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12 Luglio Lug 2018 1141 12 luglio 2018

Il braccio di ferro tra procura e Salvini sulla Diciotti

Dopo uno stallo prolungato la nave della Guardia Costiera ha fatto sbarcare i miranti. Decisiva la telefonata tra il presidente Mattarella e il premier Conte. «Stupore» del Viminale.

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L'asse Quirinale-Palazzo Chigi ha accelerato lo sblocco dello sbarco dei 67 migranti arrivati a Trapani su nave Diciotti, dopo un salvataggio con un 'giallo' giuridico del rimorchiatore Vos Thalassa. È stato il premier Conte ad annunciare nella serata del 12 luglio la svolta: «Sta per iniziare lo sbarco dei migranti che sono a bordo della nave Diciotti». «Sono state completate», ha spiegato in una nota, «le procedure di identificazione delle persone che erano a bordo, con particolare riguardo a quelle a cui risulterebbero imputabili le condotte che configurano ipotesi di reato».

I primi a scendere sul molo Ronciglio sono stati i due migranti indagati dalla Procura per violenza privata continuata ed aggravata ai danni del comandante e dell'equipaggio del rimorchiatore Vos Thalassa, sono il sudanese Ibrahim Bushara e il ghanese Hamid Ibrahim. Entrambi scortati dalla polizia. A bordo del mezzo della Guardia Costiera c'erano anche tre donne, due minorenni non accompagnati, un pakistano di 16 anni e un egiziano di 17. Il numero maggiormente numeroso era composto da migranti provenienti dal Pakistan (23 persone). 12 dal Sudan, 10 dalla Libia, sette dalla Palestina, quattro ciascuno da Marocco e Algeria, due dall'Egitto, e uno ciascuno da Ciad, Nepal, Yemen, Ghana e Bangladesh. Tutti, tranne una donna ferita ad un piede, verranno ospitati nel Cie di contrada Milo.

Il Viminale ha espresso «stupore» per gli interventi di Mattarella e «rammarico» per la scelta della Procura sulla Diciotti. Ma è stato lo stesso ministro a confermare di «sperare che lo sbarco possa avvenire in nottata». Il «rammarico» è perché non sono state sposate le tesi della polizia e non ci sono stati arresti, ma due indagati in stato di libertà per violenza privata aggravata.

La posizione di Salvini, che ha preteso chiarezza sulla vicenda, era stata dura: «O hanno mentito gli armatori denunciando aggressioni che non ci sono state e allora devono pagare, o l'aggressione c'è stata e allora i responsabili devono andare in galera». Poi, in serata, è arrivato un tweet per sottolineare l'esito della vicenda: «Nave Diciotti, due indagati, scafisti individuati, tutti fermati e interrogati. È finita la pacchia!», ha detto il ministro dell'Interno. (leggi anche: L'asse Italia-Germania-Austria contro gli sbarchi).

L'INTERVENTO DI MATTARELLA E LA TELEFONATA A CONTE

Gli ultimi sviluppi della nave ferma in porto hanno spinto il Capo dello Stato a intervenire personalmente nel pomeriggio del 12 luglio, hanno reso noto fonti di governo, chiamando il premier Giuseppe Conte. Due potenziali colpevoli su quanto accaduto sul rimorchiatore Vos Thalassa, che ha soccorso 67 migranti, la Procura di Trapani li ha individuati nelle persone di Ibrahim Bushara, sudanese, e Hamid Ibrahim, ghanese, che, su indagini dello Sco, della squadra mobile e del Nucleo speciale intervento del Comando generale della Guardia Costiera, sono stati indagati in stato di libertà per concorso in violenza privata continuata ed aggravata in danno del comandante e dell'equipaggio del rimorchiatore. Reato che non prevede l'arresto.

LE INDAGINI: VERRANNO SENTITI TUTTI I MIGRANTI A BORDO DELLA NAVE

Le accuse di impossessamento di nave e minacce ipotizzate dalla polizia non sono state ritenute contestabili dai Pm. In ogni caso, l'attività di polizia giudiziaria non è ancora terminata e, presumibilmente, continuerà fino alla mattina del 13 luglio. Per completare le indagini è previsto che vengano sentiti tutti i 67 migranti su nave Diciotti, due in qualità di indagati e gli altri come testimoni. Per questo, ha annunciato il premier, «nei prossimi giorni proseguiranno gli accertamenti, a cura della Polizia di Stato, con assunzione delle informazioni testimoniali di tutte le persone che sono state trasportate».

Secondo quanto si apprende il procuratore Alfredo Morvillo al momento non sta valutando l'adozione di alcun provvedimento cautelare, ma ha delegato alla polizia «approfondimenti investigativi in merito alla sussistenza di eventuali ulteriori reati». Serviranno a capire cosa è accaduto veramente sul rimorchiatore Vos Tahalassa che ha soccorso 67 migranti la sera del 9 luglio. L'equipaggio sarebbe stato minacciato e circondato dai profughi per evitare che li riportassero in Libia, invece di fare rotta per il nord del Mediterraneo. Ma per la Procura di Trapani non c'è stata alcuna aggressione né impossessamento della nave, come era stato ipotizzato in un primo momento. Ci sarebbe forse stata una sopravalutazione del pericolo reale. Ma sarà l'inchiesta a chiarire anche questo.

VERSIONI CONTASTANTI SULL'AGGRESIONE

Le «indagini vanno avanti, nessuno minacci i nostri lavoratori», ha detto il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, «Se il pericolo paventato a bordo della Vos Thalassa non corrispondesse al vero, lo dirà la magistratura». Sulla ricostruzione si registrano dichiarazioni non univoche dei vertici della Vroon, società olandese proprietaria della Vos Thalassa che lavora nel servizio di sorveglianza di una piattaforma petrolifera Total. Il portavoce Cristiano Vattuone ha detto a La Verità che «non è avvenuta insurrezione a bordo, la situazione è stata ingigantita dai giornali, non c'è stato nessun ammutinamento e nessuno è stato pestato».

In una intervista al Secolo XIX Christopher Savoye, responsabile Affari legali del gruppo ha detto: «Non abbiamo chiesto di entrare in porti italiani, non siamo trafficanti e abbiamo virato a nord dopo che l'equipaggio ha subito minacce dai migranti». Le minacce, ci sarebbero state, bisogna capire quanto reali e immanenti siano state recepite dal comandante e dall'equipaggio o enfatizzate.

NAVE ACCOLTA NELL'INDIFFERENZA DELLA CITTA'

Le organizzazioni umanitarie presenti al molo di Trapani (Intersos, Medici Senza Frontiere, Oim, Save the Children, Unicef e Unhcr) hanno espresso «profonda preoccupazione» chiedendo di «agevolare urgentemente le operazioni di sbarco». Dal Viminale si è appreso che i minorenni a bordo della Diciotti non hanno problemi di salute: a bordo è salito un medico che ha accertato l'assenza di emergenze sanitarie. Il "blocco" della nave, che aveva "rischiato" di rimanere a lungo in mare, è stato infine "rimosso" dal Mit che ha autorizzato il suo arrivo a Trapani. Salvini ha negato contrasti con i M5s, «mai andati così d'accordo», e col collega di governo Danilo Toninelli, «ci vado d'amore e d'accordo» e «ci siamo messaggiati». La nave è rimasta a lungo in rada. Al suo ingresso in porto è stata accolta da un presidio antirazzista, che hanno scandito ad alta voce lo slogan «Restiamo umani, siamo tutti clandestini...», nell'indifferenza però della città.

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