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Politica
12 Luglio Lug 2018 2000 12 luglio 2018

Perché Theresa May sui lavoratori Ue fa solo propaganda

La premier britannica parla di controllo delle frontiere. Ma ignora i migranti. Mentre con le norme Ue sulle merci si contraddice. E non vuole fare riferimento all'unione doganale.

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da Bruxelles

«Riprenderemo il controllo delle nostre frontiere», dice Theresa May. E lo scrive non solo su Facebook dando in pasto ai britannici quello che volevano sentirsi dire, ma anche nel suo messaggio introduttivo al libro bianco che sintetizza la proposta inglese sulla Brexit. «La maggioranza dei cittadini ha votato per uscire dall’Unione europea», si legge nel documento, «ed è quello che faremo, lasciando il mercato unico e l’unione doganale, mettendo fine alla libera circolazione delle persone e alla giurisdizione della Corte di giustizia europea in questo Paese, mettendo fine all’epoca in cui larghe somme di denaro venivano spedite a Bruxelles ogni anno». L'introduzione si chiude con una promessa chiarissima: «Riprenderemo il controllo dei nostri soldi, delle leggi e delle frontiere». Peccato che questa affermazione così perentoria venga in parte smentita all'interno dello stesso documento.

Geplaatst door Theresa May op Donderdag 12 juli 2018

LONDRA ACCETTA LE NORME SULLE MERCI, MA ANCHE NO

Il Regno Unito propone la creazione di una nuova area di libero commercio con l'Unione europea e il rispetto delle norme Ue sulle merci «per proteggere le catene di fornitura eccezionalmente integrate e i processi di fornitura just in time che si sono sviluppati negli ultimi 40 anni tra Ue e Regno Unito». E anche la partecipazione della Gran Bretagna alle agenzie europee che «facilitano l'ingresso dei beni nel mercato Ue». Dunque dove sta il controllo su soldi e leggi? Secondo il libro bianco inglese, intanto, ci dovrebbe essere l'area di libero commercio. E poi ogni volta che l'Ue proporrà una nuova legge o la modifica di quelle esistenti, il parlamento britannico potrebbe decidere di adeguarvisi o meno. Ma l'accordo di libero scambio deve essere basato su regole chiare e non modificabili costantemente nel tempo. Un osservatore acuto l'ha definita la Brexit di Schrödinger, dal nome del fisico austriaco ricordato per aver inventato una funzione capace di descrivere contemporaneamente due stati opposti, per esempio un gatto vivo e un gatto morto.

Il paragrafo del libro bianco britannico dedicato alla fine della libera circolazione.

LE PROPOSTE SUI MIGRANTI? ARRIVANO IN AUTUNNO

Sui migranti poi le regole addirittura non ci sono. L’argomento infatti deve essere sviluppato in un documento ad hoc, che dovrebbe essere pubblicato in autunno dopo un’analisi dei flussi migratori dei lavoratori europei attesa per inizio settembre. E infatti lo spazio dedicato al tema della migrazione sulle 94 pagine del paper è di appena di tre paragrafi. Da una parte si enuncia il principio della fine della libera circolazione, dall'altra però si annuncia che «data la profondità della relazione e i rapporti ravvicinati tra le persone in Gran Bretagna e Ue, il Regno Unito farà la scelta sovrana di cercare accordi di mobilità con l'Ue in un certo numero di settori». Tra questi c'è la mobilità degli studenti e dei ricercatori, dei professionisti dei servizi, il libero accesso per i turisti e la previsione di visti di lavoro in base all'analisi che sarà svolta dal Comitato di consulenza sulle migrazioni.

«STATE CHIEDENDO L'UNIONE DOGANALE»

Non è chiaro come possa questa ricetta conciliarsi con l'idea di una libera circolazione delle merci. Tanto che il Comitato del parlamento europeo sulla Brexit, in un comunicato a commento del libro bianco, ha subito ricordato «il principio della non divisibilità delle quattro libertà europee (la circolazione delle persone, delle merci, dei servizi e dei capitali, ndr)», ma anche «l'integrità del mercato unico e la necessità di evitare un approccio settoriale» e di salvaguardare «l'equilibrio dei diritti e degli obblighi che qualsiasi futura relazione Ue-Regno Unito dovrà rispettare». Soprattutto, hanno sottolineato gli europarlamentari, «non ci sarà spazio per esternalizzare le competenze doganali dell'Unione europea». Insomma, non potete ottenere la libera circolazione delle merci senza ammettere che entrate in un'unione doganale regolamentata dalla Corte di giustizia europea e con effetti anche sulle restrizioni che possono essere imposte alla circolazione dei cittaini europei. Non potete chiamarlo accordo di libero scambio, ma in realtà volete ottenere molto di più.

LA LEZIONE DEL REFERENDUM SVIZZERO

Del resto l'esperienza passata insegna: anche nella Costituzione svizzera c'è scritto che la «Confederazione non conclude trattati internazionali che ne limitano la sovranità in materia di controllo delle persone alle frontiere», eppure dal momento in cui gli svizzeri hanno sottoscritto tutta una serie di trattati bilaterali con l'Europa sulle merci, hanno dovuto adeguarsi anche sul fronte della migrazione e nonostante un referendum chiedesse di chiudere ogni possibilità di assunzione agli stranieri, gli elvetici si sono dovuti accontentare di dare la precedenza ai residenti in Svizzera, peraltro anche di origine straniera. La Svizzera insegna: non si può avere il gatto vivo e il gatto morto insieme.

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