018 1800 07 luglio 2018

Sui vaccini tutta la debolezza del governo Lega-M5s

Ma quale regime, quale schiacciasassi. A eccezione della linea salviniana sui migranti questo esecutivo è una banderuola. E l'autocertificazione per le scuole lo dimostra.  

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In una antologia uscita da poco, Io e il Duce, Indro Montanelli ha consegnato il suo ritratto di un Mussolini bifronte: trascinatore, eccessivo, stregonesco davanti alla folla ma irresoluto, titubante, debole nella sfera politicamente più intima al punto da lasciarsi imporre una marcia su Roma che di fatto non ci fu, all'inizio, e da subire il 25 luglio che lo mise fuori gioco, la congiura della quale era perfettamente informato ma non seppe, non volle stroncarla, alla fine della sua parabola autoritaria.

Il temuto decisionismo finisce con la linea dura di Salvini sui migranti

Un regime all'italiana, più compromissorio che definitivo, fondato sulla ricerca del consenso piuttosto che della sua imposizione. Così Montanelli, e viene in mente questa ambiguità in riferimento al potere attuale, pentaleghista: non certo per tracciare arditi parallelismi dittatoriali, ipotizzati da faziosi che poco rispettano la Storia e, a volte il buon senso; semmai constatando che l'attuale governo è talmente poco lo schiacciasassi che si va dicendo, da non sapere in realtà adottare una posizione definitiva, quale che sia, praticamente su niente.

Sì, d'accordo, c'è stata la politica dura di Salvini sugli immigrati, demonizzata a oltranza da una sinistra la cui lunga coda di paglia, come scrive Carlo Panella, si rifiuta tuttora di riconoscere i propri errori non tanto sui migranti quanto sulla loro mitizzazione, rifiutando di cogliere implicazioni che, viceversa, sono scoppiate in tutti i Paesi d'Europa incrinando, probabilmente in modo irreversibile, lo stesso progetto unionista. Qui la linea dura (del solo leader della Lega) c'è effettivamente stata, ma più come reazione, effetto di una sedimentazione prolungata che confinava l'Italia al ruolo di cameriera d'Europa (prova ne siano le reazioni generalmente stizzite e maleducate di fronte al cambio di mentalità). Ma, per ora, il tanto temuto decisionismo, lo stesso già maledetto in Craxi e in chi lo seguì, finisce qui.

La cialtronata dell'autocertificazione

Sulla questione dei vaccini, per esempio, i grillini in primis, ma anche i leghisti, hanno in animo una porcata epocale: cancellare la legge che li impone e che, come insiste il virologo Roberto Burioni, funziona benissimo. Solo che, non avendo coraggio di portare fino in fondo la porcata, la sublimano all'italiana: basta un'autocertificazione, e tutto va a posto. Ci vuole, insomma, la firma dei genitori, sapendo bene che, anche in caso di falso, nessuno prenderà provvedimenti. Tanto valeva far scrivere gli stessi scolari, con la loro incerta calligrafia, sul quadernino: «Io sono vaccinato». Eccolo qua, il “regime” giallo-verde: compromissorio, cialtronesco nella cialtronaggine, burocratico, improbabile. All'italiana, per l'appunto.

Se porcata ha da essere, abbiate il fegato di portarla fino in fondo. Ma non ce l'hanno, sanno in cuor loro che la misura che vanno ad adottare è clamorosamente sbagliata e, siccome pensano al consenso, lasciano una libertà di bugia, di trasgressione, che è sì criminale, ma allo stesso tempo omeopatica: si gioca con le parole, con le dichiarazioni, con le autogaranzie. Avete presente quello famoso, che andava in tabaccheria a prendere un pacchettino di sigarettine, così al massimo gli veniva un cancrino?

La ministra della Salute Giulia Grillo.
ANSA

Sulla salute pubblica esiste una sola verità: quella scientifica

In realtà, se c'è una cosa sulla quale andrebbe lasciato il controllo dello Stato, senza tante discussioni, sono proprio i vaccini. Perché è una faccenda di salute pubblica, altro che mamme consapevoli, libertà di scelta e fanfaronate magiche o suggestive: qui la libertà di scelta è libertà di epidemia, punto e basta. La ministra alla Salute Giulia Grillo non sa quel che dice quando dichiara che «la gran parte dei cittadini ha dubbi legittimi che non sono stati sciolti dalle istituzioni sui tempi di somministrazione dei vaccini, sul loro numero». Non c'è nessun dubbio, men che meno legittimo: tempi, modi e numero di vaccini somministrati sono ampiamente certi, dimostrati, necessari, privi di controindicazioni, divulgati a dovere e la ministra dovrebbe andare a fare, con rispetto parlando, il maniscalco. Rispetto per il maniscalco, s'intende.

Il fatto che ella ignori, o mostri di ignorare, l'essenziale su questa scoperta scientifica che azzera il rischio di plurime epidemie, e lo reintroduce se trascurata, dimostra che è proprio la persona sbagliata sulla poltrona sbagliata. Qui non ci sono possibilità, margini, filosofie mammifere, gruppi su Facebook che tengano; questa non è una questione di politica, o di geopolitica, che può dare adito a idee, ideologie e furori contrapposti, che suggerisce approcci diversi, che insomma si presta a confronto e anche a polemica: qui c'è solo una verità, ed è quella scientifica, come non si stancano di predicare i Burioni, i Rezza e tutti gli scienziati che passano in fama di arroganti perché si permettono di reagire all'arroganza altrui, ed è la tracotanza dei bestioni che lasciano i posti dove bivaccano simili a stalle: fossero anche i social in Rete.

L'allarme per le epidemie di ritorno

La ministra d'altra parte sa, o dovrebbe sapere, che in Italia non siamo ancora arrivati alla soglia di copertura che è del 95% (fermi al 92%, in discesa), con conseguenti 7 mila casi di morbillo del tutto evitabili, alcuni letali, e con l'allarme proveniente dall'Inghilterra circa epidemie di ritorno importate da Italia e Romania. Questa non è sanità, è malattia, e a questa stregua la ministra non è più quella della Salute, ma dell'epidemia. A maggior ragione se lascia libertà di autocertificazione, che, dato il caso particolare, ha lo stesso valore della “cacata carta” di Catullo.

Eccolo qua, il regime che qualcuno paragona al nazifascismo: sì, ma nella cifra buffonesca, perché siamo alla farsa, al grottesco. Non si ha coraggio di imporre una prescrizione drastica, ma assolutamente necessaria, perché si pensa esclusivamente in funzione elettoralistica. Però non si ha neppure il coraggio di ammettere una licenza di autodistruzione alla società, cui, di conseguenza, si scarica ogni responsabilità: dichiara quello che vuoi e poi veditela tu. È una soluzione doppiamente vergognosa, una matrioska di vergogne, perché se c'è un caso in cui un governo non può lavarsene le mani, è proprio questo. Perché, così come se ti getti dal quarantesimo piano agitando le braccia, ti sfracelli, allo stesso modo se giochi alla roulette russa coi vaccini ti ammali e fai ammalare. Forse morire.

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