Taglio Vitalizi Camera Approva Delibera Ufficio Presidenza Fico
Politica
12 Luglio Lug 2018 1614 12 luglio 2018

La Camera ha approvato il taglio dei vitalizi

Via libera dell'Ufficio di presidenza alla delibera Fico. Solo Forza Italia si è astenuta. Il nuovo sistema ricalcola tutti gli assegni con il contributivo. Cosa cambia per gli ex deputati dal primo gennaio 2019.

  • Daniele Ferri
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La Camera ha detto sì al taglio dei vitalizi per gli ex deputati. L'Ufficio di presidenza di Montecitorio ha infatti approvato la delibera presentata da Roberto Fico, suscitando l'entusiasmo dei sostenitori del Movimento 5 stelle. Il risparmio stimato è di circa 40 milioni di euro all'anno (leggi anche: Inps, così Boeri spiega a Di Maio il ricalcolo delle pensioni d'oro).

Un giorno storico

Geplaatst door Luigi Di Maio op Donderdag 12 juli 2018

Il nuovo sistema ricalcola retroattivamente tutti gli assegni con il sistema contributivo ed entra in vigore dal primo gennaio 2019. Precedentemente era stata indicata la data del primo novembre 2018. Nel corso dell'Ufficio di presidenza è stata approvata soltanto un'altra modifica che riguarda alcuni casi particolari di non autosufficienza. Il "vitalizio minimo" sarà di 980 euro al mese e andrà a chi ha fatto una sola legislatura. L'importo minimo per chi subirà una decurtazione superiore al 50% sarà di 1.470 euro. I vitalizi erogati agli ex deputati sono in tutto 1.405. Il taglio però riguarderà una platea di 1.338 persone, che subiranno una diminuzione tra il 40 e l’80% dell’importo finora percepito. Mentre i restanti 67 ex deputati non saranno colpiti, perché con il ricalcolo avrebbero ottenuto un assegno superiore. In base alla delibera, la rendita percepita da coloro che hanno alle spalle almeno quattro legislature si fermerà al valore maturato nel 2018. Attualmente l'importo medio dei vitalizi degli ex parlamentari varia dai 2 ai 4 mila euro netti al mese (leggi anche: La Corte dei conti ha sequestrato i vitalizi a Formigoni).

Il taglio ai vitalizi degli ex deputati (fonte: Ansa).

I pentastellati hanno festeggiato in piazza Montecitorio l'approvazione del provvedimento. I sì nell'Ufficio di presidenza sono stati 11: nove della maggioranza M5s-Lega, uno del Pd e uno di Fratelli d'Italia. Solo Forza Italia si è astenuta. «Stiamo cancellando un privilegio, non un diritto. È giusto festeggiare», ha detto Francesco Silvestri, vice capogruppo alla Camera del M5s. «Dedico questa vittoria a tutti coloro che sono stati penalizzati dalla legge Fornero», ha aggiunto il vicepremier Luigi Di Maio. Ma l'associazione degli ex parlamentari è già sul piede di guerra e minaccia un'azione civile e amministrativa per danni, rispetto alla quale potrebbero essere chiamati a rispondere personalmente tutti i membri dell'Ufficio di presidenza (leggi anche: Tagli ai vitalizi, ex parlamentari minacciano class action).

«Io non mollo e non mollerò mai», fa sapere intanto Fico, «oggi abbiamo riparato un'ingiustizia sociale e quindi curato una ferita». Il presidente della Camera, inoltre, non è preoccupato per un'eventuale bocciatura del taglio da parte della Corte Costituzionale: «Ho scritto una delibera forte, sostanziale e sostanziosa, facendo mio un principio costituzionale per cui tutti i cittadini sono uguali». Inoltre, per situazioni individuali particolarmente difficili e complesse, «è possibile aumentare il vitalizio ricalcolato. Gli interessati devono fare domanda e dimostrare il loro stato di necessità. Possono ottenere un riaumento del vitalizio del 50%». E al Senato cosa succederà? «Palazzo Madama farà le sue valutazioni, andrà avanti e arriverà a una conclusione simile», la risposta di Fico. Ma il taglio dei vitalizi per gli ex senatori, nell'altro ramo del parlamento presieduto da Elisabetta Casellati, è ancora oggetto di approfondimenti.

I VITALIZI SONO STATI ABOLITI DAL GOVERNO MONTI

I vitalizi, nati nel 1954 con un atto di autodichia degli Uffici di presidenza di Camera e Senato, che hanno facoltà di normarsi autonomamente, erano stati pensati per tutelare coloro che lasciavano il proprio posto di lavoro per occuparsi a tempo pieno della cosa pubblica. Sono stati aboliti dal governo Monti alla fine del 2011. Per i vecchi parlamentari ancora in carica alla data del primo gennaio 2012 si è applicato un sistema pro rata: il loro trattamento risulta dalla somma della quota di assegno vitalizio maturato al 31 dicembre 2011 e della quota di pensione riferita agli anni di mandato esercitato dal 2012 in poi. Per i nuovi parlamentari, invece, al posto dei vitalizi sono state introdotte le pensioni da parlamentare, calcolate con metodo contributivo in maniera non differente da quanto avviene per i normali dipendenti pubblici. La differenza tra i vecchi vitalizi e le nuove pensioni sta soprattutto qui, nell'abbandono del sistema retributivo, che ha determinato una forte riduzione degli importi.

COME FUNZIONANO LE NUOVE PENSIONI DA PARLAMENTARE

Dal 2012 in poi, quindi, per ottenere la pensione da parlamentare, un deputato o un senatore deve restare in carica per cinque anni effettivi. L'assegno arriva dopo il compimento del 65esimo anno di età. Per ogni anno in cui resta in carica oltre i primi cinque, il parlamentare può godere della pensione con un anno d'anticipo, anche se in nessun caso può iniziare a percepirla prima di aver compiuto i 60 anni. In caso di fine anticipata della legislatura, le frazioni di anno contano come un anno intero se sono trascorsi più di sei mesi dall'elezione. Oggi, dopo una legislatura, un parlamentare matura un assegno di quasi mille euro netti, che diventano 1.500 dopo due mandati e 2.100 dopo tre legislature.

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