Governo: Meloni, velo pietoso su Pd
11 Luglio Lug 2018 1136 11 luglio 2018

Meloni punta al Copasir

La leader di Fdi vuole la presidenza del comitato sui Servizi, scavalcando il Pd. Eppure il suo partitino rischia di scomparire fagocitato dalla Lega. 

  • Franco Mauri
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Con un partito che si sta disgregando, dove ogni giorno c’è chi fa le valigie per andare nella Lega di Matteo Salvini in vista del blocco sovranista per le elezioni europee del 2019 (leggi anche: i limiti e gli obiettivi della Lega delle Leghe) la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni aspira a occupare la presidenza del Copasir, il comitato parlamentare che sorveglia i Servizi segreti. È la stagione degli inganni nel parlamento italiano, perché con una mossa da veri giocatori d’azzardo sia Luigi Di Maio sia Salvini stanno cercando di nominare proprio un esponente di Fdi a capo di palazzo San Macuto. Il tentativo è di far passare il piccolo partitino meloniano all’opposizione, per tenere fuori il Partito democratico che invece all’opposizione ci sta veramente (leggi anche: È gelo tra Salvini e i Servizi).

LA TRANSUMANZA DI FDI VERSO IL CARROCCIO

Ma basterebbe leggere la transumanza in atto da FdI alla Lega per capire che sugli eredi del Msi di Giorgio Almirante comanda ormai Salvini, di certo non Meloni. La fuga è ormai un dato di fatto. Nell’ultimo mese sono usciti due pezzi da novanta del partito romano, l’ex consigliere regionale Fabrizio Santori e uno dei fondatori, Federico Iadicicco. Con loro stanno per traslocare consiglieri comunali e circoscrizionali nei Municipi di Roma.

Nella Capitale Meloni perde i pezzi, ma è in Lombardia, cuore pulsante del leghismo, che la fuga è in atto da mesi. Nel mezzo c’è ancora la situazione di stallo di Guido Crosetto, in attesa di sapere se il parlamento approverà le sue dimissioni. Del resto le elezioni politiche sembravano avere risollevato le sorti di Fratelli d’Italia in Lombardia, con un buon risultato, superiore al 4%, e una buona pattuglia di parlamentari eletti a Camera e Senato. Ma il risultato delle Amministrative di giugno ha dimezzato quello delle Politiche, facendo scomparire la storica fiammella missina dalla stragrande maggioranza dei Comuni dove si è andati al voto, come in alcune ex roccaforti rosse come per esempio Cinisello Balsamo dove, nonostante la vittoria del centrodestra, Fratelli d’Italia non ha ottenuto neanche un consigliere comunale dove, persino il vecchio Msi ha sempre avuto almeno un rappresentante.

Ignazio La Russa.

LE CORRENTI LOMBARDE DI LA RUSSA & CO

Attualmente il partito di Giorgia Meloni, in Lombardia, è diviso in quattro correnti. Il gruppo egemone rimane saldamente quello dell’ex colonnello di An, Ignazio La Russa (ora vice presidente del Senato), con lui il fratello Romano (contestatissimo segretario provinciale di Milano), il nipote Marco Osnato (eletto deputato a Como), il senatore Alessio Butti, l’assessore regionale Lara Magoni e il consigliere Franco Lucente. Loro alleati sono i “Repubblicani” (transfughi da Forza Italia) di Daniela Santanchè (senatrice e coordinatrice regionale) e dell’ex potente (quanto discusso) assessore alla Sanità, Mario Mantovani.

Loro rivali sono la Destra sociale dei deputati Carlo Fidanza e Paola Frassinetti, alleati all’inossidabile Riccardo De Corato, ora assessore lombardo. Battitori liberi sono alcuni ex consiglieri regionali della lista civica Maroni, delusi per non essere stati rieletti e nemmeno ringraziati, presidenti di circolo e consiglieri comunali periferici che si sentono abbandonati dal partito, e alcuni movimenti federati a Fratelli d’Italia che, nonostante sforzi e impegno per il partito, non hanno ottenuto alcuno spazio e riconoscimento. Fra questi il circolo identitario e sovranista Fare Fronte di Roberto Jonghi Lavarini (con lui il vicesindaco di Garbagnate, Giovanni Bucci, e il dirigente del sindacato di destra Ugl, Silvio Vartolo), Libertà Nazionale di Fabio Flenda (presente a Milano e Varese) e Rinnovamento di Destra di Vetullio Mussolini.

GLI EMERGENTI: JONGHI E POZZOLI

Ed è proprio Jonghi a cercare di unire le rimostranze della base militante in una alleanza e progetto politico, candidandosi a segretario cittadino milanese e-o vice segretario regionale lombardo del partito di Giorgia Meloni. «Serve una nuova gestione unitaria e trasparente, basata su capacità, esperienza e meritocrazia. Ed è veramente tragicomico non avere una sede e nemmeno una segreteria a Milano», ha tuonato il barone nero che ha convocato nei giorni scorsi una assemblea aperta per valutare il da farsi. Altro emergente è sicuramente Pino Pozzoli che, a Opera, candidato con una lista civica marcatamente di destra, ha ottenuto, solo contro tutti, oltre il 17% dei consensi. In molti, soprattutto i giovani dirigenti e amministratori locali, oggi, guardano a lui come possibile nuovo segretario provinciale di Milano.

Fratelli d’Italia deve darsi una mossa, anche perché si avvicinano le elezioni europee del 2019 e la Lega di Salvini, alleata e referente di Marine Le Pen (leggi anche: chi sono gli alleati di Salvini in Europa) continua a crescere, cavalcando tutte le storiche tematiche della destra, e le sue sirene suonano forti, come dimostra la vicinanza di ex An di peso come Viviana Beccalossi, Massimo Corsaro e Luca Ferrazzi. D’altronde, lo stesso Jonghi è tornato a collaborare con il vecchio amico Mario Borghezio, ufficialmente solo al progetto editoriale del giornale Idee per l’Europa dei Popoli. Insomma la strada è segnata.

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