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MAMBO
11 Luglio Lug 2018 0913 11 luglio 2018

Sul dialogo sinistra M5s ha ragione D'Alema

Mentre la Lega è contrastabile solo con le maniere forti e con un movimento di popolo anti-cattivista, i 5 stelle vanno sospinti verso lidi dove le loro contraddizioni possano esplodere. 

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Non c’è giorno senza un contrasto nel governo Lega-5 stelle. Nessuno di questi contrasti ha come protagonista o arbitro il premier Conte, sulla via di diventare il Raggi in pantaloni e ciuffetto. I contrasti che stanno opponendo i due partiti del “contratto” investono soprattutto i poteri dei ministri 5 stelle che il vicepremier Salvini mette in discussione ora dopo ora.

Si è detto che Salvini è in perenne campagna elettorale, si è detto che Salvini è il prodotto di anni e anni di volgarità xenofobe e di politica del rancore, si è detto che sente di essere dentro un processo mondiale che vede la destra più di destra prendere il sopravvento sulla destra moderata. Anche la fisionomia di Salvini è analoga a quella dei suoi colleghi europei ed extraeuropei: è un irresponsabile, cinico alla massima potenza, irridente verso chi non la pensa come lui, minaccioso. È qui la responsabilità maggiore dei 5 stelle. Aver portato al governo non solo questo “figuro” ma anche la “cultura” che rappresenta e il popolo inferocito che gli sta dietro.

In queste prime settimane di governo i 5 stelle scontano sia l’assenza di leadership (Di Maio “non è bbuono”), sia l’assenza di visione. I ministri 5 stelle si rimangiano ciò che hanno detto in campagna elettorale, alcuni si accodano a Salvini, come quel poveraccio di Toninelli, altri sferrano calci. Nel grillismo è, con tutta evidenza, presente un malessere che talvolta alcuni leader, tipo il presidente della Camera Roberto Fico, cercano di intercettare. Anche questi primi mesi di governo non aiutano a capire chi siano i 5 stelle che stanno peraltro perdendo non solo appoggi mediaticamente rilevanti ma inimicandosi pezzi di magistratura, uomini come Gino Strada e Roberto Saviano, cioè quel mondo di cui andavano fieri.

LE DIVISIONI A SINISTRA SUI CINQUE STELLE

Sui 5 stelle, a sinistra, si è svolta una battaglia politica. Renzi si è intestato la linea della contrapposizione totale al governo e quella del profilo analogo dei salviniani e dei grillini. Quel campo, l’opposizione senza se e senza ma era libero, e Renzi lo ha occupato. Un’altra parte della sinistra ha cercato di capire che cosa siano davvero i 5 stelle, alcuni ragionando sulla loro componente popolare (caratteristica insufficiente perché accompagna anche i movimenti di destra), sia sull’afflusso di elettori e militanti di sinistra che hanno scelto quella “casa rifugio” essendo stati respinti dall'ex segretario. La discussione potrà durare anni e il Movimento 5 stelle non darà a essa alcun contributo. Forse la morte di Casaleggio e la perdita di alcune “teste” impediscono al movimento di elaborare qualcosa su se stesso. Gli altri a questo punto devono arrangiarsi.

Massimo D’Alema ha scelto con nettezza una strada che ha ribadito martedì 10 luglio all'Huffington Post intervistato da Alessandro De Angelis. D’Alema è un cultore dell’analisi politica che possiamo chiamare differenziata, in memoria di suoi e miei maestri. Soprattutto pone una questione cruciale rispondendo a una domanda: l’avversario va unito per combatterlo meglio o va diviso? Sembra una delle domande di quel fantastico collaboratore, si chiamava Catalano, che Renzo Arbore portò in scena nella sua tivù dell’invenzione. In verità la domanda di D’Alema sarà quella che accompagnerà questa legislatura, lunga o breve che sarà.

La mia tesi inziale era che noi fossimo di fronte a due destre. L’una xenofoba, mondializzata e portatrice di un fascismo di tipo nuovo. L’altra, quella di Di Maio per intenderci, la destra della borghesia e del “proletariato” spiaggiati che il Movimento scagliava contro le istituzioni e la Casta per liberare il campo dalla democrazia rappresentativa. Non ho cambiato idea, se non su un punto in cui devo riconoscere che D’Alema ha più ragione di me. Il punto è questo: mentre la Lega è contrastabile solo con le maniere forti e con un movimento di popolo che rigetti le sue teorie e faccia proprio il messaggio della fraternità, della solidarietà, della misericordia, insomma sia socialista e cristiano, i 5 stelle vanno sospinti verso lidi dove le loro contraddizioni possano esplodere.

ORA SERVE UN MOVIMENTO CHE CONTRASTI IL CATTIVISMO

Banalmente si direbbe: «Non fare di tutta erba un fascio». Meno banalmente ciò significa che il territorio grillino può diventare quello più frequentabile dalla nuova opposizione per usare la loro permeabilità a sentimenti e politiche di sinistra. Non penso di inseguire leader grillini che vogliono intestarsi etichette di sinistra, non penso a una svolta a sinistra dei 5 stelle e non credo, tuttora, che un “contratto” fra Pd e 5 stelle fosse una buona soluzione. Accetto però l’idea che ci sia un mondo con cui il contrasto è più rigoroso e un altro con cui il contrasto deve essere accompagnato al tentativo di cogliere i movimenti interni.

Intendiamoci non considero la Lega di Salvini un monolite. La sua base reale sul lungo periodo non amerà le frontiere chiuse, e così lo stop all’arrivo di manodopera a basso costo, così come non vorrà correre il rischio di fuoriuscita dall’euro né la litigiosità con Paesi in cui esportiamo prodotti che fa la gente del Nord-Est. Ma Salvini è uno dei tre che ha ricostruito la destra. Il primo fu Almirante che la tenne fra nostalgia e sogno dell’inserimento nei giochi Dc. L’altro fu Berlusconi che la costituzionalizzò. L’ultimo è Salvini che sogna di farne il partito unico di governo.

I 5 stelle sono invece un amalgama che finora è riuscito ma che può liquefarsi perché non ha comando, non ha idee forti, sta perdendo supporter di qualità. Continuo a pensare che sarebbe stato difficile fare un governo con questi signori, ma mi sono convinto, autocriticamente, che aver respinto in via di principio il dialogo con loro sia stato un errore. Aveva ragione D’Alema. Scrivo queste note ribadendo ai miei pochi, o tanti, lettori, che il mio assillo non è nella rinascita di partiti di sinistra. Nessuna delle opzioni in campo mi interessa. Il mio assillo è che ci sia una parte di popolo che sappia contrastare anche individualmente l’ondata cattivista. Solo così potranno rinascere partiti di sinistra e si individueranno leader di sinistra.

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