Buona Scuola Ministro Bussetti
11 Luglio Lug 2018 1520 11 luglio 2018

Il ministro Bussetti ha detto che la buona scuola non va abolita

Davanti alle commissioni Istruzione di Camera e Senato il capo del MIUR ha detto che il governo vuole solo riformare la legge 107.

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«La scuola e l'università sono state oggetto di riforme a ritmo tale che la nuova si presentava quando l'altra non era ancora realizzata. Non voglio ricorrere a nuove riforme e ulteriori strappi» né è intenzione del governo «stravolgere la Buona Scuola ma i nodi emersi vanno affrontati e sciolti in modo condiviso», è quanto ha spiegato il ministro dell'Istruzione, Marco Bussetti, davanti commissioni Istruzione di Camera e Senato in sede congiunta.

«L'obiettivo che mi prefiggo», ha assicurato il ministro, «è quello di ricreare un clima di serenità e di fiducia, senza ricorrere a nuove riforme e ad ulteriori strappi. D'altra parte, se non vi è l'intenzione di stravolgere la riforma della buona scuola, come ha anche assicurato il Presidente del Consiglio, reputo che i nodi emersi in questi anni di applicazione vadano affrontati e sciolti completamente, in modo condiviso: quello che propongo è un riallineamento complessivo che ottimizzi un impianto normativo ormai operativo da qualche anno».

Bussetti ha poi ricordato di essere subito intervenuto su uno dei punti maggiormente critici della legge 107/2015, l'istituto della "chiamata diretta" dei docenti. «Con l'accordo sindacale, siglato il 26 giugno scorso già dal prossimo anno scolastico questo istituto è stato superato: anche in questo caso, è stata data attuazione a una precisa previsione del Contratto per il governo del cambiamento, sostituendo la chiamata diretta, connotata da eccessiva discrezionalità e da profili di inadeguatezza, con criteri trasparenti e obiettivi di mobilità ed assegnazione dei docenti dagli ambiti territoriali agli istituti scolastici», ha evidenziato.

ANCHE L'ALTERNANZA SUCOLA-LAVORO VA RIVISTA

Il titolare dell'Istruzione ha anche parlato della delicata questione dell'alternanza scuola-lavoro: «L'alternanza è stata interpretata come un obbligo non come opportunità. Sono convinto che i termini 'scuola e lavoro' non devono essere intesi in modo antitetico ma come sintesi. Non deve essere archiviata ma necessita di aggiustamenti, trovo molto importante e formativo che gli studenti possano con l'alternanza misurarsi col mondo del lavoro», ha spiegato, «ma il ministero non può tollerare percorsi che non siano di assoluta qualità e di standard elevati di sicurezza. Servono le opportune correzioni ma e' uno strumento su cui credo molto».

AL LAVORO PER LA MERITOCRAZIA NELLE UNIVERSITA'

Bussetti illustrando le linee guida del Miur ha parlato anche di università: «Serve un piano pluriennale per l'università e la ricerca. Innanzitutto occorre riflettere per migliorare il sistema di reclutamento in termini meritocratici, di trasparenza e di esigenza degli atenei». Il ministro ha ricordato che purtroppo l'età media dei docenti negli atenei italiani è tra le più alte d'Europa. Anche il numero dei dottorandi è un terzo di quelli tedeschi e si sta riducendo dal 2008 di circa il 25% in meno. «La carriera universitaria non è più particolarmente attraente, gli stipendi non sono particolarmente attrattivi», ha aggiunto, «non ho timore dalla fuga dei cervelli, però: la ricerca è internazionale, parla tutte le lingue del mondo; è fisiologico che un nostro dottorando senta l'esigente di lavorare per un periodo all'estero».

«La questione», ha continuato, «non è la partenza ma il mancato ritorno, questo sì è un depauperamento. Bisogna fare sì che i giovani studiosi possano rientrare in Italia disponendo di infrastrutture attrezzate in cui poter continuare a sviluppare la loro attività scientifica. Abbiamo bisogno di accrescere il numero dei ricercatori e dei professori aumentando globalmente la dotazione organica».

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